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Mondovì

Informazioni Turistiche

Il Monregalese si trova in Piemonte, provincia di Cuneo, nell’area compresa tra le Langhe, le vallate delle Alpi Marittime e la Liguria. Tra le montagne, le colline e la pianura, non lontano dal mare. Parafrasando Manzoni si può parlare di quel ramo delle Alpi Marittime che volge già quasi verso la Liguria tra un terreno che è tutto un valli, piane e dolci colline “a seconda dello sporgere e rientrare di quelli”. Al fulcro di tutto c’è l’antico Monte Regale, quello che in principio (anno del Signore 1198) fu il Mons Regalis, il monte regale. Ma che cos’è il Monregalese? Un meraviglioso Santuario. Colline, ancora colline, a perdita d’occhio, l’aspra e polverosa Alta Langa, i dolci declivi della Bassa, verso Alba. Valli, fiumi, torrenti, montagne. Natura, rocce da scalare, grotte da esplorare, boschi in cui perdersi. Chiese, Musei, arte, cultura, musica. Un’eco infinita di storie, aneddoti, vita vissuta, nascosta dietro ogni singola pietra, ogni casa, ogni monumento. Una complessità, una ricchezza, una vertigine.

Gastronomia

Uno dei fiori all’occhiello del Monregalese è sicuramente l’enogastronomia: alla varietà straordinaria di scenari, montagna, collina e pianura, che si intrecciano nel panorama corrisponde un altrettanto ricca varietà di produzioni ed eccellenze enogastronomiche. Quasi ogni paese ha uno o più prodotti tipici, a partire da Mondovì, che tra i suoi fiori all’occhiello può vantare la Mela della Garzegna, il “rubatà” grissino tipico delle fornerie che lavorano all’ombra della torre dei Bressani. A pochi minuti da Mondovì sorge Carrù, patria dell’allevamento e del bollito, assurto a celebrità internazionale. Poi possiamo menzionare il Cappone di Morozzo (primo presidio Slow Food), il cavolo di Margarita, il cece di Nucetto, la zucca di Piozzo, la lasagna di Ormea, i biscotti di meliga, tipici di Pamparato, la Fragola di Peveragno, il pane di Niella Tanaro. Sono solo alcune delle tante proposte che si possono trovare nel Monregalese, dalla “cupeta” (ricetta tipica realizzata con nocciole e miele). Sul versante dei formaggi l’offerta è davvero ricchissima: si va dal Raschera, tipico dei comuni delle valli monregalesi (e in particolare delle Frabose), al Bruss, antica ricetta di formaggio fermentato, per intenditori. Nella borgata di Val Casotto si produce l’omonimo prodotto caseario, stagionato a pasta dura, davvero una delle produzioni più pregiate. A Murazzano, inoltre, si produce la tipica toma del luogo.

Bevande

 Iniziamo dalla bevanda più autenticamente monregalese di tutte: il Rakikò, liquore tipico che da inizio Novecento accompagna gli aperitivi e i dopocena dei monregalesi. Mondovì tuttavia confina direttamente con la terra di Langa e quindi in città scorrono a fiumi i vini più pregiati del Piemonte, dai nobilissimi Barolo e Nebbiolo, passando per il Dolcetto doglianese, il Barbera che è una koinè enologica del Piemonte. Non vanno dimenticati i bianchi: dall’Arneis alla Favorita, la particolarissima “Nascetta” antico vitigno quasi estinto che da qualche stagione è stato riportato in produzione sulle colline monregalesi. Ha caratteristiche che ricordano i riesling o, in alcune declinazioni, lo spumante. Spumante di cui esiste una pregevole produzione in Alta Langa, invecchiata nelle grotte. Menzione a parte poi meritano le birre. Già perché è proprio dal Monregalese, e precisamente da Piozzo, che a fine anni Novanta, grazie all’intuizione e alla passione di Teo Musso, è nato il movimento delle birre artigianali. Il marchio Baladin è ormai una certezza nel campo, un capisaldo nel mercato mondiale. In questi anni però sono nati altri birrifici che producono ottime birre artigianali, alcune davvero particolari. C’è la San Bad di Niella Tanaro, la Cerea a San Michele, i birrifici carrucesi Carrù e Frè, la villanovese Alabuna. Tra i marchi storici dell’horeca del territorio c’è Acque Lurisia, produttore e imbottigliatore, oltre che di acqua, anche di bevande analcoliche note per la straordinaria qualità delle materie prime, selezionate anche da Eataly per i loro punti vendita.

