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Giovedì 12
Maggio 2022

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Paola -

Scalea

(Riviera dei Cedri)

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PAOLA

Panoramica

Non ci sono notizie certe sull’origine di Paola, ma di certo sono assai remote. Tante sono le tesi, spesso confuse, in merito alla nascita e all’etimologia del nome della città. Di certo l’attuale Paola ricadeva, tra il IV e il III secolo a.C. nel territorio di influenza della città Clampetia. Quest’ultima, coinvolta nella seconda guerra punica, al termine del conflitto perse l’autonomia, divenendo, per secoli, parte integrante dell’Impero Romano. Probabilmente il nome “Paola” deriva dal console Lucio Emilio Paolo, che nella città stabilì la propria residenza. Alla separazione del vecchio impero, Paola ricadde sotto l’influenza bizantina per circa seicento anni, fino all’arrivo dei Normanni, intorno all’anno 1000. Questi costruirono il Castello di Paola nel 1110. Nel XIII secolo il territorio cadde nelle mani degli Aragonesi, i quali la proclamarono “città” verso la fine del ‘400. In questo periodo la città si legò indissolubilmente con la storia di S. Francesco di Paola, il monaco eremita e fondatore dell’Ordine dei Minimi. Tra il 1436 e il 1452 venne costruito il primo nucleo di ciò che divenne in seguito il Santuario. I fasti della città durarono fino al 1555, quando Paola fu presa d’assedio dai Turchi che la saccheggiarono e la incendiarono, prendendo di mira anche il Santuario costruito anni prima. All’inizio dell’800 la storia si ripete. Paola fu nuovamente saccheggiata e incendiata, questa volta dai Francesi, che si accanirono soprattutto contro il Santuario. Gli ordini religiosi vennero soppressi e tutti i beni confiscati. Dopo il Congresso di Vienna del 1815, Paola divenne parte del Regno Borbonico delle due Sicilie. Successivamente Paola si distinse per la sua grande partecipazione nelle vicende garibaldine. Dalla città partirono infatti i generali Bixio e Medici per raggiungere Garibaldi a Napoli.

Gastronomia

Terra piena di sapori la Calabria: 800 chilometri di costa si accompagnano ad altopiani e montagne. Da questi dati geografici è facile intuire come i prodotti tipici calabresi, e quindi paolani, siano variegati e diversi fra loro, e siano capaci di raccontare un territorio incredibile. Grande attenzione ovviamente per i salumi: dalla più famosa ‘nduja alla soppressata, la Calabria regala prodotti di altissima qualità e dal sapore sempre molto deciso, merito molto spesso per l’uso sapiente del peperoncino nei salumi come nei prodotti caseari. Le polpette di melanzane sono in Calabria una delle ricette tipiche, amate in tutte le stagioni, fatte con melanzane a km 0. In Calabria la stagione estiva porta con sé, oltre al caldo misto al vento che profuma di mare, una grande abbondanza di prodotti dell’orto. Verdure e ortaggi crescono in fretta e i calabresi, fin dall’antichità, hanno trovato il giusto compromesso per non sprecarli e per conservare il loro sapore autentico e genuino per tutto l’anno, conciliando così il bisogno di alimentarsi con i prodotti genuini anche in inverno, quando la terra da meno frutti per via della stagione fredda. Già con l’arrivo di luglio inizia la stagione delle conserve fatte in casa per cui, moltissime famiglie calabresi, preparano le proprie scorte per l’inverno, producendo una grande quantità di provviste, all’interno dei vasetti di vetro utilizzati per conservare preparazioni diverse, che verranno custoditi in dispensa per essere utilizzati all’occorrenza.

Il Natale è periodo di feste e tradizioni e per la vigilia dell’Immacolata nella provincia di Cosenza si preparano i “cuddrurieddri”, sfiziose ciambelline fritte realizzate con un impasto a base di patate.

