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Tappa

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Domenica 05
Maggio 2024

67.2 km
Dislivello 1700 mt

Tappa adatta a: Ciclisti Esperti

Tudor Partenza tra

G ::

Valdengo -

Santuario di Oropa

(Biella)

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info turistiche

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Valdengo

Panoramica

Popolazione: n. 2.386 al 31/12/2022

Denominazione abitanti: Valdenghesi

Superficie territorio comunale: Ha 772

Altitudine del territorio: max m. 364 s.l.m. – min m. 254 s.l.m.

Stemma e Gonfalone: con decreto reale in data 26 maggio 1942 sono stati concessi lo stemma, “di rosso a cinque fasce d’oro, alla torre merlata alla guelfa, aperta e finestrata attraversante; circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali” ed il gonfalone “drappo di rosa e di giallo riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra decritto con l’iscrizione in argento COMUNE DI VALDENGO”

Gemellaggi: Monastier (Treviso) – Meolo (Venezia) – Odzak (Bosnia – Erzegovina)

Valdengo è adagiata ai piedi delle montagne biellesi, con un territorio che si estende dalle verdi colline alla pianura, con variopinti appezzamenti coltivati. Le abitazioni, per lo più villette e piccoli condomini, hanno ampi e curatissimi giardini che si confondono con i verdi prati e gli estesi boschi.

Gastronomia

La tradizione enogastronomica di Valdengo è tipicamente biellese, con la particolarità di avere subito influssi veneti. Infatti tra gli anni ’50 e ’60 a Valdengo giunsero molte famiglie originarie del Veneto, tra cui anche alcuni degli sfollati della catastrofica alluvione del Polesine del 1951.

Il piatto che si può dire rappresentativo per eccellenza della tradizione biellese è sicuramente la “pulenta cunscia”, una miscela di farina di mais e formaggi tipici cotta a lungo nel paiolo e con una corposa aggiunta di burro di cascina. Le valli biellesi producono una ricca raccolta di formaggi, dai quali emergono la toma ed il maccagno, ed i formaggini freschi, i “tumìn”.

Nel passato i venditori di pesci provenienti dalla Liguria hanno trovato palati in grado di apprezzare i loro prodotti: la “bagna cauda”, con le acciughe vanta caratterizzazioni tipicamente biellesi, e “polenta e merluzzo” con merluzzo salato, cotto con cipolle è diventata parte dei pranzi di numerose famiglie locali. Dal territorio collinare, ricco di castagne, nasce la tradizione di utilizzare tale prodotto per piatti tipicamente locali.

I salumi più tipici del territorio sono i “salam d’la duja” (conservati sotto grasso e preparati con carne suina, sale, pepe e, a volte, con vino rosso), i salami prodotti con carne bovina, carne d’asino, carne di capra e i “salam ‘d patata” nell’impasto dei quali sono aggiunte patate lessate e poco sangue. Originale è la “paletta”, un prosciutto la cui ricetta è stata tramandata fino ai nostri giorni dalla famiglia Marabelli, che ancora lo produce nella propria macelleria di Coggiola.

Sono deliziosi i dolci: “turcit” (pasta di pane, burro e zucchero) “paste ‘d melia” (biscotti dolci con farina di mais), canestrelli, fragranti wafer con cioccolato e nocciole.

Sulle colline valdenghesi è diffusa l’apicoltura, con la produzione di ottimo miele: di acacia, di robinia, di castagno, di tiglio, di rododendro, di tarassaco, di fiori di monte.

Bevande

L’acqua che si consuma a tavola nel biellese è famosa per la sua leggerezza, la “Lauretana” può vantarsi di essere l’acqua minerale imbottigliata più leggera d’Italia, esportata negli Stati Uniti e nel Nord Europa, soprattutto in Gran Bretagna e Belgio. Anche la produzione di birra (prodotta a Biella dal 1846), è ai massimi vertici mondiali grazie alla “Menabrea”, giudicata più volte la birra migliore del mondo del tipo Lager. Sul territorio biellese sono inoltre sorti numerosi microbirrifici, che producono birre di altissima qualità, pluripremiate nei concorsi d settore. I vini biellesi vantano marchi D.O.C. quali Bramaterra, il Lessona, l’Erbaluce… Liquori di erbe di Oropa, Vin Brulé (vino in tegame con zucchero, cannella e chiodi di garofano, portato a bollore e infiammato) ed il Ratafià di Andorno coronano la qualità delle bevande locali.

Il vino di Valdengo fu ricordato dallo storico Giovanni Tommaso Mullatera che nel 1778, nelle sue “Memorie cronologiche e corografiche della Città di Biella” scriveva: “Il vino che sul territorio di Biella ricavasi, a seconda de’ siti più o men bene esposti per la maturazion delle uve, riesce di maggiore o minor bontà; […]. Nelle colline attigue non manca copia di vino delicato e squisito, spezialmente in quelle di Vigliano, Valdengo, Cerretto, Mott’Alciata, Lessona e di altre Terre della Provincia e questi vini parimente abbisognano di un certo tempo per ridursi alla loro maturità e perfezione”.

