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CIVITANOVA MARCHE

Informazioni Turistiche

Situata sul versante adriatico, Civitanova Marche è la maggiore città della costa maceratese, nonché la più popolosa della provincia (42.523 abitanti). Ha due anime: un borgo medievale storico racchiuso tra le mura collinari, a 155 mt s.l.m., e un impianto più moderno sviluppato attorno al porto e all’antico quartiere marinaro, oggi centro urbano primario. 

Il borgo antico della Città Alta rappresenta il cuore culturale ove si collocano i maggiori beni di interesse storico, oltre alla Pinacoteca civica e al Museo della Grafica e del Manifesto. La zona portuale, invece, ospita il contemporaneo Museo d’Arte Urbana che conta oltre 100 murales, tutte opere di giovani e rinomati street-artist.

Rappresenta un centro di spicco nel panorama regionale marchigiano sotto il profilo portuale, balneare e turistico-culturale, nonché per quanto riguarda la produzione artigiana nel settore calzaturiero e degli accessori. Si tratta di un polo dinamico, servito, strategico, economicamente operoso, ricco di appuntamenti, iniziative ed eventi, che ha compreso le sue potenzialità e pertanto intrapreso un percorso di rafforzamento a tutto tondo delle politiche di accoglienza e valorizzazione con interventi e riconoscimenti, tra gli altri, in tema ambientale, della mobilità sostenibile e dell’accessibilità

Gastronomia

I prodotti peculiari della Città, trattandosi di località di mare con apertura collinare, comprendono principalmente il pescato (primariamente pesce povero, selezionato sulla base di elementi caratterizzanti quali la provenienza locale, la stagionalità, etc.) e la produzione enologica ed olearia benché Civitanova, in quanto fulcro e luogo di riferimento anche per il circondario dell’entroterra, curi altresì la valorizzazione dei prodotti derivanti da coltivazioni e allevamenti dei territori circostanti.

Pietanza tipica per eccellenza della tradizione civitanovese è “Lo pulentò co li furbi e l’abbiti” (polentone con polipi e bietole), che affonda le proprie radici nelle origini stesse dell’attività marinara. Nasce infatti dall’incontro delle ricette tradizionali contadine del territorio collinare e dell’entroterra con i frutti della pesca, l’altra profonda anima cittadina, quando i civitanovesi, scesi appunto dai colli circostanti, si riappropriarono della costa e del mare, fino ad allora regno incontrastato dei Mori e dei pirati. La semplicità di questa ricetta popolare ha reso nel tempo l’accostamento degli ingredienti quasi indissolubile, tanto da raffigurare la perfetta rappresentazione civitanovese nel connubio tra frutti della terra e del mare

Bevande

La produzione enologica locale si distingue per la finezza di vini bianchi, rossi, passiti, spumantizzati, etc. da vitigni di Rosso Piceno, Montepulciano, Merlot, Cabernet, Lacrima Sangiovese, ma anche Maceratino detto Ribona e altro da cantine del territorio. 

Punti di interesse

Civitanova Marche “Città con due anime”: un impianto moderno sviluppato attorno al porto e all’antico quartiere marinaro, oggi centro urbano primario, e un borgo medievale storico racchiuso tra le mura collinari.

Civitanova Porto è pianeggiante, con alcuni palazzi storici, molte attività commerciali, due lungomari serviti e il porto di pescatori e turistico, l’ideale per immergersi nell’azzurro del mare e nel verde delle piste ciclabili, per passeggiare su lunghe e dorate spiagge sabbiose, ma anche per chi è alla ricerca di arte, storia e scorci pittoreschi, senza per questo rinunciare alla vita mondana e allo shopping. O per chi ama dedicarsi allo sport, scoprire i gustosi sapori della tradizione locale, godendo in tutta tranquillità di una vacanza in una città vivace.  Tra i punti di interesse turistico, sono da segnalare in particolare: 

LIDO CLUANA. Sede del primo stabilimento balneare di Civitanova, nel 1933 vi prendono vita due edifici gemelli tardo liberty. Luogo di feste danzanti, le Palazzine poste in simmetria congiungono idealmente la Piazza con il litorale. 

