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Giro-E incontra Saimon Polini

Giro-E incontra Saimon Polini, 46 anni, direttore marketing di Polini Motori, azienda di famiglia. Lo fa in occasione dell’inaugurazione di EICMA 2021. Proprio oggi, Saimon Polini è protagonista di un’intervista sull’inserto mobilità de Il Foglio, in edicola.

L’azienda di Alzano Lombardo (Bergamo) ha una lunga storia, che comincia nel 1945 con la produzione di biciclette; poi diventa famosa con i kit di elaborazione dei motori a due tempi (chi non si ricorda il kit Polini per la Vespa?). Nel 2016 la “conversione”: un motore elettrico da montare sulle bici. Oggi è uno dei principali produttori di motori elettrici per e-bike in Italia, con OLI (Cesena), Askoll (Dueville, Vicenza) e FIVE (Bologna), che produce non solo motori ma anche batterie in uno ZEB, Zero Emission Building. Numeri ufficiali non ce ne sono, ma la produzione italiana di motori per e-bike dovrebbe superare i 25mila pezzi l’anno, che non sono pochi.

“Noi produciamo 6 mila pezzi l’anno, che finiscono su bici di alta gamma, ma anche tandem, cargo e city bike”, spiega Polini. “Potremmo aumentare la nostra produzione fino a 8 mila motori, ma molte aziende non stanno assemblando le bici perché mancano le componenti. L’ispirazione ci è venuta quando abbiamo acquistato delle e-bike con il motore nel mozzo posteriore. Il nostro ufficio tecnico ha smontato i motori, poi ha comprato una bici con il motore centrale… da lì è partita la ricerca, sono venuti i prototipi dei primi motori e nel 2017 abbiamo lanciato sul mercato l’EP3, che si chiama così perché è la terza versione prodotta”.

Oggi tutti parlano di e-bike, allora no.

“Quando siamo partiti con il progetto, il 90 per cento del mercato elettrico era fatto di city bike. Il nostro animo sportivo e racing ci ha fatto subito pensare alla bici più difficile da allestire, cioè la bici da corsa. Nel 2017 a Verona abbiamo presentato il nostro motore su un telaio da corsa, una cosa che nessuno aveva mai fatto. Siamo orgogliosi del fatto che abbiamo imboccato la nostra strada e non abbiamo copiato. Come anche del fatto che oggi stiamo facendo crescere tanti piccoli e medi costruttori, che con noi stanno acquistando fette di mercato sempre più rilevanti”.

Perché il motore centrale? Oggi molte bici, da città ma anche da corsa, hanno il motore nel mozzo.

“Il motore nel mozzo è molto limitato, sia come potenza, e quindi prestazioni, sia come sviluppo. Il motore centrale è un motore più strutturato, pesa di più, ma ti consente di pensare al futuro. Infatti, con il nuovo motore che abbiamo presentato a maggio, l’EP3+, abbiamo fatto passi da gigante a livello di software e hardware, con innovazioni che consentono di risparmiare energia durante l’utilizzo e quindi fare durare la batteria più a lungo a parità di prestazioni. È importante avere un motore potente su una bici a pedalata assistita, perché in questo modo non viene mai usato a piena potenza e si risparmia batteria. Noi abbiamo cinque modalità di guida/potenza: la maggior parte delle persone usa solo i primi due o tre. I motori nei mozzi, che hanno meno potenza, vengono usati spesso al massimo, dalle persone che cercano aiuto nella pedalata, e ciò significa consumare la batteria prima. Quello che conta è il rapporto peso-potenza della bici: non sono le bici più leggere ad andare più forte, ma le bici con più potenza. E quando su una bici c’è il motore, non sono i due o tre chili in più a disturbare; a patto, naturalmente, che il motore sia potente”.

Una delle sfide dell’e-bike è l’autonomia, ma è difficile quantificarla.

“Perché nella bici ci sono troppe variabili: bisogna capire quanto pesa la persona, quanto è allenata, che tipo di pneumatici usa, se c’è vento… Quando noi parliamo di autonomia, forniamo un range, non un dato preciso. Ci sono persone che hanno fatto una gran fondo impegnativa come la Nove Colli con i nostri motori e dopo 200 chilometri avevano ancora batteria. Erano però persone molto allenate. Stefano Passeri, campione del mondo EWS, nell’ultima gara in Scozia ha fatto 3.000 metri di dislivello con una batteria: ed era sul bagnato e con una mountain bike, che pesa di più”.

Cosa può dare il made in Italy al mondo dell’e-bike?

“Qualità, design, performance. In Italia forse non abbiamo le aziende che fanno i numeri più grandi, ma abbiamo aziende con nomi importanti. I nostri motori sono al cento per cento Polini: ingegnerizzazione, stampi, prototipi ricavati dal pieno, lavorazioni carter, assemblaggio, è tutto fatto internamente da noi, a Bergamo. I motori Polini sono Polini”.

Cosa fare per incentivare l’uso della bicicletta in città?

“Creare parcheggi per le bici, perché è un mezzo facile da rubare. Io stesso non la uso in città perché non so mai dove lasciarla, soprattutto se uso una bici bella. Se si creassero parcheggi custoditi per le bici, questo invoglierebbe molto all’utilizzo. Sarebbe importante, perché con le bici di oggi, che hanno prestazioni e autonomia sempre maggiori, si può davvero pensare a un utilizzo quotidiano della bici anche per chi vive fuori città”.

“Tornerete a fare il Giro-E, dopo l’esperienza con il team BFD nel 2019?

“Se trovassimo dei team che vogliono equipaggiare le loro bici con il nostro motore, super volentieri, li supporteremo certamente, anche perché tutti coloro che hanno fatto il Giro-E con il nostro motore si sono divertiti tutti”.

NELLA FOTO Stefano Passeri, campione del mondo EWS-E (circuito mondiale dedicato all’enduro su e-bike) categoria Vet 50+ su Fulgor motorizzata Polini.