Punti di interesse

Il castello

La prima notizia del castello risale attorno all’anno 1.000 ed il suo possesso si alternò tra vari casati. Verso la fine del XIV secolo tutta la giurisdizione di Valdengo si trovava in mano agli Avogadro. A loro si deve la trasformazione del rustico maniero precedente in un vero e proprio ricetto, capace di offrire protezione e difesa a tutta la popolazione. Nei secoli successivi il castello fu in parte alienato ad altre famiglie nobiliari e subì, durante le guerre tra il ‘500 e il ‘600, saccheggi e distruzioni, perdendo così ogni funzione difensiva ed assumendo quella di abitazione che conserva a tutt’oggi. Le facciate delle abitazioni sono decorate ed arricchite da fregi, arcatelle, fasce in cotto. Attraversando poi una seconda torre, sulla sinistra, c’è la cappelletta dedicata a Santa Caterina che ospita nell’interno pregevoli affreschi. La parte finale del castello è costituita dalla costruzione più vecchia del complesso, denominata “la casa del Barone”, restituita all’antica bellezza da un’opera di sapiente restauro.

La Chiesa parrocchiale di San Biagio

Dedicata a San Biagio, sorge in collina, appena sotto il castello. È una chiesa barocca del 1600, costruita dopo la precedente della quale si vedono ancora gli archetti pensili di mattoni, risalenti alla fine del 1300. Nata certamente ad una sola navata è stata poi ampliata fino ad arrivare alle dimensioni attuali. Il suo interno ha via via accolto opere di artisti biellesi. Tra questi ricordiamo anche un valdenghese, Francesco della Riva che scolpì attorno al 1649 il pulpito. Nel 1665 la chiesa ebbe il suo fonte battesimale, ad opera di Giovanni Antonio Lace di Andorno. Il portale della chiesa, uno degli oggetti più belli venne scolpito da Giuseppe Comotto di Vigliano nel 1670. Nel 1664 la chiesa si arricchisce del primo portico ampliato poi nel 1846 quando acquisterà la forma attuale. L’altare maggiore e la balaustra vennero scolpiti nel 1789, mentre nel 1928 Gaetano Magnetti di Biella scolpì un grande baldacchino.

S. Andrea

La chiesetta di S. Andrea, la più caratteristica di Valdengo, è la seconda chiesa cluniacense del Biellese dipendente dal Monastero di S. Pietro di Castelletto Cervo. Viene citata negli scritti della bolla di Papa Lucio III del 7/9/1184. Ebbe un passato come cella claustrale di monaci benedettini. Dalla sua incantevole posizione in cima alla collina, con lo sguardo volto verso Quaregna Cerreto, l’Oratorio di S. Andrea, è un piccolo gioiello architettonico che i secoli ci hanno tramandato.

Oratorio dei SS. Lorenzo e Rocco alle Campagne

Nasce da un’idea dell’allora arciprete Don Ferrarotti, per favorire il soddisfacimento dei doveri religiosi degli abitanti lontani dalla chiesa parrocchiale. Già in precedenza la Messa festiva veniva celebrata in un locale di proprietà della famiglia Perona. L’iniziativa di questa famiglia si concretizzò nella costruzione della chiesetta nel 1958, edificata dalla famiglia stessa in ricordo di Rodolfo Mario Perona.

Santuario di Oropa (Biella)

Panoramica

Le origini di questo santuario, che sorge a 1.200 metri di altitudine, sono antichissime: fu prima luogo di passaggio e successivamente di devozione per i pellegrini che salivano a pregare di fronte alla statua della Vergine Nera.

I Savoia, per cui Oropa ebbe una grande importanza simbolica e devozionale, chiamarono i più grandi architetti di corte per trasformare l’antica chiesa nel più maestoso santuario mariano dell’arco alpino.

Il complesso monumentale è inserito in una cornice naturale di straordinaria bellezza, all’interno di una Riserva Naturale Regionale di grande interesse naturalistico che comprende anche il Sacro Monte di Oropa, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Il santuario dista circa 11km da Biella, città e capoluogo di provincia del Piemonte, ai piedi delle Alpi Biellesi, la cui esistenza è attestata sin dall’Alto Medioevo. Dominata prima dai vescovi di Vercelli poi dai Savoia, nell’Ottocento conobbe un grande sviluppo urbanistico e industriale, diventando nota per le industrie tessili.

Biella si sviluppa su più livelli rispecchiando la sua storia: il Piazzo, posto su un’altura (480m s.l.m.) raggiungibile con una panoramica funicolare, è la parte più antica della città e mantiene le caratteristiche di borgo medioevale con porte di accesso e strade acciottolate che si snodano fra palazzi signorili.

Il centro urbano risale all’età romana e custodisce oggi importanti monumenti di diverse epoche, fra cui il Battistero e il campanile, entrambi romanici, e la chiesa rinascimentale di San Sebastiano, elementi architettonici inseriti in un contesto elegante frutto dello sviluppo urbanistico ottocentesco.

