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Venerdì 15
Maggio 2026

77,8 km
Dislivello 1750 mt
Livello Tecnico: Avanzato
Impegno Fisico: Elevato

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Roccaraso -

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Roccaraso

Panoramica

Roccaraso è un comune italiano di 1 493 abitanti della provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Situato ai margini meridionali dell’altopiano delle Cinquemiglia, fa parte dell’Altopiano delle Cinquemiglia, e della comunità montana Alto Sangro, fino alla soppressione di quest’ultima, nel 2013. I suoi impianti sciistici, appartenenti al comprensorio sciistico dell’Alto Sangro, rendono la località una delle maggiori stazioni turistiche montane dell’intero Appennino.

Roccaraso è posta nella bassa provincia dell’Aquila, all’interno della zona degli altipiani maggiori d’Abruzzo, posto a sud dell’altopiano delle Cinquemiglia e dell’altopiano del Quarto Grande e sovrastato ad ovest dal piano Aremogna e dai monti di Roccaraso (sottogruppo del monte Greco). Il centro cittadino è situato a 1236 m s.l.m..

Gastronomia

La gastronomia è caratterizzata dall’altitudine e le origini pastorali del luogo. L’altitudine, infatti, non permette coltivazioni di ortaggi comuni. Piccoli produttori locali coltivano tuberi, patate, grano e orzo a scopo di foraggio del bestiame.

Gli allevamenti prevalentemente bovini, ovini e suini offrono prodotti di elevata qualità, con particolare riguardo alla carne suina per gli insaccati ed al latte e i suoi derivati, in primavera assumono caratteristiche particolarmente intense, periodo in cui il bestiame è foraggiato al pascolo libero su incontaminate e vaste distese verdi.

La ristorazione offre un’ampia scelta tra tradizione e modernità di piatti tipici quali Pancotto, Cazzarielli e Foglie, Cazzarielli e Fagioli, Salsiccia e Scamorza, Pecora al Cutturo. I ristoratori del territorio valorizzano materie prime e procedimenti ottenendo un prodotto finale dal gusto deciso e intenso. In questi piatti tipici si evince quanto dovesse essere importante la transumanza del bestiame e le necessità di una lavorazione veloce delle poche materie prime a disposizione. La gastronomia è frutto di una tradizione contadina povera e minimale.

Il pancotto è un piatto tipico della transumanza con verdure di campo, uova e pane raffermo.
Cazzarielli e foglie, piatto povero, una zuppa/minestra è fatto da un formato di pasta fresca con impasto di acqua e farina che ricorda lo gnocco, ma di dimensioni ridotte e le foglie sono la verza, il tutto arricchito dalla presenza di parte grassa animale come ritagli di maiale, pancetta o guanciale.

Salsiccia e scamorza, è la classica salsiccia di carne suina e prodotta localmente, con l’esclusivo utilizzo di sale e pepe, la scamorza è il latticino pasta dura, particolarmente indicato per la cottura.

La pecora al cutturo, è la lavorazione della pecora adulta lasciata a bollire a fuoco lento per diverse ore, anticamente veniva cotta in un pentolone sulle braci di un fuoco, attualmente la lavorazione è a carattere ristorativo con lavorazioni all’interno di una cucina professionale.

Vini e bevande

Il liquore tipico è la La Genziana. Specie particolare e protetta di radice di arbusto, che con la lavorazione in infusione produce un amaro dalle eccellenti proprietà digestive.

Punti di interesse

Roccaraso fino al 1943 appariva come un borgo medievale arroccato su una scarpata, costituito da case in pietra grezza, addossate l’una sull’altra. Lo stile delle abitazioni in pietra concia, con finestre architravate, era molto simile a quello dei paesi attorno di Pescocostanzo, Castel di Sangro e Campo di Giove: la civitella era costituita dal punto più alto, compreso tra piazza XX Settembre, via Bonaventura Trilli via Aracoeli, via Salvatore Tommasi e via del Sannio, oggi completamente modificata per la distruzione della guerra, con nuove abitazioni e alberghi. Al borgo si accedeva mediante la porta del Torrione dell’orologio civico, la periferia ottocentesca con le case dei turisti e gli alberghi iniziava dalla chiesa di Sant’Ippolito (oggi dell’Assunta), e proseguiva per tutta via Roma.