Punti di interesse

Il Monregalese è davvero una miniera di curiosità e tesori da scoprire, sia culturali che naturalistici. Panorami suggestivi, esperienze straordinarie, luoghi da esplorare. A Mondovì è presente l’unico aeroclub d’Italia interamente consacrato al volo in mongofiera, che una volta l’anno organizza un raduno nei giorni dell’Epifania. Un’attrazione che ogni anno richiama migliaia di persone. Il quartiere antico, di Piazza, raccoglie i tesori della torre del Belvedere e l’antica Agorà della città. Subito alle porte di Mondovì si incontra la colossale cupola del Santuario di Vicoforte: è la più grande del mondo, della particolarissima forma ellittica, ed è un monumento che ha costituito uno dei principali poli spirituali dello stato sabaudo, fulcro di una devozione di portata europea. Incastonato nelle valli monregalesi, tra Pamparato e Garessio, sorge la Certosa di Casotto, una vera e propria gemma recentemente restituita alla fruizione turistica. Inizialmente monastero Certosino, è poi diventato una residenza di caccia dei Savoia. In val Corsaglia meritano una visita le straordinarie Grotte di Bossea: tra le più antiche turistiche d’Italia, con sale meravigliose. Non sono le uniche: gli appassionati di speleologia possono esplorare anche le coloratissime grotte dei Dossi di Villanova (uniche per varietà di colori e di rocce) e la grotta del Caudano a Frabosa Sottana. Altro gioiello, la cappelletta di San Fiorenzo a Bastia è considerata un corrispettivo medievale della Cappella degli Scrovegni. Gli amanti della storia non possono mancare una visita a Briaglia, dove visitare il museo contenente i ritrovamenti del neolitico e la cavità ipogea della Casnea, e Bene Vagienna, per visitare i resti dell’insediamento romano di Augusta Bagiennorum. A Chiusa Pesio spiritualità e natura si intrecciano alla Certosa, da cui parte il percorso per esplorare il parco delle Alpi Marittime, una delle aree protette caratterizzata da maggiore biodiversità e varietà di scenari. Una ricchezza naturalistica che condivide con l’oasi Lipu di Crava-Morozzo, punto di sosta e rifugio di una varietà straordinaria di uccelli, che è possibile osservare nel loro habitat. Gli amanti dello sport hanno solo l’imbarazzo della scelta: nella stagione invernale possono divertirsi sulle piste dei comprensori sciistici, dal Mondolè, con Prato Nevoso, Artesina, Frabosa 2000, alla Via Lattea, con Garessio 2000, Viola St. Gréé, San Giacomo di Roburent. In estate non ci sono limiti, con una straordinaria rete di sentieristica e percorsi, curati dalle associazioni e i vari enti locali, tra cui il Comitato Landandè, che cura un percorso che attraversa ben cinque tra i principali comuni della zona. Un’altra possibile declinazione del territorio è la caccia alla panchina gigante: proprio da Clavesana, nel monregalese, infatti, è partito l’impero creato da Chris Bangle, il designer inglese inventore del Big Bench Project e qui sono disseminate alcune tra le prime produzioni del noto artista. Infine, per avere una visione d’insieme del territorio, non c’è niente di meglio che salire a bordo di una mongolfiera, per un’esperienza di volo unica.

CUNEO

Informazioni Turistiche

Cuneo, capoluogo della provincia Granda, si trova su un altipiano che si allarga e si apre nel maestoso ventaglio della cerchia delle Alpi sud-occidentali. Completamente immersa nella natura del Parco Fluviale da cui è circondata, si è guadagnata l’appellativo di Capitale verde del Piemonte.

Fondata in epoca Medievale (1198), è una città accogliente e ospitale, che si snoda su oltre 8 km di portici, un lungo centro commerciale all’aria aperta diviso tra il centro storico e la città nuova. A unire le due anime, l’elegante piazza Galimberti, circondata da palazzi in stile neoclassico, che tiene viva la memoria della Resistenza e della Medaglia d’Oro di cui la città può fregiarsi. 

Tipica località di montagna, Cuneo è punto di partenza ideale per un viaggio alla scoperta delle Alpi Marittime, tra escursionismo, arrampicata, alpinismo, mountain bike e sci.

Gastronomia

austero ma, allo stesso tempo, gioioso ricettario: antipasti, soprattutto a base di verdure, guidate dal porro Cervere, alcuni primi strettamente legati ai prodotti del territorio (patate e farina di grano), la cacciagione (dal cinghiale al camoscio e così via), gli splendidi porcini, formaggi e castagne e la regina delle carni, la razza bovina piemontese.

Verdure ripiene, frittate e torte salate rappresentano gli antipasti tradizionali di queste parti. Per citarne alcuni: caponèt (la o si legge u), siole piene, friceuj ‘d ris, subric (puré, uovo, formaggio e sale cotti e amalgamati), frittata di erbe aromatiche, torta verde e torta di patate.

Cacciagione, funghi nobili e grandi bolliti, ma anche rarità quali le lumache (come la Helix Pomatia Alpina di Borgo San Dalmazzo, protagonista dell’antichissima Fiera Fredda) o le anguille, rientrano nell’offerta per la portata centrale.

Da non perdere un assaggio dei formaggi locali. La Toma definita genericamente “piemontese”, i Tomini di Melle (Valle Varaita), il Raschera e il Castelmagno sono i “magnifici quattro” degni di menzione.

Pochi tradizionali dolci come il bonét e le torte a base di frutta costituiscono la chiusura del pranzo.

