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PIEVE DI SOLIGO

Informazioni Turistiche

Pieve di Soligo, per l’eleganza delle sue antiche dimore signorili e per la sua felice posizione geografica nel cuore delle “Colline del Prosecco” Patrimonio Unesco è conosciuta come “la perla del Quartier del Piave”. Città finalista al titolo di “Capitale della cultura” per il 2022 è un centro attivo e vivace e con le sue frazioni è la meta ideale per una vacanza all’insegna del movimento, della buona tavola, dell’arte e della storia. La città deve il suo nome all’antica Pieve, fondata nel IX secolo, ma in epoca romana fu sede di una colonia agricolo-militare. Culla di artisti e residenza di personaggi famosi come la soprano Toti dal Monte. Pieve di Soligo ha dato i natali al ministro Francesco Fabbri e al poeta Andrea Zanzotto. Opere d’arte sono custodite nelle chiese e nei piccoli oratori. Nel Duomo, si trova la tomba del Beato Giuseppe Toniolo. L’enogastronomia offre indimenticabili e stuzzicanti eccellenze: dallo “spiedo d’alta marca” ai piatti della cucina tradizionale, dai salumi ai pluripremiati formaggi per golosi spuntini o antipasti. Senza dimenticare il famoso Prosecco da gustare in tutte le sue sfumature. Pieve di Soligo è una città incastonata in un paesaggio ricco di valenze storiche e naturalistiche che vi conquisterà con la sua accoglienza e ospitalità.

Gastronomia

La cucina dell’Alta Marca Trevigiana è molto rinomata e apprezzata. I piatti della tradizione sono stati sapientemente recuperati e reinventati da alcuni grandi cuochi che hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo-eno grastronomico del territorio. Gli antipasti, sono a base di salumi e formaggi locali, accompagnati da funghi, polenta morbida, verdure in agrodolce. I primi piatti sono molto vari, dalle tipiche minestre di verdure o legumi (pasta e fagioli), ai risotti con vegetali o erbe di campo primaverili. Il primo posto fra i secondi piatti spetta senza dubbio allo spiedo di carni miste con polenta. Altri secondi sono a base di carni di animali da cortile. Tradizionali sono il “pit in tecia” (pollo in umido) con polenta, il coniglio e la faraona “in peverada” (una salsa speziata a base di fegato e soppressa). Piatti tipici sono anche le trippe e il bollito di carni miste accompagnate dal “cren” (salsa di rafano aromatico e piccante). Il gustoso “muset” (cotechino) o la “bondola” (cotechino con al centro la lingua di maiale) sono cibi invernali.  Nelle trattorie con il focolare molto richieste sono le carni alla griglia, soprattutto costate e braciole di maiale. Il baccalà con polenta è un altro dei piatti della tradizione ed era il cibo dei giorni di “magro”. Il radicchio in tutte le sue varianti è uno dei contorni sempre proposti. Da provare l’abbinata radicchi e fagioli. Altri contorni sono la polenta, i fagioli, le patate, le erbe. Il nostro territorio ha una produzione casearia molto varia e rinomata: “casatella”, “latteria”, “imbriago” (formaggio stagionato sotto le vinacce), “bastardo”, “morlacco” “pincion”. I dolci tradizionali sono i biscotti “zaleti” con farina di mais e uvetta sultanina, la “pinza” invernale, frittelle e crostoli a Carnevale, il Tiramisù e le fragole con il vin Clinto. A fine pasto, con il caffè, l’immancabile “resentin” della tazza con una dose di buona grappa locale.

