È una tappa fuori porta, la prima della terza settimana del Giro-E Enel 2026. La frazione numero 13 parte e arriva infatti in Svizzera: da Biasca a Carì. Solo 33 chilometri e mezzo, ma tosti: il dislivello positivo è di 1.400 metri, con una lunga salita finale al 7,9 per cento medio con punte del 13 per cento.
Panorami incontaminati e arrivo in quota per una frazione non banale che apre una terza e ultima settimana decisamente dura: stesso dislivello della prima (7.700 metri contro 7.600), ma meno chilometri, 310 contro 432, quindi più pungenti.
Biasca, nel Canton Ticino, odierna località di partenza del Giro-E, è parte della regione delle Tre Valli (Riviera, Blenio, Leventina). Sede dal 1920 di una filarmonica, è stato il primo comune ticinese ad avere il cinematografo, dieci anni dopo Parigi, e già nel 1895 vi fu inaugurata una delle prime centrali elettriche del Canton Ticino, che portò ad avere precocemente energia elettrica e illuminazione pubblica nel centro delle Tre Valli. Forse mai luogo è stato più adatto per ospitare la partenza di una tappa del Giro “elettrico”.
Tra i tanti villaggi che si incontrano lungo il percorso merita la sosta almeno Giornico, caratterizzato dalle case in pietra, dalle strade lastricate e da due impressionanti ponti ad arco sul Ticino. Nella Casa Stanga, riconoscibile per la facciata sulla quale si ammirano oltre 50 stemmi fatti dipingere nel XVI secolo da viaggiatori di elevato lignaggio che facevano sosta nel villaggio, si trova il Museo della Leventina dove sono custoditi tesori preziosi e molto interessanti originari della vallata. Dal punto di vista monumentale spicca la chiesa romanica di San Nicolao con affreschi medievali assai ben conservati.
Nel gruppo elettrico, oggi, limitandoci a segnalare gli sportivi, per la seconda volta l’iridato di motociclismo Kevin Schwantz, l’icona dello sci azzurro Giorgio Rocca, l’ex pro svizzero Rubens Bertogliati, due giorni in giallo al Tour de France 2002.