Vino e bevande

Le principali zone vitivinicole della Calabria sono il Cosentino, il Lametino, il Cirotano e la Locride. L’area del Cosentino, posizionata a nord della regione a confine con la Basilicata, è la zona di produzione più estesa, dove la viticoltura ha recuperato le colline nelle alture tra 500/700 metri. Negli ultimi anni è stato rivalutato il vitigno più diffuso, il Magliocco Canino, che si esprime in un vino ricco di colore, con struttura potente e profumi incisivi di mora e spezie nelle Colline del Crati, minori concentrazioni cromatiche e ottimo equilibrio nella Valle dell’Esaro. Sempre in questa zona si producono anche vini rosati leggeri, inoltre, vigneti che raggiungono gli 800 danno vini bianchi eleganti e profumati, freschi e da bere giovani, a base di Greco Bianco e Guarnaccia, usati in purezza o in uvaggi. Lungo il corso dei Savuto, confine naturale della provincia di Cosenza verso sud e territorio delle denominazioni Savuto DOC e Lamezia DOC, all’onnipresente Magliocco dolce si affiancano il Gaglioppo, il Greco Nero e l’Aglianico nella piccola Scavigna DOC, mentre per i bianchi si stanno diffondendo Trebbiano Toscano, Malvasia Bianca, Chardonnay e Treminer Aromatico.

Punti di Interesse

L’attrattiva maggiore della città è il Santuario di San Francesco di Paola. Il Santuario sorge nella parte alta e collinare della cittadina. Diversi gli stili artistici che contraddistinguono questo sito religioso. La basilica antica è in stile romanico, mentre la sontuosa cappella che custodisce alcune reliquie di San Francesco è in stile barocco. Presente anche un chiostro che conserva il roseto del Santo.

Altro luogo di interesse è la Fontana dei Sette Canali, al centro del paese, monumento realizzato da artisti locali nel 1636, che ricorda il pavone, simbolo di Paola. In Piazza del Popolo è degna di nota la Torre dell’Orologio, addossata al palazzo che fu sede dell’Univeritas Paulae. Meritano una visita anche la Chiesa del S.S. Rosario, la Chiesa Madre, la Chiesa Natale del Santo, la Chiesa di S. Giacomo, la Chiesa di Montevergine.

Fuori dal centro abitato, in località Gaudimare, è di fondamentale importanza la Chiesa ipogea di Sotterra, di origine paleocristiana e in stile bizantino. Di origine greco-bizantina è la Chiesa di San Michele Arcangelo, ubicata in località San Miceli. All’interno preziosi elementi architettonici come l’originale fonte battesimale in stile normanno. Altro importante sito di origine normanna è La Badia, in contrada Fosse. Questa abbazia ospitò, tra gli altri, Riccardo Cuor di Leone, sulla via verso la terza crociata nel 1190.

SCALEA

Informazioni Turistiche

Erede della città greco-lucana Laos e della romana Lavinium, Scalea è una delle città più antiche della Calabria. Dalle ampie spiagge e dal mare limpidissimo si risale per le vie pittoresche che si inerpicano nel suggestivo borgo antico dall’architettura tipicamente medievale. Scalea è adagiata su una collina a gradoni dominata dai ruderi del Castello Normanno e si caratterizza per i suoi vicoletti stretti e tortuosi, le gradinate in pietra viva ed i palazzi storici. Sul litorale è presente la scogliera dell’Ajnella, ricca di grotte e piccole baie, mentre la spiaggia si estende per chilometri verso sud ed è interrotta solo dall’imponente scoglio su cui si erge Torre Talao.

Scalea oggi è un rinomato centro turistico sviluppatasi a margine della lunga spiaggia che ogni estate attira migliaia di turisti da tutte le parti del mondo. Il mare cristallino e le belle spiagge, insieme alla ricca offerta di strutture ricettive e complessi residenziali, hanno contribuito a renderlo un luogo di villeggiatura molto popolare.