Bevande

Non si può parlare di vini locali senza citare quello che è diventato il simbolo identitario del territorio e delle sue colline patrimonio Unesco, il Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene. Il Prosecco superiore definisce, con l’omonima “Strada” costituita nel 1966 (la prima in Italia) un itinerario con numerose deviazioni, che portano a conoscere, oltre ai migliori Prosecchi, anche alcune produzioni di nicchia; come una variante storica di Prosecco, prodotta con uve della varietà Balbi, selezionate a metà 800 dal conte Marco Giulio Balbi Valier e coltivate a Pieve di Soligo. A parte il vino del conte, nella produzione dei bianchi di collina, è diffusa la pratica di utilizzare un mix di uve, che contribuiscono alle diverse caratterizzazioni dei vini locali –Tra queste la Perera, utilizzata nella vinificazione del Prosecco, per aumentare acidità e profumi fruttati del vino, ma vinificata in rari casi anche in purezza. — O quella Verdiso il cui nome deriva dal colore tendente al verde degli acini. Coltivato nella zona di Conegliano Valdobbiadene dal 1700, le sue uve erano apprezzate per la capacità di apportare acidità, sapidità e freschezza ai bianchi di collina ma oggi vengono spesso usate anche per il vino omonimo , realizzato in purezza. A Combai si svolge ogni anno una mostra che presenta le migliori produzioni di questo vino fresco e vivace, perfetto per la soppressa. — La Bianchetta da sempre utilizzata nel trevigiano per “ingentilire” ed aumentare il grado dell’antenato del Prosecco. Usata in abbinamento a quelle di verdiso e glera per produrre il prosecco più tradizionale, quello fermentato in bottiglia, il Vin col fondo (sui lieviti). — La Boschera viene coltivato in vigneti alti a ridosso dei boschi; grazie alla buccia grossa, è adatta all’appassimento sui graticci ed il particolare vino che se ne ricava è il rinomato Torchiato di Fregona. — Oltre ai vini bianchi tra le colline di Conegliano Valdobbiadene si possono gustare anche alcuni vini rossi. Come il Rosso dei colli, tradizionale uvaggio di merlot, cabernet e marzemino. Quest’ultimo tipo di uva viene usata in purezza per produrre il Refrontolo passito, conosciuto per le sue qualità organolettiche sin dal tempo dei romani (si dice). — Una citazione a parte merita infine il Clinto, un “non vino” nel secolo scorso ampiamente diffuso in tutto il Quartier del Piave. I pochissimi produttori rimasti possono utilizzarlo per autoconsumo e non commercializzarlo, ma qualche assaggio può essere ancora miracolosamente possibile.

Punti di interesse

Nella centrale Piazza Vittorio Emanuele II Palazzo Vaccari, inaugurato nel 1876, e ora restaurato, è sede del Municipio. Nel suo giardino e sul lato est, installazioni artistiche contemporanee, dedicate al poeta Andrea Zanzotto.  Scendendo verso il fiume Soligo, la Loggia dei Grani, con il suo colonnato neoclassico, un tempo sede del mercato dei cereali e, di fronte, il palazzo della nobile famiglia veneziana Balbi-Valier. L’imponente edificio risale ai primi dell’800. L’ampio cortile interno è fiancheggiato dagli annessi, un tempo adibiti a opifici e depositi agricoli. Lungo il pittoresco Borgo Stolfi, l’antica Roggia. Dalla passerella pedonale sul fiume, s’imbocca il sentiero naturalistico della “Via dei Troi” che porta fino al centro della frazione di Solighetto: nella piazza la neoclassica parrocchiale dedicata all’Immacolata Concezione e l’ingresso di Villa Brandolini. La “Villa Veneta” risale al XVIII secolo ed è sede del Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene DOCG; dal 1981 ospita mostre d’arte e manifestazioni culturali. 

In centro a Pieve di Soligo, il ponte che collega le due sponde è detto “contenzioso” perché per secoli fu teatro di rivalità tra le due parti in cui erano divise parrocchia e comunità. La riva destra fu soggetta al Comune di Treviso e poi alla Repubblica di Venezia, la sinistra ai contadi dei Brandolini e dei Collalto. 

L’antica parrocchiale, dedicata alla Madonna Assunta, nel 1906 è stata sostituita dal nuovo Duomo. L’edificio, in stile neo romanico, custodisce numerose opere d’arte: la pregevole la pala di Francesco da Milano del 1540, sculture e affreschi di Marta Sammartini e di Giovanni Possamai, opere di Antonio e Giovan Battista Bellucci. Sulla navata destra, l’arca marmorea che raccoglie le spoglie del beato Giuseppe Toniolo. 

Tra Piazza Umberto I e Via Lubin, si trova il complesso dei palazzi Ciassi – Morona, risalenti al XVI secolo. Villa Morona ha una lunga facciata su Via Marconi che termina con la piccola cappella barocca con campanile a vela, dedicata alla Madonna del Carmine. Nella corte interna, si affacciano diversi edifici e una torre, con barchesse laterali. In Via Lubin, sono presenti altri due palazzi seicenteschi, con cortile interno e una torre colombaia, appartenuti alla famiglia Ciassi. 

Lungo la Cal Santa, istituita per devozione nel 1640, si trova la casa paterna di Andrea Zanzotto. Dalla Cal Santa si può arrivare fino all’oratorio del Calvario, rivisitato in chiave barocca nel 1694, grazie alla munificenza della famiglia Ciassi. 

Lungo un agevole pista ciclo pedonale, dal centro si giunge Barbisano, e alla Villa della grande soprano Toti dal Monte.  L’edificio, in stile neogotico, sorge lungo il torrente Lierza, che in alcuni tratti scorre tra imponenti massi erratici che creano a pozze e cascatelle di grande suggestione chiamati “le crode del Pedrè”. In piazza, la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Caterina Martire, con opere di artisti locali.