PALAZZO SFORZA. Dal 1938 sede del Municipio. L’imponenza dello stile neo classico è arricchita da elementi rinascimentali. Sulla facciata centrale, conservata nella struttura e nel loggiato, dopo la Prima Guerra Mondiale vi è stato installato l’orologio, ancora perfettamente funzionante.

PIAZZA XX SETTEMBRE. La Piazza costituisce il cuore della città, ha origine nel XV secolo ed è una delle più estese delle Marche. 

CHIESA DI SAN PIETRO. Costruita a metà Ottocento in stile neoclassico, è stata per lungo tempo l’unica Parrocchia di Civitanova Porto. Ha subito un restauro negli anni Novanta, e sulla facciata conserva le statue di S.Pietro e S.Marone. Sovrasta l’altare maggiore un pregevole dipinto della Madonna della Misericordia.

VECCHIA PESCHERIA. Dopo la Prima Guerra Mondiale la città si dota di un luogo per la vendita del pesce fresco locale, costruendolo sullo stile Liberty dell’epoca. La sommità dell’edificio a pianta rettangolare è addolcita negli angoli da acroteri a forma di delfino, e mantiene ancora oggi la sua funzione di mercato del pesce e ortofrutticolo.

VARCO SUL MARE. La struttura portante in cemento armato di questo imponente arco è stata salvaguardata dall’abbattimento del vecchio padiglione fieristico (nel 2017) per il suo valore architettonico e ingegneristico. Progettata sulle linee guida della scuola di Nervi, la vecchia costruzione degli anni Cinquanta lascia oggi godere alla città questo Varco tra cielo e terra, aperto sull’azzurro della distesa marina.

Civitanova Alta, di contro, è il borgo storico, collinare, ricco di beni culturali e sede di Musei. Struttura medievale inalterata dove, entrando da Porta Marina con il caratteristico cipresso nato dentro la fascia merlata, si raggiunge facilmente la centrale Piazza della Libertà. Assolutamente perfetto per concedersi rilassanti passeggiate per i pittoreschi vicoli, dove si affacciano i palazzi nobiliari e le chiese storiche, o ammirare un emozionante panorama connotato dal verde delle colline e dall’azzurro del mare Adriatico all’orizzonte. Ricca di beni storici e artistici, tra cui in particolare:

CHIESA DI SAN PAOLO. Edificata su un precedente edificio romanico tra il 1740 e il 1753. Ai lati della facciata la torre con l’orologio e la torre campanaria. L’interno a navata unica conserva le tele di Filippo Conti, Andrea Briotti, Durante Nobili, un organo di Gaetano Callido del 1792, un fonte battesimale del XV secolo,

un venerato crocifisso ligneo e le reliquie del Patrono San Marone.

PALAZZO DELLA DELEGAZIONE COMUNALE. Antico palazzo priorale demolito nel 1867, su un pilastro della facciata porticata una targa marmorea che ricorda il più illustre cittadino di Civitanova Alta, il letterato rinascimentale Annibal Caro. All’interno dell’edificio nella Sala Consiliare affreschi di Ulisse Ribustini del 1880.

TEATRO ANNIBAL CARO. Inaugurato nel 1872. Dopo una lunga chiusura viene restaurato e aperto al pubblico nel 1997. All’interno il soffitto è decorato a grottesche, il fondale teatrale classicheggiante dipinto da Giovanni Nunzi di Fermo nel 1872.

SPAZIO MULTIMEDIALE S. FRANCESCO. Chiesa edificata nel XIV secolo in stile romanico-gotico. Consacrata nel 1399 e restaurata nel XVIII secolo. Di proprietà comunale dal 1866, restaurata nel 1997. Oggi è auditorium e sede espositiva

JESI

Informazioni Turistiche

Jesi (40.000 abitanti) è situata parte in pianura e parte su un poggio a sinistra del fiume Esino, a metà strada dal mare Adriatico e dall’Appennino marchigiano. E’ la città più importante della Vallesina, territorio che raggruppa circa 20 comuni. L’Unesco l’ha definita “Città esemplare” in relazione all’eccezionale grado di conservazione delle sue memorie più antiche. A Jesi sono nati illustri personaggi come l’Imperatore Svevo Federico II Hohenstaufen, l’umanista Angelo Colocci e il musicista Giovan Battista Pergolesi ma nel corso dei secoli hanno qui trovato accoglienza importanti figure che hanno lasciato una preziosa eredità culturale come l’architetto senese Francesco di Giorgio Martini e il pittore veneziano Lorenzo Lotto.

