Tappa 13

RITROVO DI PARTENZA

 

Refrontolo

INCOLONNAMENTO

 

KM 0, VIA UFFICIALE

 

KM

 

25.4

ARRIVO

 

Valdobbiadene (Prosecco Superiore Wine Stage)

ORARIO DI ARRIVO

 

Tappa 13 | 17 Ottobre 2020 | 25.4 km

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Valdobbiadene (Prosecco Superiore Wine Stage)

Refrontolo

Nei documenti medievali il villaggio viene chiamato in diversi modi: Roncum Frontulum, Ronco Frontulo, Roncofrontolo nel 1128 e Refrontali nel 1266, Refrontolo dal 1540. Il primo documento nel quale si parla del villaggio di Refrontolo risale al 1075. In tale documento, denominato “Traditio Avasia”, si fa riferimento ad un Turingo, longobardo di nazione, il quale dona al monastero dei Santi Candido e Corbiniano di Innichen e al suo abate, vescovo di Frisinga, diversi beni compreso tutto il beneficio della chiesa in (Ronco Frontulo) Refrontolo e quattro poderi situati nel medesimo villaggio. Il territorio di Refrontolo è stato, prima terra di proprietà dei Longobardi, poi, nel secolo IX demanio dello Stato e nel secolo X° terra del feudo del vescovo bellunese Giovanni II.   Gli abitanti di Refrontolo il 2 gennaio 1266 giurarono fedeltà al podestà del comune di Treviso. Con decreto 22.12.1807 firmato da Napoleone, Refrontolo venne elevato per la prima volta a Comune autonomo.

Enogastronomia

La sopressa è uno dei prodotti più radicati nell’identità della pedemontana trevigiana. Lo spiedo di carne miste selezionate, arrostito a fuoco lento per almeno 5/6 ore. La polenta macinata dall’antico Molinetto della Croda dal 1630.

Il Refrontolo Passito DOCG, ottenuto da uva Marzemino, è un vino da dessert, da conversazione, di un bel colore rosso rubino con orli violacei, amabile, sapido, ricco di profumi con nota di mora di rovo e di marasca. Raggiunge i 12-14 gradi.

Luoghi di interesse

  • Il simbolo di Refrontolo è il Molinetto della Croda, nella valle del Lierza, che rappresenta uno dei più suggestivi angoli della Marca Trevigiana. Nei suoi quasi quattro secoli di storia ha ispirato artisti e incantato migliaia di visitatori.
  • Chiesa Santa Margherita
  • Tempietto Spada
  • Villa Battaglia-Spada
  • Villa Corradini
  • Villa Buosi

Attività su mobilità ecosostenibili

Il territorio di Refrontolo si estende in un dolce territorio collinare con suggestivi paesaggi viticoli lungo la valle del Crevada e naturalistici nella parte a nord, dove è presente una buona rete sentieristica.

Valdobbiadene (Prosecco Superiore Wine Stage)

Valdobbiadene è un’importante cittadina della zona delle colline del Conegliano Valdobbiadene, itinerario ideale per il turista alla ricerca di vini e prodotti d’eccellenza ma anche di borghi storici e bellezze naturalistiche, di antiche origini, ricca di interessanti architetture religiose e ville venete.