Posta nella parte nord-occidentale della Calabria, Scalea si trova al centro della Riviera dei Cedri. Un lembo di terra che si estende per circa trenta chilometri lungo il Mar Tirreno e addentrandosi poi verso le montagne del Parco Nazionale del Pollino, rappresentando, di fatto, la porta ovest del Parco Nazionale più grande d’Europa. Il territorio comprende località marine come Praia a Mare, San Nicola Arcella, Scalea, Santa Maria del Cedro, Diamante e Tortora, ma anche caratteristici paesini collinari e montani tra cui Orsomarso, Santa Domenica Talao, Verbicaro, Buonvicino, Aieta e Papasidero.

La Riviera prende il nome dalla tipica coltivazione locale, appunto il Cedro, da cui proviene quasi tutta la produzione italiana. Durante i mesi estivi le piantagioni si riempiono di rabbini che affluiscono in Riviera per scegliere i frutti da utilizzare per le celebrazioni della sukkot, uno degli eventi religiosi più importanti dell’anno per gli ebrei di tutto il mondo.

I fondali del Parco Marino Regionale “Riviera dei Cedri”, tra cui spiccano quelli intorno all’Isola di Dino e di Capo Scalea, sono ravvivati da flora e fauna coloratissime, ma basta percorrere pochissimi chilometri dalla costa del Mar Tirreno verso l’entroterra per ritrovarsi immersi in uno scenario differente, quello del Parco Nazionale del Pollino, con torrenti che attraversano boschi selvaggi formando gole, rapide e cascate. 

La storia millenaria, testimoniata da tracce preistoriche ancora visibili, ha regalato alla Riviera dei Cedri perle d’arte che dai graffiti paleolitici della Grotta del Romito a Papasidero, passando per i piccoli tesori di parchi archeologici, palazzi rinascimentali e torri medievali sparsi un po’ ovunque sul territorio.

Gastronomia

La tradizione gastronomica della città di Scalea si basa su ricette semplici, piatti poveri, tramandati di generazione in generazione, spesso rivisitati in chiave moderna ma sempre rispettando l’utilizzo della materia prima locale.

Una cultura marinara semplice che incontra quella contadina in un luogo in cui il mare e la montagna si incontrano a pochi passi.

Elemento principe della cucina scaleota è il pesce azzurro: dalle alici marinate a quelle ripiene, fino alla rosamarina.

Immancabile nei menù dei ristoranti e delle trattorie lo spaghetto alla scaleota condito con alici, salsa di pomodoro e pane raffermo croccante passato nel peperone rosso e arricchito dal peperoncino picante mentretra i secondi piatti spicca il baccalà fritto accompagnato dai peperoni “abbrusculati”, seccati al sole estivo e poi fritti per pochissimi secondi nell’olio bollente per dare croccantezza.

Tra i primi piatti a base di carne, imperdibili i fusilli al ragù fatto con carne mista di maiale, vitello e con la classica braciola o il più deciso ragù di carne di capra.

Sempre per la parte contadina un posto importante è rappresentato da salumi di maiale e formaggi ovini e caprini soprattutto. E ancora tanti contorni, dai classici sott’oli di melenzane, zucchine e pomodori secchi, a quelli freschi come i “pip’e patan’”, peperoni e patate stufate in padella dal gusto davvero unico.

Molto interessanti le rivisitazioni di primi piatti tipici della cucina italiana come la carbonara trasformata nella versione “marinara” e l’utilizzo nella cucina locale del Tartufo di Santa Domenica Talao.

I dolci rispecchiano più di tutto la semplicità della gastronomia locale: i fichi secchi, le crocette, le rose di natale, le pizzàtole di Pasqua e poi tutte le varie preparazioni al cedro sapientemente proposte dai pasticceri della zona.

Sulla tavola degli scaleoti non può mancare il vino di Verbicaro o di Buonvicino e come digestivi i classici liquori di cedro e limoncello.