Lungo il torrente Cervo spiccano i monumenti di archeologia industriale di cui oggi molti trasformati in centri culturali.

Gastronomia

La cucina locale è di chiara impronta piemontese, sostenuta da aziende note a livello nazionale ed internazionale e dai tanti piccoli produttori che mantengono viva la tradizione del territorio. L’enogastronomia biellese è annoverata a pieno titolo tra le eccellenze del Piemonte.

Tra i formaggi più noti troviamo la Toma, a pasta dura, di latte vaccino, di antica tradizione alpina. Viene prodotta sia con latte intero (tipo Maccagno), sia con latte parzialmente scremato. Le tome delle valli biellesi hanno il riconoscimento del marchio D.O.C. della Regione Piemonte. Questi formaggi sono anche gli ingredienti principali per due grandi piatti tipici: la “pulenta cunscia”, morbida crema di mais cotta a lungo nel paiolo, nella quale viene sciolto abbondante formaggio locale e gustoso burro di cascina e il “ris an cagnùn”, con toma e burro soffritto.

Tra gli insaccati, i più diffusi sul territorio sono i “salam ‘d l’ula”, ossia conservati sotto grasso, preparati con carne suina, sale, pepe e, a volte, vino rosso. Caratteristici sono pure i “salam ‘d vaca”, cioè di carne bovina, i “salam d’asu” con carne di asino e quelli a base di carne di capra.

Più localizzata la produzione dei “salam ‘d patata”, in cui all’impasto vengono aggiunte patate lessate e poco sangue, o dalla “paletta di Coggiola”, un prosciutto di spalla insaporito con sale e pepe, insaccato nella vescica e fatto asciugare all’aria.

A Biella non mancano i dolci: i torcetti che sono biscotti lievitati, friabili, a forma di ciambella ovale. Le “paste ‘d melia” biscotti a base di farina di mais. I canestrelli, fragranti cialde con cioccolato e nocciole.

La grande varietà di fioriture consente di selezionare una vasta gamma di tipologie di miele: acacia, castagno, tiglio, rododendro, tarassaco e millefiori, solo per citare i più diffusi.

Bevande

Biella vanta inoltre una birra di grande qualità e il birrificio attivo più antico d’Italia oltre a molti premi di settore anche per i numerosi micro birrifici ubicati sul territorio che offrono una vasta selezione di birre artigianali, particolari nei gusti e negli ingredienti sapientemente selezionati e miscelati.

Tra i vini del territorio, una D.O.C.G.: l’Erbaluce di Caluso vino giallo paglierino, dal sentore fine che ricorda i fiori di campo e un sapore secco, fresco e caratteristico. Anche il vino rosso è rappresentato con 4 D.O.C.: Bramaterra, Lessona, Canavese e Coste della Sesia, vini rosso rubino, dal profumo caratteristico e intenso, ed un sapore asciutto e armonico.

Un cenno di riguardo merita il Ratafià di Andorno, ricavato dalla macerazione alcolica di ciliegie selvatiche, secondo una ricetta vecchia di 500 anni.

Punti di interesse

Il territorio è caratterizzato da una grande varietà ambientale, ricchezza naturale e storica.

Nel centro storico di Biella è possibile visitare il Museo del Territorio Biellese e il museo della Città di Biella che raccoglie testimonianze dell’intero territorio, da Viverone al Lago della Vecchia, dalla Bessa al Monte Rubello. La visita al museo, collocato all’interno del Chiostro della Basilica di San Sebastiano, permette di compiere un viaggio nel tempo che parte dalla preistoria per arrivare al Novecento.

Da visitare inoltre la Cattedrale dedicata al patrono di Biella, Santo Stefano, edificata nel nucleo di più antica formazione della città. Accanto al Duomo sorge uno degli esempi più significativi di arte romanica in Piemonte: Il Battistero, edificato su un sepolcreto romano.

La Città di Biella e il comune di Pollone ospitano il Parco della Burcina, che si estende sulle pendici di una collina a 826 metri s.l.m. e nel 1980 è divenuto Riserva Naturale Speciale.

Altri parchi naturali nelle immediate vicinanze: l’area protetta “Oasi Zegna” a Trivero, 100 chilometri quadrati di area naturalistica ad accesso libero nelle alpi biellesi.

La “Riserva speciale della Bessa” una delle più grandi miniere d’oro a cielo aperto tra il II e il I secolo a.c., 10 chilometri quadrati posizionati nei comuni tra Biella e Ivrea.

Candelo è anche sede del Ricetto una delle strutture fortificate del medioevo meglio conservate del Piemonte.

Il Lago di Viverone dista poco più di 20 km. Un lago di origine glaciale alimentato in prevalenza da acque sotterranee al confine tra Biella e Torino. È in parte occupato dai centri abitati come Viverone, località turistica meta di vacanze ed escursioni, destinazione ideale per il birdwatching e sport acquatici.

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