IL PROSECCO SUPERIORE DOCG

  • La storia del Prosecco Superiore DOCG inizia sulle colline di Conegliano Valdobbiadene: un territorio piccolo e prezioso situato a 50 chilometri a nord di Venezia e a 100 a sud dalle Dolomiti. Qui la produzione del vino risale a tempi antichi e nel corso dei secoli l’incessante opera dell’uomo ha plasmato il paesaggio creando uno scenario unico, caratterizzato dai vigneti che letteralmente ne ricamano le colline. Il successo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore muove i primi passi nel 1876, anno di fondazione della Prima Scuola Enologica Italiana a Conegliano e nel 1923 dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura. Grazie a questi centri di studio e ricerca i viticoltori imparano a impiantare i vigneti di alta collina, in particolare nei comuni intorno a Valdobbiadene, dove la coltivazione della vite è definita eroica, perché realmente ardua a causa delle pendenze che possono arrivare al 70% e che costringono a un’agricoltura quasi esclusivamente manuale.
    Infatti per coltivare queste vigne occorrono fino a 800 ore di lavoro per ettaro contro le 150 in pianura.  Intanto in cantina si perfeziona la spumantizzazione, con metodo italiano, che prevede la rifermentazione in autoclave, i grandi recipienti a tenuta di pressione. Grazie agli studi della Scuola Enologica il metodo italiano o charmat è stato perfezionato fino a definire un metodo specifico per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Per tutto il Novecento vanno delineandosi le caratteristiche e i ruoli dei due centri che abbracciano la zona, Conegliano, capitale “culturale” grazie alla presenza della Scuola Enologica e Valdobbiadene, capitale “produttiva” grazie alle numerose aziende che popolano il territorio. Nel 1962 un gruppo di 11 produttori dà vita al Consorzio di Tutela del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene proponendo un disciplinare di produzione per proteggere la qualità e l’immagine del proprio vino. Nel 1969 il Consorzio ottiene per il Prosecco Superiore la Denominazione di Origine Controllata e nel 2009 la Denominazione di Origine Controllata e Garantita, massimo riconoscimento qualitativo per i vini italiani. I produttori hanno deciso di valorizzare già nel nome il territorio, anteponendo al nome di Prosecco quello delle cittadine simbolo dell’area: “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. La storia della Denominazione prosegue, incalzata dal successo sui mercati nazionali e internazionali, e non abbandona mai la cura per l’ambiente; Conegliano Valdobbiadene è la più estesa zona in Europa che ha vietato l’uso del glifosato, la sostanza chimica più discussa degli ultimi anni, che continua ad essere utilizzata in moltissime aree agricole italiane ed europee. Si tratta del risultato di un lungo e preciso lavoro sinergico e di grande cooperazione tra amministrazioni locali dei 15 Comuni della Denominazione e il Consorzio di Tutela. Il risultato dell’equilibrio tra l’attenzione per la produzione e per l’ambiente è il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità Unesco dell’intero territorio.

Enogastronomia

  • Prodotto gastronomico di lunga tradizione, lo spiedo d’alta Marca è un piatto della tradizione gastronomica del territorio. Trova la sua patria d’elezione nel comune di Pieve di Soligo, che ogni anni organizza una serie di eventi per celebrarlo. Nel 2010 è stato riconosciuto come “Prodotto tradizionale certificato”.
  • Un tipico spuntino della zona invece è il tagliere di salumi affettati e pane bianco fatto in casa accompagnato da un calice di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore . In particolare, segnaliamo l’Ossocollo, salume preparato con la carne del collo del maiale e la Sopressa Trevigiana, un salume a pasta morbida e dolce.
  • I formaggi, invecchiati e freschi, fanno parte da sempre della convivialità trevigiana: accompagnati semplicemente al pane o alla polenta o serviti su un tagliere insieme a un bicchiere di vino. Le tipologie più particolari sono il Morlacco del Grappa, il “Formajo Imbriago” affinato nelle vinacce e in genere i formaggi di malga, in particolare quelli del Monte Cesen. La Casatella Trevigiana Dop è formaggio fresco di vecchia tradizione contadina, nel passato preparata dalle massaie col poco latte a disposizione. Il nome deriva dal latino “caseus”, quindi piccola toma di formaggio fresco. Ha un profumo lieve, di latteo e fresco, e un sapore dolce, caratteristico da latte, con venature lievemente acidule.
  • Le zone collinari e quelle pedemontane sono ricche di ambienti in cui i funghi hanno sempre avuto notevole diffusione. In particolare i “brisot” (i porcini) proposti in insalata oppure cotti, ridotti in salsa, trifolati, in umido o fritti. Molto apprezzati anche i “ciodet” tradizionalmente cotti al tegame accompagnati con la polenta, oppure utilizzati nei sughi per condire le paste, nelle zuppe, nei risotti.
  • marroni di Combai, frutta tipicamente autunnale, parente stretta della castagna, hanno la forma di un cuore, la buccia striata di colore marrone chiaro e la polpa dolce, sono generalmente consumati arrostiti ma possono anche essere cotti al forno o lessati. Trovano largo impiego in pasticceria, per la preparazione di dolci e confetture.