Punti di interesse

A Scalea, oltre alle attrattive legate al litorale, si possono dedicare alcune ore per visitare i punti di interesse storico, artistico e monumentale, come il Palazzo dei Principi, la Torre Talao ed i ruderi affrescati delle Chiese Basiliane del IX secolo.

La patrona di Scalea, che si festeggia ogni anno il 16 luglio, è la Beata Vergine del Carmelo, la cui statua è custodita nella Chiesa Madre di Santa Maria d’Episcopio, nel cuore del centro storico. Altro solenne festeggiamento è riservato in onore della Madonna del Lauro, protettrice dei marinai, la cui statua è conservata nell’omonima cappella situata nel centro cittadino.

In entrambe le processioni sono presenti le tradizionali cinte votive, particolari telai in legno su cui vengono inserite delle candele decorate con nastri, e la caratteristica infiorata, quadri floreali ed immagini sacre disegnati sul manto stradale con segatura colorata.

Torre Talao

La Torre è il simbolo della città e lo scoglio sul quale si erge era un tempo una piccola isola le cui grotte furono abitate in epoca preistorica. Fu costruita nel XVI secolo, sotto il regno di Carlo V, a difesa dei territori dalle incursioni e faceva parte di un sistema di avvistamento lungo tutta la costa per difendersi dagli attacchi dei turchi.

Dal terrazzo in cima alla torre si gode di un panorama incredibile, che abbraccia la lunghissima spiaggia che va dalla scogliera dell’Ajnella fino all’isola di Cirella.

Secondo Omero lo scoglio di Torre Talao vide il passaggio di Enea e di Ulisse e proprio nei pressi della torre morì Dragone, il compagno di Ulisse.

Palazzo dei Principi

Venne costruito nel XIII secolo, probabilmente su una torre di difesa ad una delle porte di accesso al borgo. Fu dimora dei diversi feudatari e ospitò diversi illustri personaggi, come il letterato Giovanni Vincenzo Gravina, il poeta Pietro Metastasio e il filosofo Caloprese. A quel periodo appartengono preziosi affreschi barocchi che decorano il soffitto del salone principale.

Attualmente il Palazzo è di proprietà del Comune e una delle sale della struttura ospita la Biblioteca Comunale.

Castello Normanno

Nella zona più alta del centro storico sono visibili, ma non visitabili, i ruderi di dell’antico Castello Normanno. Costruito nel XI secolo dai Normanni come segno di fortezza e di dominio sulle loro terre feudali, venne ampliato da Ruggiero d’Altavilla verso il 1060 e restaurato in epoche diverse.

All’interno delle sue mura venne firmato il Patto di Scalea, con il quale Roberto il Guiscardo divise i territori calabresi conquistati con suo fratello Ruggiero. Nel corso dei secoli fu definitivamente abbandonato anche dai nobili i quali si trasferirono nel Palazzo dei Principi.

Torre di Giuda

La Torre è oggi solo un rudere che svetta in cima alla collina antistante il centro storico a guardia del Castello. Dalla Torre di Giuda, che dominava tutta la costa, si riusciva facilmente a comunicare con il Castello e viceversa.

L’origine del nome è legato ad una leggenda relativa ad un episodio delle tante incursioni saracene: a causa di un inganno perpetrato ai suoi danni da una giovane e bella donna complice dei corsari, il guardiano della Torre non avvertì il Castello dell’imminente sbarco dei Saraceni che attaccarono Scalea saccheggiandola violentemente. Il traditore fu torturato e impiccato proprio nei pressi della torre.

Antiqurium – Torre Cimalonga

Sito in una delle piazze panoramiche del centro storico, l’Antiquarium è ospitato nella Torre Cimalonga, costruita nel periodo del dominio aragonese a difesa di una delle quattro porte d’accesso al borgo. 