La straordinaria vocazione sportiva di Jesi è riconosciuta a livello internazionale e le permette di essere oggi la città più medagliata (23 medaglie) al mondo nella storia delle Olimpiadi. Grandi campioni jesini nel fioretto come Valentina Vezzali, Giovanna Trillini, Stefano Cerioni e Elisa Di Francisca, ma anche nel calcio, primo fra tutti Roberto Mancini, ct della Nazionale italiana.

Gastronomia

Sedersi a tavola e assaggiare la gastronomia locale, niente di meglio per avvicinarsi alla storia e alla cultura del territorio.

Come in tutta la Regione, a Jesi si preparano i vincisgrassi, una pasta farcita cotta al forno simile alle lasagne, la cui antica ricetta, allora chiamata “princisgras” è stata lasciata da Antonio Nebbia, cuoco maceratese, in un trattato del 1784. Altra specialità sono i passatelli: pasta a base di parmigiano, pangrattato, uovo e noce moscata, a forma di vermicelli che si degustano sia asciutti sia in brodo.

Per secondo piatto, come in tutta l’Italia centrale, c’è ovviamente la porchetta. Nelle Marche si cucina in questo modo anche il coniglio. Altre ricette locali: il coniglio in potacchio, una preparazione a base di salvia, aglio e rosmarino; l’oca arrostita, piatto tipico della mietitura.

Numerose sono le specialità da forno, dolci o salate. All’inizio dell’anno arrivano le golosità di Carnevale: le castagnole, palline di pasta dolce fritte in olio e strutto e spolverate di zucchero a velo e la cicerchiata, a forma di piccole palline modellate a mano e ricoperte di miele. Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, è per eccellenza il giorno dei maritozzi. La pizza al formaggio, anche detta pizza di Pasqua perché veniva servita a colazione dopo la messa pasquale, accompagnata con la frittata al mentastro e con il salame fatto in casa. La vendemmia è l’occasione per preparare dolci e biscotti a base di mosto d’uva. Si presentano a forma di panetti di colore bruno o nella forma a ciambella. Nel periodo di Ognissanti, si trovano le fave dei morti, dolcetti a base di mandorle. I cavallucci sono tradizionalmente confezionati nel periodo invernale. Si compongono di una pasta spessa e di un “ripieno” a base di sapa, rum o marsala, caffè, noci, mandorle tritate, cioccolato fondente, canditi, uvetta, fichi secchi, cacao amaro e pane grattugiato. Infine la lonza di fico, una leccornia di fichi essiccati, noci, mandorle e sapa.

Bevande

In questa terra, l’arte è anche un succulento nettare, dal colore giallo paglierino

e dal dolce nome di Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Il nome Verdicchio appare per la prima volta in un atto notarile nel 1569. Deriva dall’omonimo vitigno e dall’acino d’uva che anche maturo, quando prende un bel colore giallo paglierino, conserva evidenti riflessi verdolini.

L’area di produzione (24 comuni) comprende soprattutto le colline al centro della provincia di Ancona e, in minima parte, circoscritti territori della provincia di Macerata. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi si ottiene dalle uve del vitigno Verdicchio, varietà autoctona. Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca autorizzati, fino ad un massimo del 15%.

Aspetto: colore giallo paglierino, a volte con sottili sfumature verdi che volgono al dorato con la maturazione.

Profumo: delicato, fragranza fresca e persistente di frutta e fiori, sentore di mandorle amare.