Citiamo infine la “regina” della tavola cuneese: la castagna. Non a caso il castagno che la produce è pure definito l’albero del pane perché da lui l’uomo trae benefici gastronomici ma anche commerciali, sfruttandone frutti, foglie e legname. E il paesaggio collinare e pedemontano del Cuneese è da secoli caratterizzato da quest’albero amico. A tavola le castagne possono finire nel castagnaccio o nel più raffinato Montebianco.

Infine, una visita a Cuneo non può definirsi tale senza un assaggio del celeberrimo Cuneese al Rhum che anche Hemingway apprezzò durante una sosta in città nel 1954.

Bevande

Cuneo e il vino sono un binomio inscindibile. I vini rappresentano infatti l’espressione più alta e più universalmente nota del territorio cuneese. Cuneo, terra di grandi vini, è ai primi posti per numero dei vini Doc e Docg e per superficie vitata a denominazione d’origine e proprio da qui proviene il vino italiano più famoso al mondo, il Barolo. La viticoltura cuneese, esclusivamente collinare, si sviluppa nelle Langhe e nel Roero, si spinge fino al Doglianese e al Monregalese e occupa qualche collina del Saluzzese.

La qualità dei vini nasce nei vigneti e dall’esperienza di viticoltori che continuano a produrre vini nel rispetto della tradizione, pur con un occhio di riguardo alle nuove tendenze. Tradizione che trova conferma nel patrimonio viticolo che si basa fondamentalmente su vitigni autoctoni, frutto di un’evoluzione vite-territorio maturata nel tempo.

I filari di vite disegnano un paesaggio straordinario e suggestivo, contrassegnato da antichi castelli e piccoli borghi abbarbicati sulla sommità dei colli. È dal vino che ha preso avvio la riscoperta dei valori della qualità e della tradizione, che si è estesa poi agli altri prodotti gastronomici ed è divenuta movimento culturale.

Ha invece una storia più recente, ma altrettanto prolifica, la birra artigianale, divenuta negli ultimi tempi un altro prodotto di punta dell’enogastronomia cuneese. Le tante realtà artigianali riescono a tenere assieme i riferimenti alla tradizione con un’attenta ricerca di miscele ed erbe di produzione locale, producendo birre diverse per colore, rotondità e dolcezza, ma in grado di offrire nuove ed entusiasmanti esperienze sensoriali ed un gusto pulito ed equilibrato. Il meglio per coniugare fragranze uniche e personalizzate alla cucina del territorio.

Le Alpi che abbracciano la pianura offrono infine un fiume di acque minerali di qualità, grazie a sorgenti che sgorgano in alta montagna e che donano acque leggere, incontaminate e povere di sodio.

Punti di interesse

Piazza Galimberti è il cuore di Cuneo ed unisce le due anime della città, l’antica Contrada Maestra (oggi Via Roma) ed il proseguimento ottocentesco di Corso Nizza, che attraversano tutta la città tagliandola in due parti quasi speculari. Entrambe le arterie, affiancate da otto chilometri di portici, offrono varie occasioni di shopping e sono lo specchio dei secoli della storia cittadina impressa nelle pietre.

Su via Roma, interessata recentemente da una serie di lavori di riqualificazione che hanno riportato agli originari splendori gli stupendi palazzi medioevali, si affacciano i portali delle chiese più antiche (tra cui gioielli del barocco come la Chiesa di Sant’Ambrogio), il palazzo del Municipio, l’antica Torre Comunale e le case della vecchia nobiltà, mentre le vie più strette nascondono tesori come le chiese di Santa Chiara e Santa Croce, Contrada Mondovì con la sinagoga dell’ex ghetto ebraico, il Teatro Toselli e i palazzi medioevali di Piazza Virginio dominati dall’ex chiesa di San Francesco, recentemente ristrutturata ed entrata a far parte del complesso monumentale più importante della città.

La principale caratteristica della città è l’essere completamente circondata dal Parco Fluviale Gesso e Stura, un’area protetta di oltre 5.500 ettari che abbraccia tutto l’altipiano e si estende ad altri 14 comuni, fino ad incontrare, andando verso le montagne, il Parco naturale delle Alpi Marittime. Per godersi appieno la natura e il paesaggio del parco, sono stati individuati oltre 100 Km di percorsi adatti per escursioni a piedi o in bicicletta con paline, bacheche e leggii in grado di guidare i visitatori alla scoperta del territorio nei suoi tratti naturalistici e storico-culturali.

Oltre al Parco Fluviale, a Cuneo si trovano numerosi viali e giardini, i più famosi dei quali sono il Viale degli Angeli, opera realizzata nel 1720 per collegare la città con il Santuario della Madonna degli Angeli, il Parco della Resistenza, dove ha sede il Monumento alla Resistenza Italiana, e il nuovo Parco Parri, un piccolo Central Park incastonato nella zona sud della città con oltre 8 ettari di area parco, un lago naturalistico, frutteti, giardini, bosco urbano, aree gioco, stazioni di allenamento sportivo e oltre 3 km di piste ciclopedonali.

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