Il piccolo museo ospita una mostra permanente di reperti archeologici disposti in vetrine ricavate nelle antiche feritoie attraverso cui sparavano i cannoni, che illustrano lo sviluppo storico-archeologico del territorio, dal Paleolitico fino alla tarda antichità romana, ed il popolamento del territorio di Scalea e dell’antica città di Laos. Vi sono esposti frammenti d’impasto e un orlo di coppa a filetti di fine VII-VI secolo a. C.; vasellame a vernice nera; dischetti in terracotta con la raffigurazione di un amorino in ceppi; una bella antefissa a testa di sileno e calchi di alcune delle monete in bronzo della zecca di Laos relativi al periodo Ellenico.

Chiesa di Santa Maria d’Episcopio

Nota come Chiesa di sopra, il suo campanile svetta sulla cima del centro storico. Al suo interno sono ancora oggi custodite diverse statue lignee di arte meridionale, quali la tela dell’Annunciazione attribuita alla scuola di Solimena e la tela seicentesca della Circoncisione di Paolo de Matteis. 

Sul lato destro si apre la cappella marmorea in cui è conservata la statua della Beata Vergine del Carmelo, protettrice della città, mentre la Madonna del Carmine, vestita alla carmelitana, con una corona d’oro sul capo ed un manto stellato, troneggia nella nicchia sovrastante i gradini dell’altare ad intarsio policromo di arte napoletana del settecento.

Chiesa di San Nicola in Plateis

Nota come Chiesa di sotto, fu costruita probabilmente su una cappella bizantina, ampliata ed aperta al culto nel XIV secolo. Dietro l’altare maggiore è presente un imponente dipinto ad olio del XVII secolo raffigurante la Madonna del Carmine tra San Nicola e San Carlo Borromeo. Da una scaletta a destra dell’ingresso si scende nella Cripta dell’Addolorata, nel cui atrio una lapide ricorda la sepoltura del filosofo di Scalea Gregorio Caloprese. 

Tipica dell’architettura bizantina è la volta a crociera con tre navate divise da otto basse colonne, con le pareti arricchite da affreschi seicenteschi. Vengono qui custoditi anche una pala d’altare raffigurante Sant’Antonio da Padova, forse di scuola fiamminga, e vari affreschi del 1700.

Santuario della Madonna del Lauro

Il Santuario fu edificato nel XVIII secolo dai marinai locali e sorrentini, per sciogliere un voto fatto alla Madonna in occasione di una tempesta nella quale l’equipaggio campano promise di costruire una chiesa nel punto in cui il mare li aveva sbarcati sani e salvi.

Oggi la Vergine si festeggia con una suggestiva processione a mare e sono proprio i marinai del luogo che fanno rivivere simbolicamente l’arrivo della statua della Madonna attraverso il mare. All’interno del santuario si può ammirare una statua in gesso che raffigura la Madonna con in braccio il Bambino, alla quale è stata aggiunta una corona in argento, in segno di devozione.

Scogliera dell’Ajnella

La scogliera è un susseguirsi di maestose pareti rocciose, spigolosi scogli color antracite, solitarie spiaggette e grotte marine naturali. Tra gli scogli ci sono quelli che i vecchi pescatori chiamavano Carusiello, che ricorda il piccolo salvadanaio in terracotta dei loro bambini, e Lastrachiello, dalla forma spianata che somigliava tanto al lastrico del loro ingresso di casa.

Vicino alla riva, durante la bassa marea, affiora a pelo d’acqua lo scoglio della Giumenta, il cui profilo ricorda una schiena di un cavallo. La Grotta du Trasi e jesci (Entra ed esci) è un tunnel naturale che sbuca su una spiaggetta a forma di ditale, detta appunto ‘A Jiditala.

La Grotta della Pecora deve il suo nome alla grande stalattite a forma di testa di pecora che sovrasta l’ingresso e al suo interno l’acqua cristallina sfuma in colori che si alternano continuamente.

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