Gusto: sapore asciutto, fine, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Denominazione e tipologie: DOCG-DOP: Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Castelli di Jesi Verdicchio Riserva Classico; DOC-DOP: Verdicchio dei Castelli di Jesi, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore, Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito, Verdicchio dei Castelli di Jesi Spumante.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi è senz’altro l’eccellenza di questa terra che ha portato il nome di Jesi in tutto il mondo. Ma nel territorio di Jesi e della Vallesina si producono anche altri vini DOC: due rossi – la Lacrima di Morro d’Alba e il Rosso Piceno – e l’Esino che esiste sia nella varietà bianca che rossa.

Da secoli, in Vallesina, con un’antica varietà di ciliegia selvatica fatta fermentare in vino rosso locale, si fa una bevanda alcolica (14° circa), dolce e aromatizzata, chiamata vino di visciola. Gli amanti di distillati potranno inoltre assaggiare le grappe di Verdicchio e di Lacrima.

Punti di interesse

Nel centro storico mura, palazzi e antiche chiese raccontano la nostra storia. Il nucleo più antico conserva tutt’oggi la struttura urbanistica caratteristica del castrum romano. Le mura sorte in epoca medievale (XIII-XIV sec.) riprendono e, forse, ampliano il vecchio tracciato romano. Vengono rimodernate verso la fine del ‘400 dall’architetto militare fiorentino Baccio Pontelli.

Piazza Federico II è la più importante piazza storica di Jesi ed è ormai certo che il suo spazio coincide in gran parte con l’area dell’antico foro romano. Qui nasce, il 26 dicembre 1194, sotto un grande padiglione appositamente eretto, Federico II Hohenstaufen. Il Museo Federico II, allestito nello storico Palazzo Ghislieri, è il primo museo al mondo a rievocare la vita e l’opera dell’Imperatore Stupor Mundi.

Sulla piazza prospettano notevoli edifici: il duomo, l’ex chiesa e il convento di San Floriano oggi Teatro Studio e Centro Valeria Moriconi, diversi palazzi gentilizi che risalgono prevalentemente ai secoli XVIII e XIX e il Museo Diocesano che conserva opere provenienti dalle chiese e istituzioni religiose della diocesi di Jesi.

Collocato nel palazzo Pianetti Vecchio, il Museo della Arti della Stampa documenta la storia delle arti tipografiche che a Jesi risale al 1472.

Piazza Colocci ha svolto nei secoli passati un ruolo di primo piano quale spazio pubblico di potere civile del Libero Comune. Si affacciano: la Casa Museo dei Marchesi Colocci-Vespucci (XV sec.), il palazzo Bisaccioni oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi che ospita collezioni permanenti di arte antica, moderna e contemporanea, Palazzo della Signoria progettato dall’illustre architetto senese Francesco di Giorgio Martini, attualmente sede della Biblioteca Comunale.

L’altra parte del centro storico, sviluppatasi a partire del ‘400 fino alla metà del ‘700, si estende dall’Arco del Magistrato lungo l’asse longitudinale dell’attuale corso Matteotti fino all’Arco Clementino eretto nel 1734, che costituisce ormai una sorta di porta d’ingresso al centro storico per chi arriva da Roma.

Piazza della Repubblica rispecchia lo spirito della città moderna di fine ‘700. Il teatro Pergolesi è stato inaugurato nel 1798 e fa da sfondo scenografico alla piazza, il ridotto e il foyer ospitano collezioni dedicate alla vita e alle opere dei due celebri compositori Giovanni Battista Pergolesie e Gaspare Spontini. In attività da oltre 200 anni, il teatro ospita una Stagione Lirica di grande fama e diverse rassegne.

Palazzo Pianetti, ubicato in una via parallela al Corso, è il più significativo esempio di architettura settecentesca a Jesi, notevole per la galleria rococò. Terminata nel 1781 è lunga più di settanta metri ed è una vera e propria foresta di simbologie e allegorie. Il palazzo ospita la Pinacoteca Civica, che custodisce una ricca collezione di arte antica e un consistente gruppo di opere di Lorenzo Lotto, una Galleria di Arte Contemporanea e un Museo Archeologico, con un pregevole nucleo di statue romane.

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