Tappa 10

RITROVO DI PARTENZA

 

Marotta - Mondolfo

INCOLONNAMENTO

 

11:25

KM 0, VIA UFFICIALE

 

11:30

KM

 

101.1

ARRIVO

 

Rimini

ORARIO DI ARRIVO

 

15:07

Tappa 10 | 14 Ottobre 2020 | 101.1 km

Marotta - Mondolfo >
Rimini

Marotta – Mondolfo

Benvenuti nella terra delle “Due vacanze in una”. Un pescoso mare Adriatico che va da un blu genziana al turchino, fino all’azzurro liquido, in una promessa di andare per colline tra orizzonti dilatati e linee rette, imbiondite dall’oro del grano, del sole e dai grappoli delle vigne: ecco i colori di Mondolfo e Marotta, ecco l’origine della storia di un abitato.
Il vessillo comunale blu e oro che garrisce al vento, sintetizza le vicende di un antico Castello, sorto al declinare dell’impero romano a guardia della Foce del fiume Cesano, in quel tratto di litorale che separa sulla costa Senigallia e Fano e che poi immette, verso i monti, alla volta del massiccio del Catria.
Sono agricoltori e pescatori, quelli che risiedono entro la duplice cortina muraria di Mondolfo, sono nobili possidenti e uomini dediti alle armi, che vigilano lungo la costa all’osteria di Marotta perché gli ottomani non sbarchino in forze, per fare tanto temute razzie, e perché chiunque paghi la gabella transitando nel territorio dei Duchi.

Abitanti: Marotta e Mondolfo comune di 14 358 abitanti
Nome antico: Mala Rupta
Fondazione: Fin dall’epoca romana e dal XVI secolo dove nascono attività documentate.

Enogastronomia

Gustose tipicità locali legate alla tradizione delle famiglie dei pescatori e dei contadini, rese famose da sagre tipiche che si svolgono durante tutto l’arco dell’anno: i garagoi (molluschi marini di sapore gustosissimo), piatti di pesce fresco (dalla tradizionale pesca a strascico), tagliolini con le fave (piatto tipico della Regione Marche) e i spaghetti con sugo rosso di tonno (piatto tipico della Regione Marche).

Vino: Bianchello del Metauro

Luoghi di interesse

  • Il lungomare dei mosaici, che abbellisce la visuale ad ogni passo sul litorale
  • “Marotta, la Città del Mare d’inverno” di Enrico Ruggeri
  • Il Castello martiniano di Mondolfo, uno dei Borghi più Belli d’Italia
  • Monumento Nazionale Abbazia di S. Gervasio, con il più grande sarcofago ravennate della Regione Marche
  • Complesso Monumentale di Sant’Agostino e Musei Civici
  • Mondolfo Galleria Senza Soffitto, mostra permanente a cielo aperto
  • La Valle dei Tufi, percorso ecologico culturale

Attività su mobilità eco sostenibili
Il territorio è attivo sul tema con opere come il tratto del progetto “Ciclovia Adriatica” sul lungomare di Marotta, piste ciclabili che collegano i quartieri sud e nord di Marotta e capofila di grandi progetti per tutta la Vallata del fiume Cesano.

Storia

Senza volerci rifare a questioni estremamente dibattute, come quella sul luogo in cui le truppe del cartaginese Asdrubale, fratello di Annibale, vennero sconfitte dall’esercito romano in quella che è passata alla storia come la Battaglia del Metauro (207 a.C.) e che pure a Marotta potrebbe aver visto cruciali fasi, possiamo essere però certi che questa località era frequentata in epoca romana, così come attesta una cisterna di quel periodo che quivi sorge.

E’ però con la costruzione di una stazione di posta per il cambio dei cavalli, lungo la strada corriera che percorreva il litorale da Fano a Senigallia, che abbiamo in Marotta il nascere di una attività ampiamente documentata dal XVI secolo. Costruita dalla Comunità di Mondolfo, la Vecchia Osteria – come era chiamata la stazione, dando nome anche al luogo – era un massiccio edificio dal tetto a padiglione, con tre archi sulla facciata che immettevano nella rimessa, dove potevano stare fino a sei diligenze, e con a fianco la stalla, capace di contenere una trentina di cavalli. Vi alloggiavano pure delle milizie, provenienti dal Castello di Mondolfo.