Dopo la seconda guerra mondiale il centro fu quasi completamente distrutto, e di storico perse la Torretta del Castello (affacciata su piazza XX Settembre davanti al sagrato della chiesa di sant’Ippolito, oggi dell’Assunta), di cui alcune foto storiche mostrano la pianta rettangolare irregolare con coronamento in merlature, usata dall’800 come torre dell’orologio. Si trovava di fronte alla chiesa dell’Assunta, dove oggi vi è un albergo. Di interesse, al livello storico-artistico Roccaraso oggi ha ben poco, tranne il borgo medievale di Pietransieri e la chiesa barocca di San Rocco. Sopra il monte Zurrone, in ricordo della battaglia contro i tedeschi, è stato collocato il Monumento ai Caduti senza Croce, realizzato in cemento con due contrafforti che, a mo’ di triangolo isoscele sorreggono una cappella con un’alta croce centrale latina.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta

La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta è situata davanti alla Rocca di Roccaraso, vale a dire l’antica Torre del castello, usata nel XIX secolo come torre dell’orologio, attualmente in via Caracciolo, 3. Risale a prima del XVI secolo e ai primi del Seicento fu rimaneggiata.

L’interno è a 3 navate con delle colonne realizzate in pietra inframmezzate da archi a tutto sesto che separano le navate. Nel 1588 risulta che la chiesa, dedicata a Sant’Ippolito, constava di 9 altari e nel 1630 risulta che ne aveva 15, ma poi, in seguito, qualcuno ne venne demolito. A tutt’oggi ne rimangono 11. Il pulpito ligneo cinquecentesco è addossato ad una delle colonne della navata principale ed è simile a quello della collegiata di Pescocostanzo. Il fonte battesimale ligneo era suddiviso in 2 parti.

I terremoti del 1703 (terremoto dell’Aquila) e del 1706 (terremoto della Maiella) la distrussero a più riprese, finché la seconda guerra mondiale la distrusse completamente. Nel 1954 fu ricostruita interamente, inaugurata nel 1957.

Della chiesa originaria rimane solamente la statua d’argento di Sant’Ippolito, patrono di Roccaraso, di scuola orafa napoletana, donato dal barone Donato Berardino Angeloni nel 1688 alla chiesa. La statua scampò al saccheggio durante la seconda guerra mondiale perché fu tenuta nascosta. L’aspetto antico della chiesa era tardo barocco prima della guerra, l’esterno era intonacato, con la facciata decorata da architrave a timpano triangolare, divisa verticalmente da paraste in tre scomparti, di cui quello centrale ornato da finestrone a timpano spezzato, e portale architravato di stile sulmonese. Il campanile era una tozza torre, l’interno era a tre navate, riccamente decorate da stucchi, pennacchi e altari laterali con delle tele.

Oggi il progetto rispetta solo in parte l’aspetto antico della chiesa, l’impianto è rettangolare, con abside semicircolare, la facciata è a salienti, in pietra concia, con un nartece di ingresso a tre archi, che immettono al portale vero e proprio, la facciata termina a timpano triangolare, e di interesse c’è un oculo centrale per far entrare la luce. Il campanile laterale è una torre quadrata slanciata, che termina a cuspide piramidale. L’interno a tre navate ha copertura a botte, gli altari sono molto ridotti rispetto ai 15 originali eretti nel 1630, dai maestri di Pescocostanzo, nella guerra sono andati perduti il fonte battesimale e il pulpito ligneo cinquecentesco. I pilastri quadrati scandiscono geometricamente le navate, decorati dai quadri della Via Crucis, si conservano delle nicchie laterali con delle statue di santi, e il semplice capoaltare con la statua di Sant’Ippolito.

Chiesa di San Bernardino

La chiesa di San Bernardino, posta tra via Roma e viottolo San Bernardino, risulta edificata nel 1851, da una scritta sul portale. La via dov’è edificata, secondo la tradizione di Roccaraso, San Bernardino si soffermò durante una sua missione di evangelizzazione. La chiesa fu restaurata nel 1715 e riedificata nel 1954. Ha semplice impianto rettangolare di cappella di montagna in stile ticinese, con facciata terminante a triangolo, e piccola pertica triangolare che ripara all’ingresso dalla pioggia. Il campanile è a vela, l’interno a navata unica termina con un’abside semicircolare.

Chiesa di San Rocco

La chiesa di San Rocco, sulla via omonima nella parte ovest, è stata edificata nel 1656 come grazia ricevuta per la fine della peste (San Rocco è il patrono degli ammalati di tale malattia), nel 1743, come risulta da un’epigrafe del portale principale della chiesa, gli abitanti di Roccaraso rinnovarono il voto allo stesso santo. La chiesa è l’unico edificio di rilevanza ad essere scampato alla furia nazista dei tedeschi durante la II guerra mondiale.

La facciata è a coronamento a capanna completata da paraste che incorniciano il tutto. All’interno, ad un’unica navata ed abside semicircolare, nella parte alta, vi è una decorazione a conchiglia. L’altare poggia su delle colonnine in legno. Sopra il coro ligneo vi è una nicchia con la statua di San Rocco. Sulla parete di sinistra vi è un altarino con una decorazione in bronzo.

