Tappa 6

RITROVO DI PARTENZA

 

Castelsantangelo sul Nera

INCOLONNAMENTO

 

12:10

KM 0, VIA UFFICIALE

 

12:15

KM

 

82.4

ARRIVO

 

Ascoli Piceno (San Giacomo)

ORARIO DI ARRIVO

 

15:16

Tappa 6 | 13 Maggio 2021 | 82.4 km

Castelsantangelo sul Nera >
Ascoli Piceno (San Giacomo)

Castelsantangelo sul Nera

L’incantevole mosaico di piccoli centri montani che si snoda lungo il fiume Nera, era circondato da picchi rocciosi naturali roccaforti di potenti signori che dominavano le valli. Castelsantangelo sul Nera deve il proprio nome all’ antica presenza di un castello fondato nel VII secolo da presenze longobarde che si affidarono alla protezione di San Michele Arcangelo, ora patrono del paese. Verso la fine del IX secolo il conte feudatario di Visso trasferisce la sua residenza alle pendici del monte Cornacchione, nei pressi dell’attuale Nocria, avviando un percorso di potere al servizio degli imperatori, che fini per scontrarsi con quello, sempre in aumento dei monasteri, tra i quali emerse l’abazia di San Eutizio. La lotta tra Impero e Papato nel XII e XIII secolo vide l’alternarsi dei due poteri e l’emergere delle libertà Comunali. Cosi accadde per l’ultimo Signore di Castelsantangelo sul Nera, Tipoldo di Farolfo di Nocria che nel 1255 cedette tutte le sue proprietà all’ormai potentissimo Comune di Visso per esserne nominato Podestà. Nocria venne distrutta e venne costituita la fortezza di Sant’ Angelo, punto di riferimento per l’intero comprensorio di ville e castelli circostanti con le caratteristiche di centro politico amministrativo della Guaita Montana, unità facente capo a Visso. Da questo momento in poi si assiste all’alternarsi tra libero governo del Comune di fede ghibellina e l’assoggettamento al Papato.

Luoghi di interesse

Un nucleo storico triangolare circondato da una severa cinta muraria con 5 porte d’ accesso che conservano ancora le decorazioni originarie e la torre di vedetta a dominare la dolcezza del paesaggio circostante. Nella Piazza principale la Chiesa di San Sebastiano con affreschi del VII secolo e dove tradizione vuole che sotto il pavimento si sia conservato lo stendardo strappato ai norsini in occasione della mitica battaglia del Pian Perduto. La Chiesa di San Martino con affreschi del ‘300 e ‘ 400 di scuola umbra alcuni attribuiti a Paolo da Visso. Il Monastero di San Liberatore sempre abitato da monache Benedettine di stretta osservanza claustrale, con all’ interno un insieme di volte e di stretti corridoi dove spiccano lo splendore della pietra viva e gli affreschi di Paolo da Visso.

Ascoli Piceno

Le origini della città sono avvolte nel mistero, ma è abbastanza sicuro che vi fosse la presenza umana già dall’età della pietra e che la zona fosse abitata già nell’epoca neolitica. Secondo una tradizione italica, la città venne fondata da un gruppo di Sabini, che vennero guidati da un picchio, uccello sacro a Marte, durante una delle loro migrazioni detta ver sacrum. I Sabini si sarebbero fusi con altre popolazioni autoctone dando origine ai Piceni, che fondarono Ascoli 1600 anni prima della fondazione di Roma. La storia di Ascoli Piceno affonda le sue radici nella notte dei tempi e ancora oggi in città si respira un’atmosfera carica di sensazioni e suggestioni diverse. È impossibile non cogliere le diverse anime di Ascoli passeggiando per le vie del centro storico, che con la loro impostazione tipicamente romana fanno da cornice ad alcune tra le piazze rinascimentali più belle d’Italia. La leggenda narra che Alarico, re dei Visigoti, affascinato dalla sua bellezza decise di risparmiare la città e i suoi abitanti. Dal periodo romano alla dominazione longobarda, dal Medioevo al Rinascimento, fino ad arrivare ai giorni nostri, la commistione di epoche e culture diverse ha fatto di Ascoli Piceno una città nota in tutto il mondo. Un po’ come per Alarico, i visitatori che giungono ad Ascoli non possono non rimanere incantati di fronte allo splendore del centro storico e alle bellezze della città. Visitare Ascoli, andando alla scoperta della sua storia e dei suoi capolavori, equivale a vivere un’esperienza indimenticabile.

