Tappa 3

RITROVO DI PARTENZA

 

Giardini Naxos

INCOLONNAMENTO

 

10:30

KM 0, VIA UFFICIALE

 

10:35

KM

 

101.2

ARRIVO

 

Villafranca Tirrena

ORARIO DI ARRIVO

 

13:58

Tappa 3 | 6 Ottobre 2020 | 101.2 km

Giardini Naxos >
Villafranca Tirrena

Giardini Naxos

Una rinomata località turistica in provincia di Messina e a soli 45 km da Catania, un paese di 9 mila abitanti sul promontorio di Capo Schisò, dove sorse la prima colonia della Magna Grecia. Già il nome nome parla del suo antichissimo passato (fu fondata nel 735 a.C., il nome “Naxos” viene dall’omonima isola del Mare Egeo). Oggi è un vero forziere di storia, natura, cultura e archeologia, racchiuso tra lo splendore del Mar Ionio, Taormina e la magnificienza dell’Etna. Non a caso si tratta di una delle mete preferite dal jet set internazionale nel Mediterraneo, le spiagge e il mare di Giardini Naxos sono celebri. Ma Giardini è località turistica davvero per tutti, con tutti i tipi di strutture ricettive (case vacanza, camping, B&B, fino agli hotel di lusso), tutti garantiscono sempre un alto livello qualitativo nell’ospitalità. La stagione turistica è praticamente lunga tutto l’anno, con molti eventi che vedono spesso la partecipazione di grandi artisti internazionali.

Enogastronomia

Giardini Naxos è storicamente punto focale di tanti “Assi viari” tra il mare, l’Etna e l’interno della Sicilia orientale, è la terra della bellezza ancestrale raccontata da Omero, la terra che sprigiona l’energia di Efestus, il Dio Vulcano. Qui ogni prodotto è un’eccellenza. Qui la Natura chiede rispetto, ma in cambio offre i frutti migliori. Dall’eccezionale pesce dello Ionio all’Arancia rossa e poi: Pistacchio verde di Bronte e il Miele, la cui produzione è un fiore all’occhiello del territorio etneo ma non solo; il “Limone Interdonato” (non aspro come l’agrume normale); lo straordinario Olio extravergine di oliva (dall’Etna, dei Nebrodi, delle Vallate della Riviera Ionica); il Fico d’India dell’Etna; il settore caseario, con il pecorino siciliano la cui storia risale ai tempi mitici di Ulisse e dei Ciclopi e poi ciliegie, mele, pere, nocciole, funghi…

Un discorso a parte merita “Sua maestà” il Vino, la grande eccellenza del territorio, riconosciuto con il marchio “Etna DOC”. I vini dell’Etna hanno una personalità legata ai vitigni autoctoni e alla zona di produzione, ogni versante del vulcano, per esposizione, altitudine e distanza dal mare, produce effetti diversi sul vitigno e sui vini prodotti per  mineralità, freschezza ed equilibrio alcolico. Alle pendici del vulcano si trovano vigneti tra i 400 e gli 800 mt. sul livello del mare. I vitigni legati a questo territorio sono il Nerello Mascalese, il Nerello Cappuccio, il Carricante e il Catarratto.

Luoghi di interesse

Non solo mare e spiagge ma anche storia e cultura: a Schisò non si può rinunciare a visitare la vasta area archeologica, con un Antiquarium che vanta una ricchezza di reperti davvero straordinaria, come pure l’antico “Fortino” difensivo e il Castello di Schisò, per poi finire sotto la scenografica statua della “Nike” che saluta il mare e i viaggiatori dalla Punta di Schisò (o di Naxos).

Villafranca Tirrena

Sorge quasi all’estrema punta orientale della Sicilia a pochi chilometri da Messina, si estende dalla fascia costiera tirrenica fino le pendici delle colline adiacenti dove troviamo i borghi di Serro e Calvaruso. Grazie alla posizione geografica, agli ottimi collegamenti stradali e ferroviari e alle possibilità logistiche di cui gode, la cittadina rappresenta una meta perfetta per chi ama arricchire il proprio soggiorno sotto il profilo culturale e naturalistico.

Enogastronomia

Numerosi piatti tipici della classica tradizione siciliana possono essere gustati a Villafranca: pasta con le sarde, calamari ripieni, pasta con la mollica tostata e acciughe, pasta aglio, olio e peperoncino; piatti sapientemente integrati con altri aromi che, inseriti dagli chef locali, danno ad ogni piatto un sapore unico. Vini: Faro, Nero d’Avola, Passato e Malvasia, Sciare di Est Rosso/Bianco ed Antichi Vinai accompagnano degnamente tali piatti.

Luoghi di interesse

Il Castello,  edificato nel 1590 ma le origini risalgono al IX sec. d.C. è un elegante palazzo racchiuso in una cinta muraria rinforzata da torri angolari che gli danno l’aspetto di un maniero. Il Santuario Ecce Homo di Calvaruso  con annesso convento dei frati riformati, edificato nel 1619, conserva una statua lignea di Cristo Ecce Homo che ogni anno richiama migliaia di turisti e pellegrini. Il Museo della Medicina, uno dei pochi esempi nel settore in Italia e all’estero, custodisce una cospicua e interessante raccolta di strumenti medici risalenti al 1700. La Chiesa Madre, dedicata a S. Nicola di Bari, al suo interno si conservano una croce lignea del XVI sec. ed altre pregevoli statue  del XVII sec. Altre opere artistiche sono custodite nella altre chiese parrocchiali di S. Gregorio (fonte battesimale bizantino) La chiesetta rurale dedicata a S. Croce (1350 ca) che manifesta i segni della presenza nel territorio dei Cavalieri Templari, La chiesa di S.Margherita, Madonna della Candelora e Nostra Signora di Lourdes. I Geositi, giacimenti rocciosi visibili in superficie che testimoniano uno degli eventi più straordinari della storia geologica del nostro pianeta; la crisi di salinità che colpì il mar mediterraneo tra i 7 e i 5,5 milioni di anni fa, unitamente alla pietra di Bauso (rocce calcaree di colore grigio/rosato) costituiscono un itinerario interessante per i cultori del settore.

Storia

La storia romanzata da A. Dumas padre, pubblicata a Parigi nel 1868, del bandito locale Pasquale Bruno. Il “Bamparizzu” (falò) interessante cerimonia che si svolge la sera del 5 dicembre in Piazza Castello; in questa occasione vengono bruciate fascine di legname e simbolicamente una barca in onore del S. Patrono. Alla croce lignea conservata nella Chiesa di S. Nicola è legata una curiosa leggenda: si narra che per ingraziarsi i favori del santo la croce venisse portata in processione alla spiaggia e qui bagnata con acqua di mare. Ma per alcuni anni consecutivi avvenne che colui che portava materialmente la croce, entro l’anno morisse. Come è intuibile, la tradizione si perse perché non ci fu più nessuno disposto a portare la croce.