Chiesa di San Bartolomeo in Pietransieri

Nel centro della frazione, risale al XVIII secolo, anche se l’interno è stato rifatto negli anni cinquanta a causa della guerra. La facciata e l’impianto sono gli unici elementi originali, insieme alla torre campanaria: la facciata termina con tetto spiovente, caratterizzata da portale architravato con la lunetta recentemente decorata dal mosaico del Cristo, e sovrastato da un finestrone rettangolare centrale. L’interno è a navata unica, con soffitto a capriate lignee, due nicchie laterali per accogliere i santi, i quadri della Via Crucis, e il capo altare poggiato sulla parete fasciata in legno, con un monumentale crocifisso.

Chiesetta della Madonna delle Nevi in Aremogna

Situata in località Aremogna, è stata edificata nel 1965-69 da Vincenzo Monaco e Carlo Mercuri, Pietro Dorazio realizzò le vetrate policrome. La piccola chiesa è in posizione elevata, si affaccia sulla piana, posta accanto al complesso di hotel turistici, fu commissionata dal parroco Edmondo De Panfilis quando vide la potenzialità sciistica del luogo; il progetto originario prevedeva la costruzione di un altare esterno per volgere le funzioni all’area aperta, ma non fu realizzato. La chiesa ha impianto geometrico che consta in un grande cilindro in cemento armato, bucato dalle finestre policrome, inframmezzato all’ingresso da un altro solido geometrico che si innalza, costituito dal portale di ingresso, e dal campanile a torre.

Teatro Angeloni

Il teatro è stato fatto costruire su commissione di Donato Berardino Angeloni “il vecchio” nel 1698, nel cuore del centro storico, oggi scomparso, presso il suo palazzo privato. Secondo alcune fonti risulta uno dei più antichi del genere in Abruzzo, insieme all’aula ex San Salvatore del monastero di Sant’Agnese a L’Aquila, e alla Sala Olimpica dell’ex Prefettura a L’Aquila. Un portale monumentale tardo manierista, come mostrano antiche fotografie, dava ingresso ad una corte scoperta, e poi al palazzo vero e proprio. Sulla facciata, davanti al portale, vi erano un porticato ed un loggiato ad arco a tutto sesto, sul cui cornicione vi era una incisione di una frase ufficiosa in cui si ribadiva il volere della costruzione del teatro da parte dell’Angeloni e di sua moglie.

Vi vennero rappresentati le rappresentazioni Lo fegliuolo ‘mpertenente, Pulcinella fatto principe, S’usa così, I birbi e Le quattro nazioni.

Oggi del teatro, a causa della distruzione totale di Roccaraso durante la guerra, rimane una colonna originale prelevata dai ruderi, facente parte dall’originale architrave, in stile greco classico manierista, posta in Piazza XX Settembre, accanto alla chiesa parrocchiale, con il basamento decorato dall’iscrizione in latino, che testimonia l’avvenuta costruzione per volere dell’Angeloni. Sopra il basamento è stata montata una croce stazionaria.

Sacrario ai Caduti Senza Croce di Monte Zurrone

Il monumento è posto sulla sommità del monte omonimo, ed è dedicato ai 145 000 caduti di tutti i teatri bellici della seconda guerra mondiale, ai quali non fu possibile dare la degna sepoltura, una lapide o una semplice croce. Roccaraso era uno dei tanti paesi della linea Gustav distrutti dai tedeschi in ritirata; il Monte Zurrone fu posto d’osservazione per i tiri di artiglieria su di esso. Il monumento fu voluto dal Colonnello Vincenzo Palmieri, coinvolto nella guerra abruzzese nel 1943. La costruzione fu iniziata nel 1956 con offerte degli enti, le Forze Armate e le associazioni dei combattenti. La costruzione mostra una cappella a pianta di triangolo isoscele con una croce latina in mezzo, che si innalza verso il cielo. Al centro della cappella, alla base, c’è un piccolo campanile a vela con una campana.

Sacrario dei Caduti del Limmari

Posto in via XXI Novembre in Pietransieri, è un tempietto a pianta ottagonale, con il tetto coronato da una lanterna, si accede dal portale architravato, all’interno si conservano le targhe in pietra dei 128 caduti nella strage del Limmari, con relativa età, una trentina sono bambini, al di sotto dei 10 anni. Il tempietto è stato edificato nell’immediato dopoguerra.

Blockhaus

Panoramica

Il Blockhaus è una montagna dell’Appennino abruzzese situata nel massiccio della Majella, all’interno del Parco Nazionale della Majella. Il nome deriva da una fortificazione militare costruita nell’Ottocento durante il periodo borbonico. L’area si sviluppa su un altopiano d’alta quota, caratterizzato da ampi spazi aperti e da un ambiente naturale aspro e privo di insediamenti stabili. Il Blockhaus è noto soprattutto come punto di accesso alla Majella e come arrivo di tappa del Giro, grazie alla lunga e selettiva salita che parte dalla valle sottostante.

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