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Venaria Reale / Bardonecchia 25/05/2018

By 25/05/2018 Gennaio 15th, 2020 No Comments

Prima l’asfalto che punta irto verso il cielo, poi lo sterrato, umido, insidioso, vischioso, ripido. Curve e tornanti, fango e neve, bosco e sole. La carovana del Giro E ha superato, con successo, anche la prova del Colle delle Finestre, la Cima Coppi di questa edizione del Giro d’Italia, e della salita verso il traguardo di Bardonecchia che, insieme allo Zoncolan, sono forse tra le ascese più dure che la corsa rosa ha proposto quest’anno (e non a caso sono state il teatro di grandi imprese che hanno riaperto e rimescolato la classifica generale).

SENZA FIATO: La gara dei team “elettrici” ha preso il via ieri a Sant’Ambrogio di Torino. Trenta e più chilometri in piano, per scaldare la gamba e per la prima delle prove di giornata, quella di regolarità, con i corridori impegnati a mantenere la media costante sopra i 29 orari per oltre 15 chilometri. Tempo di tirare il fiato ed era già ora di imboccare la salita regina di questo Giro: svolta secca a sinistra e le Nytro di Pinarello hanno ruggito sulla prima parte della salita che porta al Colle delle Finestre, la più insidiosa, la più tosta, un chilometro e mezzo da perdere il fiato. E da perdere anche qualche tacca di batteria per chi ha voluto “sgasare” fin da subito e prendere margine sui rivali.

RICARICA: Le batterie, appunto. Si tratta di pezzi agli ioni di litio che offrono assistenza fino a 25 chilometri orari: Pinarello ha immesso le Nytro sul mercato dicendo che una carica completa può accompagnare il ciclista per un dislivello massimo di 1.400 metri. In realtà la performance della batteria si differenzia molto dalla modalità di assistenza scelta dal ciclista, dal peso dello stesso e dalla qualità della sua pedalata. Così alcuni corridori del Giro E sono riusciti a scollinare in cima al Colle delle Finestre con ancora qualche tacca di batteria da poter sfruttare nei tratti successivi. Per altri invece è stato necessario un “cambio in corsa”: come succede per i professionisti in caso di foratura, il gruppo elettrico era seguito da alcuni mezzi di scorta sui quali erano state caricate le batterie di ricambio.

IN VETTA: Mozzafiato, la salita quanto il panorama. “Ma con questa bici è stato mille volte più facile rispetto a una muscolare: ci siamo goduti assolutamente l’ascesa”, hanno detto in coro gli ospiti di giornata, che per qualche ora si sono calati nella parte dei corridori e hanno battuto le stesse strade di Froome e rivali. Così dopo il Colle delle Finestre è arrivato il momento dell’ultimo, terribile, ostacolo di giornata: i 7 chilometri dello Jafferau, quelli prima della linea d’arrivo, hanno dato il colpo di grazia alle energie delle batterie delle Nytro come delle gambe dei corridori. Un tornante dopo l’altro i team hanno mangiato l’asfalto di Bardonecchia con tempi molto simili a quelli dei primi arrivati tra i professionisti. “Divertente, si sente il peso della batteria perché la bici arriva a pesare 13 chili, ma senza di quella non ci sarebbe l’assistenza che mi ha permesso di arrivare in cima senza troppa fatica”, il commento di Marco Verdura, autore di Radio 2, acclamato dai tifosi che affollavano le curve degli ultimi chilometri di giornata e che erano stati “scaldati” dai colleghi di Caterpillar che animano ogni traguardo di tappa.