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Giro-E Enel 2026 – Tappa 6 Sasso Marconi – Corno alle Scale

17/05/2026

“A Sasso Marconi incontrammo una ragazza / Che viveva sdraiata sull’orlo di una piazza / Noi le dicemmo Vieni, dolce sarà la strada / Lei sfogliò il fiore e poi ci disse No”. È partita da qui la tappa numero sei del Giro-E Enel 2026. Ma a differenza della canzone di Antonello Venditi, non è arrivata a Roma. Da Sasso Marconi i ciclisti elettrici si sono fermati a Corno alle Scale, decisamente esausti dopo 67 chilometri di pura salita, con 1.600 metri di dislivello positivo nelle gambe e nei motori, oggi voraci di batterie.

Torna l’Appennino, stavolta quello tosco-emiliano, tornano le alte montagne, riservate a professionisti, campioni, esegeti della bicicletta o, e non si gridi al sacrilegio, ciclisti in sella a bici a pedalata assistita.
Niente di nuovo, in questo comune della città metropolitana di Bologna dove il futuro è di casa: fu a Sasso Marconi, nella villa seicentesca di famiglia in frazione di Pontecchio oggi sede del Museo a lui dedicato, che Guglielmo Marconi realizzò, nel 1895, i primi esperimenti di radiotelegrafia; gettando, niente di meno, le basi per la comunicazione moderna.

Piccolo amarcord: durante il vittorioso Giro d’Italia 2004, Damiano Cunego, attuale capitano del Team Continental del Giro-E, giunse secondo dietro Gilberto Simoni nella frazione numero 3, che arrivava, come quella di oggi, a Corno alle Scale (allora partenza da Pontremoli), un risultato che contribuì a fargli indossare a Milano l’ambita Maglia Rosa.

La tappa Sasso Marconi-Corno alle Scale

Sasso Marconi è all’esordio come sede di partenza del Giro-E, ma è già stata attraversata da diverse tappe del Giro d’Italia e da alcune edizioni del Giro dell’Emilia. Il rapporto più profondo col ciclismo risale però a un’epoca quasi pioneristica, per merito di Adriano Vignoli, sassese nato nel 1907 (e scomparso nel 1996), capace nel 1934 di vincere una tappa prima al Giro d’Italia (la Napoli-Bari di 339 chilometri) e poi al Tour de France (Ax-les-Thermes – Luchon di “soli” 165 chilometri).

È una tappa totalmente Giro, perché i ciclisti elettrici si sono immessi subito sul percorso della Corsa Rosa. E si vede: è una delle più toste del Giro-E edizione 2026. Tranne un brevissimo tratto dopo Querciola, i ciclisti hanno pedalato sempre in salita, confrontandosi con un moloch ciclistico: l’erta di Corno alle Scale, arrivo a quota 1.471 metri, oltre dieci chilometri di curve e tornanti al 6,1 per cento medio, con strappi al 15 per cento e gli ultimi tre chilometri da calvario vero, sempre oltre il dieci per cento.

Corno alle Scale è la più importante stazione sciistica del Bolognese, il luogo dove Alberto Tomba ha posto le basi della sua straordinaria carriera, ma i partecipanti del Giro-E, stanchi seppure felici, non hanno avuto tempo di guardare l’intorno, bello anche in questa stagione, quando la fitta rete di sentieri, i grandiosi panorami che si osservano dal crinale appenninico, le vestigia della Linea Gotica e il suggestivo Lago Scaffaiolo sono richiami ai quali non si dovrebbe resistere.

Il personaggio del giorno – Marco Canola

Al suo terzo Giro-E, sempre nelle vesti di capitano del Team Virgin Active, Marco Canola è oggi protagonista di un bell’articolo sul Corriere della Sera dedicato al team.

Passista-scalatore, professionista per 11 stagioni con dieci vittorie, tra cui una tappa al Giro d’Italia 2014, Canola è fondatore di Hubbici, dove cura posizionamento e preparazione atletica per i suoi assistiti e organizza giri e viaggi in bici.

“Il Giro-E avvicina le persone al ciclismo, non quello da corsa, ma quello del turismo lento”, racconta Marco. “Si scoprono posti molto belli. È qualcosa che oggi piace anche a me, che ho sempre vissuto la bici solo… di corsa. Con Hubbici, che si occupa di bike fitting, preparazione atletica e bike experience, organizziamo giri e pedalate, dedicando ai partecipanti una guida esperta, un po’ come avviene al Giro-E. Il ciclismo non è il fine, è il mezzo per vivere delle esperienze, scoprire dei luoghi, delle culture, il patrimonio enogastronomico d’Italia che è immenso, e anche incontrare altre persone. Le chiamiamo Hubventure, perché vogliono essere delle avventure. L’obiettivo è stare assieme. Ma se gli ospiti sono ciclisti accaniti e super allenati, portiamo al seguito nutrizionista, meccanico, massaggiatore… Quest’ultima è una nuova forma di turismo da corsa, un po’ più d’élite”. Come il Giro-E Enel, appunto.

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