TREVISO

Informazioni Turistiche

Treviso è il capoluogo della Marca Trevigiana. Denominata città d’acque per la confluenza del Sile con il Botteniga, ospita una serie di polle di risorgiva che danno origine a un fitto reticolo di ruscelli e canali che penetrano e circondano la città, disegnandone la topografia. Il nucleo antico, di origine romana, è localizzato sulla sinistra del Sile e trova il suo cuore pulsante in piazza dei Signori. Treviso ha una rettangolare, con vie strette e tortuose, su cui si affacciano case dalle facciate affrescate, dotate di portici e barbacani.

Risparmiata dagli Unni, Treviso divenne un importante polo commerciale in epoca romana, salvo poi ritrovarsi devastata dagli ungheri.  Tornò poi un centro ricercato e fiorente. Fu dominata dai conti di Gorizia, dagli Scaligeri e da Venezia, da Leopoldo D’Austria, dai Carraresi e dai Visconti, prima di tornare sotto il dominio della Serenissima. Il legame con Venezia è testimoniato dalla cinta muraria e dalle Porte. 

Fra il 1700 e il 1800 a Treviso si alternarono la dominazione Austriaca, il Regno Italico e Venezia. 

Treviso subì bombardamenti sia nella prima che nella seconda guerra mondiale. In particolare, c’è una giornata che viene ricordata con partecipazione e sofferenza, il 7 aprile 1944, giorno in cui 159 bombardieri alleati rasero al suolo l’80% degli edifici provocando almeno 1.600 vittime fra i civili. Da quel giorno, ogni anno, il doloroso viene ricordato con una cerimonia pubblica. 

Treviso unisce dunque storia ed eleganza, tradizione e passione. Una Città da visitare per i suoi palazzi affrescati e per le meraviglie artistiche custodite ai Musei Civici ma anche da vivere per le sue osterie e i luoghi dove Prosecco, cicchetti e piatti della tradizione regnano sovrani.

Gastronomia

La cucina trevigiana segue la tradizione di eccellenza Veneta.

Fra i piatti più caratteristici, che valorizzano i sapori della terra e del mare, ci sono: 

Sopa Coada. La Sopa Coada è un pasticcio di pane, brodo e carne di piccione. La ricetta prevede strati di pane tostato spolverato di formaggio alternati con carne di piccione disossato e rosolato in padella con vino. Il pasticcio è infine inzuppato con abbondante brodo e cotto in forno per un paio d’ore.

Pasta e Fasioi. Pasta e fagioli nella Marca trevigiana è un’istituzione. Viene servita come una zuppa densa di fagioli borlotti o di Lamon passati in una vellutata cremosa mescolati con pasta formato ditalini. A volte è insaporita con cotenna o guanciale e un leggero soffritto. La ricetta tradizionale prevede di servirla con radicchio tardivo crudo sul fondo del piatto e una spolverata di pepe.

Risotto con le rosoline. Le rosoline sono le foglie del papavero raccolte in primavera prima della fioritura delle piante, che crescono numerose nei campi di grano. Vengono sbollentate e utilizzate come contorno, unite ad altre verdure a foglia verde, o per preparare risotti saporiti.

Il “trio” di prodotti tipici è rappresentato sicuramente da Tiramisù, Radicchio e Prosecco. Fra le eccellenze ci sono anche la Casatella Trevigiana Dop, l’Asparago (Bianco del Sile, di Cimadolmo Igp e di Badoere). 

Tiramisù. La ricetta originale del Tiramisù – dolce a base di caffè, savoiardi, zucchero, mascarpone e uova – risale al 1962. Depositario di questa famosissima preparazione è il ristorante Le Beccherie. Il nome deriva dall’espressione dialettale veneta “tirame su”: il riferimento è alla portata calorica dei suoi ingredienti.

Radicchio. La coltivazione delle prime varietà di radicchio a foglia rossa risale al XV secolo. Ciò che rende questo ortaggio unico nel suo genere è la pratica della “forzatura”, applicata alle varietà invernali che, con un artificio del tutto naturale – l’accumulo fuori terra, sotto teloni – vengono stimolate ad emettere foglie più croccanti e saporite. 

Casatella. La Casatella Trevigiana Dop è un formaggio fresco di fattoria che, in origine, veniva preparato nelle case contadine utilizzando il latte eccedente gli usi alimentari diretti. La pasta di questo formaggio è morbida e cremosa e il profumo è lieve, latteo e fresco. Il sapore è dolce con venature lievemente acidule. 

Asparago. Coltivato in Veneto sin dall’età romana, l’asparago si presenta con una colorazione bianco avorio con eventuale lieve colorazione rosa. L’asparago si presta a gustosissime proposte culinarie come il risotto con gli asparagi e gli asparagi gratinati al morlacco.