Luoghi di interesse

  • la chiesa parrocchiale di Guia, attribuita al Canova;
  • la chiesa quattrocentesca di San Gregorio;
  • Villa dei Cedri, un antico opificio ottocentesco;
  • Proseguendo si arriva nella zona cru del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG: l’area del Cartizze, 108 ettari di vigneto, che dà il nome al celebre spumante, prodotto tra le colline più scoscese di Santo Stefano, Saccol e San Pietro di Barbozza, dove ha sede anche la Confraternita di Valdobbiadene.

Nei pressi del comune di Valdobbiadene si sviluppano altri centri che meritano una visita.

  • Nel comune di Vidor degna di nota è l’Abbazia di inizio XII secolo, distrutta durante la seconda guerra mondiale, e in parte restaurata. Sul sito dove sorgeva il castello, si svolge ogni anno a settembre il “Palio di Vidor”, manifestazione che ricorda i numerosi assalti subiti dalla fortezza.
  • Farra di Soligo la vista della Chiesa di San Virgilio, circondata dai vigneti, sull’alto di Col San Martino, permette di godere della bellezza di tutto il paesaggio circostante. Costruita intorno al 1100, si presenta con due grandi orologi esterni e un robusto campanile romanico. L’unica navata interna è abbellita da una serie di capriate in legno e affreschi del XV secolo.
  • Da Valdobbiadene si può partire per addentrarsi in uno dei territori più suggestivi della zona: le colline più settentrionali della denominazione, dove i vigneti, coltivati su pendenze impervie, disegnano uno scenario particolarmente suggestivo. Il percorso raggiunge i comuni di Miane e Campea dove ci si sentirà immergersi in uno dei paesaggi più incantevoli e preziosi del territorio. Infine, sempre muovendosi da Valdobbiadene, verso est si giunge a Follina, dove si può visitare l’Abbazia cistercense di Santa Maria di Follina, eretta su un precedente edificio benedettino nel XII secolo, oggi ancora sede di monaci che ne tengono viva l’attività.

Storia

Valdobbiadene: porta d’accesso al Paesaggio Unesco

Valdobbiadene, terra su cui “eternamente fiorisce la vite sotto la montagna dalla nuda sommità ove il verde ombroso protegge e ristora”, diceva Venanzio Fortunato (530-603 ca.), celebre poeta latino e vescovo , è un piccolo borgo protetto dalla mole del Monte Cesen e in aperta comunicazione con le sue borgate e le sue frazioni: un tessuto urbano senza confine tra centro e periferia, nella cui grande piazza principale confluiscono sei strade che lambiscono anche le borgate, i campi e i vigneti più suggestivi e impervi. Oggi a Valdobbiadene risiedono 10.200 abitanti. Percorrendo la Strada del Prosecco si entra a Valdobbiadene in piazza Marconi; con uno sguardo sulla piazza ci si sentirà trasportati nel mondo classico, la sua architettura e i suoi miti. Basta alzare gli occhi, dopo aver incrociato un vigneto che sembra un arazzo, e la vista si posa, sulle pendici del Cesen, sopra il “Domion”, forma dialettale di Endimione, simbolo di Valdobbiadene, che il mito greco ci dice essere un bellissimo giovane pastore, figlio di Etlio e di Calice. La dea della caccia, Diana, se ne innamorò perdutamente e Zeus gli concesse il sonno eterno per conservare la sua bellezza, assicurandogli una giovinezza senza tempo. Diana è raffigurata nello stemma comunale, cosicché queste due figure mitiche risultino indissolubilmente legate al valdobbiadenese. D’altra parte, beltà e fertilità contraddistinguono queste colline, grazie al sapere fare e all’abnegazione con cui migliaia di viticoltori curano i loro piccoli appezzamenti, tanto che qui i vigneti paiono giardini, ’esito di una sapiente arte topiaria, su pendii che possono anche farsi ertissimi, vertiginosi, come sui poggi del Cartizze, che il poeta Giovanni Comisso vede susseguirsi, dentro un mosaico agricolo senza uguali.