Luoghi di interesse

PIAZZA DEL POPOLO – Il principale punto di interesse della città è la splendida Piazza del Popolo, a ragione tra le piazze più belle d’Italia. Piazza del Popolo acquista l’attuale aspetto regolare nei primi anni del Cinquecento con l’armonioso colonnato di archi tutti diversi – la cui ampiezza si regola sui lotti delle proprietà retrostanti – che uniformarono, secondo l’ideale rinascimentale, le irregolari botteghe medievali affacciate sulla piazza. Gli edifici più importanti della piazza rappresentano i tre poteri: politico (palazzo dei Capitani del Popolo), religioso (chiesa di S. Francesco) e commerciale (loggia dei Mercanti). Palazzo dei Capitani, residenza, nei secoli, del Capitano del Popolo, del Podestà, poi degli Anziani ed infine dei Governatori Pontifici, è un vero e proprio libro di testo della storia della città. Dal sec. XIII, epoca della fusione di tre edifici medievali e di una torre gentilizia, riadattata a campanile, si sono susseguite nel tempo notevoli trasformazioni. La chiesa di San Francesco, la cui costruzione iniziò nel 1258 e terminò con la cupola nel 1549, è un imponente esempio di architettura gotica. Addossata al fianco della chiesa di S. Francesco, svetta la cinquecentesca loggia dei Mercanti in stile bramantesco con le colonne poggianti su alti dadi per dare più slancio alla costruzione.
La loggia fu fatta erigere dalla potente Corporazione della Lana. PIAZZA ARRINGO – La Piazza dell’Arengo o Piazza Arringo, è così chiamata dalle adunanze popolari che vi si tenevano, fin dalle origini della vita politica della città, sotto un olmo. Ancora oggi è il centro civile e religioso di Ascoli, segnata dalla presenza della Cattedrale, dei palazzi dell’Episcopio e del Palazzo Comunale detto dell’Arengo. La Cattedrale sorge sul luogo di un edificio pubblico romano. II Battistero di S. Giovanni è uno dei più notevoli esempi di architettura romanica in Italia. Il palazzo, sede della Pinacoteca Civica e del Comune, incorpora gli antichi edifici medievali di cui alcune parti sono ancora visibili nelle due sale a tre navate del piano terra (dove venivano immagazzinate le merci destinate ai mercati), e nel vasto salone al piano superiore con copertura a capriate. TEATRI – Ascoli Piceno è l’unica città delle Marche ad avere due teatri storici: il Teatro Ventidio Basso e  ilTeatro dei Filarmonici. Di fronte al Chiostro Maggiore di San Francesco e a pochi passi dalla splendida Piazza del Popolo, nel cuore della città di Travertino, è situato il Teatro Ventidio Basso, con quattro ordini di palchi e un loggione a galleria e con facciata neoclassica in travertino. Il Teatro dei Filarmonici, recentemente ristrutturato, è un piccolo gioiellino della città delle Cento Torri. PINACOTECA CIVICA – Istituita ufficialmente il 4 agosto 1861, vigilia della festa patronale di Sant’Emidio, per merito di due artisti ascolani, Giorgio Paci (1820-1914) e Giulio Gabrielli (1832-1910), la cospicua raccolta artistica, con oltre 800 oggetti tutt’ora esposti, è ospitata “ab antiquo” nell’imponente Palazzo Arringo. Le opere sono ambientate in splendide sale, ammobiliate con rare consolles, poltrone, specchiere e cassettoni del XVIII e XIX secolo che, con i preziosi tendaggi ed i lampadari di Murano, ricreano l’atmosfera e la suggestione di un palazzo aristocratico.