Si deve in ogni modo alla decisione di Papa Pio IX, nel 1846, di costruire la ferrovia Ancona-Bologna lungo la costa pontificia adriatica, se Marotta diventa la moderna località balneare oggi apprezzata. Nel 1884 il Comune di Mondolfo edifica a proprie spese la Stazione di Mondolfo-Marotta e, in pochi anni, lo scalo ferroviario diventa non solo punto di riferimento per il commercio e per il transito dei viaggiatori dell’intero hinterland: il villaggio di pescatori coltiva infatti ben presto la propria connaturata vocazione balneare.

Rimini

Rimini, anzi l’antica Ariminum, è una città d’arte con oltre 22 secoli di storia.
Sotto l’Arco d’Augusto è passata la storia: qui si ricongiungevano le due più importanti strade dell’Italia antica, la Flaminia che da Roma arriva a Rimini e la via Emilia che da Rimini fino a Piacenza congiunge l’Adriatico al Po.
Dopo aver attraversato Piazza Tre Martiri – l’antico foro romano- c’è il ponte che Tiberio edificò in pietra d’Istria sopra il vasto letto del Marecchia, il fiume che col suo antico nome (Ariminum) ha battezzato la città. Emblematica rappresentazione di questa eredità antica è la Domus del Chirurgo. Il sito archeologico, abitazione del III secolo appartenuta ad un medico romano, permette di ammirare prestigiosi mosaici e vivaci affreschi ed il più ricco corredo chirurgico del mondo romano mai rinvenuto.
In seno alla città romana pulsa quella medievale, nei colori dei dipinti della scuola riminese del Trecento, nella scenografica piazza con la Fontana e negli edifici pubblici più importanti di Piazza Cavour. Nel mondo non si parla di Rinascimento senza Rimini, il Castello e il Tempio voluti da Sigismondo Pandolfo Malatesta, il signore che Piero della Francesca ha ritratto in preghiera nell’affresco custodito nel Tempio malatestiano.

Enogastronomia

Non si può partire da Rimini senza prima aver assaggiato una vera piada riminese. In città ci sono decine di chioschi ai quali è difficile resistere. La piada riminese è più sottile rispetto a quella del resto di Romagna. Ognuno la riempie come gli pare: dal prosciutto e squacquerone oppure con erbe di campo, verdure gratinate, fino – ma non ditelo ai puristi! – alla cioccolata. Questi ‘chioschetti’ sono i protagonisti della prima guida www.riministreetfood.com: una web app per trovare il posto preferito dove gustare il cibo di strada locale. L’altro protagonista della cucina tipica è il pesce azzurro dell’Adriatico. Sgombri, triglie, canocchie, sarde, mazzole e il mitico sardoncino. Il vino più famoso? Lo sanno tutti: il Sangiovese, il rosso che scalda i cuori. L’olio delle colline riminesi è tra i più buoni d’Italia. Per chi vuole fare un viaggio fra i sapori, consigliamo di partire dal Ponte di Tiberio e attraversare tutta la Regione: da qui infatti parte la Via Emilia, la via romana fondata dal Console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C che porta a Milano attraversando la food valley più famosa d’Italia. Percorrendola si incontrano patrimoni enogastronomici di valore assoluto, dal Prosciutto di Parma al culatello di Zibello, dall’aceto balsamico tradizionale di Modena al Parmigiano Reggiano, fra degustazioni, chef di valore internazionale, ristoranti stellati, visite ai luoghi di produzione e lavorazione, corsi di cucina per tutti.