Bevande

Prosecco. Ottenuto dal vitigno Glera, il Prosecco è legato indissolubilmente all’Alta marca trevigiana. Il Prosecco trova il suo vertice qualitativo a Valdobbiadene dove, sulle colline situate a metà distanza dalle Dolomiti e dall’Adriatico, fra un microclima dolce ed un terreno assai vario, le viti si sviluppano in modo particolarmente equilibrato. Il Prosecco è il “re” dell’aperitivo, ma nelle sue varie tipologie, a seconda del residuo zuccherino, dal più secco “Brut” al “Dry”, delicatamente amabile, può diventare una bollicina di grande versatilità.

Punti di interesse

Treviso è il capoluogo della Marca Gioiosa et Amorosa, nota per lo stile conviviale e per l’appassionato legame al territorio dei suoi abitanti. Uno scrigno che racchiude testimonianze di varie epoche, dalla cinta muraria del Cinquecento ai Palazzi Affrescati, dalla Fontana delle Tette alle osterie tipiche. 

Fra i luoghi più caratteristici di Treviso c’è Piazza dei Signori, ritrovo di tutti i trevigiani. Un vero e proprio salotto fra le storiche sedi istituzionali, dal Palazzo del Podestà con la Torre Civica a Palazzo dei Trecento. Poco distante si trova la Loggia dei Cavalieri, una piazza coperta e affrescata. 

Dalla piazza centrale si snodano il Calmaggiore, via Palestro e le altre strade fra eleganti palazzi, negozi e locali tipici. Nelle osterie che si possono degustare le specialità della tradizione accompagnate dalla tipica bollicina del territorio, il Prosecco. Alla fine del pasto non può mancare l’immancabile tiramisù, il dolce più famoso e più buono del mondo, che proprio a Treviso veniva servito per allietare le serate romantiche. 

Fra i luoghi più amati e caratteristici, location perfetta per le foto di migliaia di visitatori c’è il Canale dei Buranelli, così chiamato per la presenza di un palazzo appartenuto ad una famiglia di commercianti dell’isola veneziana di Burano. 

I sottoportici, i ponticelli, l’acqua e la tipica fauna (dai germani alle gallinelle d’acqua, dalle anatre alle “folaghe) lo rendono un’oasi di tranquillità e una location d’eccezione per gli scatti più artistici. 

L’architettura medievale del centro colpisce per eleganza e maestosità: girando a piedi ci si può perdere nei suoi vicoli e scorgere gli affreschi che decorano i palazzi. Per questo Treviso è anche soprannominata “Urbs Picta”, la “Città dipinta”, per le decorazioni eseguite fra il XIII e il XIV secolo, molte di queste ancora ammirabili semplicemente alzando lo sguardo. 

A Treviso ha sede un polo museale di livello nazionale: la sede principale, il Complesso di Santa Caterina, custodisce preziosi affreschi del ciclo di Sant’Orsola di Tomaso da Modena, fra i primi affreschi al mondo in cui viene descritta la moda dell’epoca. In Borgo Cavour sorge invece il Museo Bailo, che ospita la più grande collezione al mondo dell’artista trevigiano Arturo Martini e di Gino Rossi, definito il più grande impressionista italiano. 

Il Museo Nazionale “Collezione Salce” di Santa Margherita, da poco restituito alla collettività in una veste moderna e digitale, ospita invece la seconda collezione al mondo di manifesti pubblicitari dopo quella del Museo di Parigi.

A Treviso ha sede uno dei teatri più belli del Nord Italia. Sul palcoscenico del “Mario Del Monaco”, in nome di uno dei più famosi tenori italiani, si sono esibiti fra i più grandi artisti della scena lirica mondiale e ancora oggi ospita rassegne, festival e stagioni concertistiche di livello internazionale. 

Con una tranquilla passeggiata sotto viali alberati si possono ammirare le mura difensive che caratterizzavano la città in epoca romana e poi fortificate dalla Serenissima. Ancora oggi le sue porte sono luoghi simbolo della Città: Porta San Tomaso, fra i monumenti più amati, risale al 1518 e trova nel Leone di San Marco scolpito sul fronte esterno una vivida testimonianza del legame con Venezia. Il corso del Sile impreziosisce lo scenario, perfetto per itinerari in bicicletta e jogging. 

Treviso è la città della bicicletta: dalla Restera, percorso ciclopedonale che costeggia il fiume Sile e permette di immergersi nella natura lungo la Greenway che arriva fino al mare. In zona c’è anche la possibilità di noleggio dei mezzi per godere delle meraviglie senza pensieri.

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