Gastronomia

Che siate cittadini o turisti, quando ci si trova ad Ascoli Piceno è impossibile non assaggiare la tipica “Oliva Ascolana del Piceno DOP”. L’antichissima varietà di oliva (cultivar) “ascolana tenera” e il prodotto “Oliva Ascolana del Piceno DOP” sono ambasciatrici nel mondo di una cultura agraria e gastronomica esclusiva del territorio Piceno, da cui prendono il nome. In epoca romana imperiale, le olive ascolane erano note come “olivae picenae” ed anche “colymbades” (=”immerse”) con parola di etimologia greca. I romani le consumavano sia all’inizio del pasto per stimolare l’appetito che a fine pasto per pulire la bocca, come ci raccontano molti autori latini, da Plinio a Columella. I Monaci Benedettini Olivetani, nel Monastero di S. Angelo Magno di Ascoli Piceno, nel XV sec. furono i primi ad operare la “concia” delle olive e a testimoniare il carattere di una “industria” locale basata sulla preparazione delle olive da tavola. Ciò che consente la valorizzazione economica del prodotto è la tecnica di trasformazione basata sui caratteri del prodotto originario e sull’uso di un carbonato alcalino per estrarre le sostanze amare dalle olive. Le tecniche di cosiddetta deamarizzazione, per rendere commestibilii le olive, sono state migliorate nel corso del tempo; il saper fare, grazie all’innovazione tecnologica e alla ricerca, offre risultati di minore impatto ambientale, prolungando la conservazione delle olive e i loro pregi salutistici. La cultivar “ascolana tenera” è stata riconosciuta nel 2005 dall’Unione Europea come “denominazione di origine protetta” sia come oliva da mensa che come oliva ripiena con farcitura a base prevalente di carni, ottenuta usando l’oliva della varietà “ascolana tenera” in salamoia come ingrediente primario e caratterizzante. Che venga degustata in salamoia oppure come primario e caratterizzante ingrediente della oliva ripiena DOP, il processo per coltivare e ottenere il “frutto” della varietà “ ascolana tenera” e renderlo commestibile come oliva “da mensa” è il vero fulcro della unicità e della rinomanza dell’Oliva Ascolana del Piceno DOP.

Bevande

L’Anisetta Meletti è la bevanda tipica della città di Ascoli Piceno. Fu ideata e prodotta per la prima volta nel 1870 da Silvio Meletti, che perfezionò e migliorò un liquore a base di anice prodotto artigianalmente nella piccola bottega della propria madre. Silvio Meletti postosi in mente di dare al paese un prodotto sempre più fine tale da reggere il confronto delle costosissime anisette estere, si impegnò nello studio di trattati italiani e francesi sulla distillazione e confezione dei liquori fino al punto di far costruire, su sua idea e suoi disegni, un alambicco a bagno maria a lentissima evaporazione onde ottenere un alcoolato il più aromatico possibile. Ascoli Piceno e il suo territorio offrono inoltre una vasta gamma di vini DOC e DOCG, senza dimenticare una particolarità locale di grande tradizione locale certificata IGP: il vino cotto. In una ristretta area comprendente 13 comuni della provincia di Ascoli Piceno, tra i quali parte del territorio comunale del capoluogo, si produce il Rosso Piceno Superiore, un rosso mediterraneo di antichissima tradizione che testimonia la vocazione vitivinicola della civiltà picena. Un vino peculiare di questa area storica, delimitata a sud dal fiume Tronto, ad ovest dalla montagna e ad est dalla costa adriatica e beneficia di un congruo affinamento oltre che delle particolari condizioni pedoclimatiche. Anche il Falerio è un vino bianco di antica storia, per il quale il riconoscimento in epoca contemporanea arriva nel 1975 con l’entrata del Falerio dei Colli Ascolani tra le DOC italiane, integrata nel 1997 con l’aggiornamento del disciplinare di produzione e l’ingresso nell’uvaggio a base di Trebbiano di due vitigni autoctoni come la Passerina ed il Pecorino. Da non perdere, ad Ascoli e dintorni, l’assaggio del vino cotto: un straordinario, che racconta una viticoltura d’altri tempi e che oggi viene riproposto e tutelato da appositi disciplinari che ne prevedono anche le forme di affinamento come IGP.