Luoghi di interesse

  • Arco di Augusto: l’Arco, il più antico conservato nell’Italia settentrionale, segna l’ingresso alla città, per chi proviene dalla Flaminia, la via tracciata dal console Flaminio nel 220 a.C. per collegare Roma a Rimini. Porta urbica e arco onorario, fu eretto nel 27 a.C. per volontà del Senato a celebrazione di Ottaviano Augusto, così come manifestato dall’iscrizione posta sopra l’arcata. Forse non tutti sanno che l’attuale via del Corso a Roma è l’antica via Flaminia, che nasce nella capitale e termina a Rimini
  • Piazza tre Martiri (il Foro): all’incrocio tra cardo e decumano, in corrispondenza dell’attuale piazza Tre Martiri, si apre il Foro, cuore della vita pubblica ed economica dell’antica Ariminum. Al centro è ubicato un cippo cinquecentesco che ricorda la tradizione secondo la quale Giulio Cesare, salito su una pietra, arringò i suoi soldati in occasione dello storico passaggio del Rubicone, in occasione del quale pronunciò la famosa frase “Il dado è tratto”
  • Rimini Caput Viarum (Visitor Center): un percorso multimediale e interattivo che introduce alla scoperta di Ariminum, offrendo l’esperienza unica di rivivere la sua storia accompagnati da una guida d’eccezione, Giulio Cesare in persona. Collocato nella chiesa sconsacrata di Santa Maria ad Nives, il Visitor Center è una “lente di ingrandimento” sulle bellezze culturali del territorio, ideale per una prima tappa introduttiva ai molti itinerari culturali nella Rimini antica, un vero e proprio Caput Viarum.
  • Ponte di Tiberio: il ponte, in pietra d’Istria, fu iniziato da Augusto nel 14 e completato da Tiberio nel 21 d.C., come ricorda l’iscrizione che corre sui parapetti interni. Si sviluppa per una lunghezza di oltre 70 m su 5 arcate che poggiano su massicci piloni. Il ponte, punto di partenza della via Emilia e della via Popilia, si impone per il progetto ingegneristico e per il disegno architettonico che coniugano funzionalità, armonia delle forme ed esaltazione degli Imperatori. Punto di sosta da non perdere è la nuova piazza sull’acqua che, affacciata sull’invaso, consente un suggestivo scorcio del ponte di Tiberio e una passeggiata pedonale raso acqua sul bordo del bacino. Accanto, il nuovo parco archeologico “Le pietre raccontano”conduce alla scoperta della lunga storia del ponte. Una nuova passerella galleggiante collega le banchine di destra e di sinistra del porto antico davanti al ponte di Tiberio, considerato uno dei più belli al mondo.
  • Domus del chirurgo: un’area archeologica musealizzata aperta al pubblico, oltre 700 mq che raccontano 2000 anni di storia della città. La scoperta più importante riguarda l’abitazione di età imperiale (oggi denominata domus “del chirurgo” dalla professione dell’ultimo proprietario) che ospitava una taberna medica, come rivela il ritrovamento dello straordinario corredo chirurgico con oltre 150 strumenti, esposto nel vicino Museo della Città.
  • Anfiteatro Romano: la costruzione nel II secolo d.C. dell’Anfiteatro da parte dell’imperatore Adriano interpreta la strategia del panem et circenses nella ricerca del più ampio consenso e dell’allentamento delle tensioni sociali con la concessione di momenti di evasione collettiva. Le vestigia del grandioso edificio che ospitava i ludi gladiatori, sono le più significative di tutta la Regione. La struttura, di cui oggi rimane il settore nord-orientale, aveva l’arena in terra battuta di un’ampiezza di poco inferiore a quella del Colosseo.
  • Porta Montanara: La costruzione della Porta Montanara, detta anche di Sant’Andrea, risale al I secolo a.C. L’arco a tutto sesto, in blocchi di arenaria, costituiva una delle due aperture della porta che consentiva l’accesso alla città per chi proveniva dalla via Aretina. Il doppio fornice agevolava la viabilità.

ITINERARIO DAL MEDIOEVO AL RINASCIMENTO

  • Il Tempio Malatestiano: Sigismondo Pandolfo Malatesta, intorno alla metà del ’400, trasformò profondamente l’edificio preesistente nelle solenni forme progettate da Leon Battista Alberti che ne fanno un capolavoro del Rinascimento. All’interno si può ammirare il Crocifisso di Giotto. Matteo de’ Pasti e Agostino di Duccio operarono con una sensibilità quasi pittorica al rivestimento marmoreo delle sei cappelle laterali. È di Piero della Francesca l’affresco con il principe inginocchiato davanti a San Sigismondo che si trova nell’ultima cappella di destra.
  • La Chiesa di Sant’Agostino: è per dimensioni e per tesori d’arte custoditi, una delle più importanti della città. L’interno della chiesa conserva nell’abside e nella cappella del campanile le migliori testimonianze della scuola pittorica riminese del ’300, che ha segnato un capitolo fondamentale della storia dell’arte. L’esterno della chiesa rivela l’originario impianto gotico.
  • Castel Sismondo o Rocca Malatestiana: Residenza-fortezza (1437) di Sigismondo Pandolfo Malatesta cui lavorò anche Filippo Brunelleschi. Oggi resta il nucleo centrale della costruzione originaria, che vediamo rappresentata nelle medaglie di Sigismondo e nell’affresco di Piero della Francesca nel Tempio malatestiano. Il portale d’ingresso è tuttora sormontato da un’iscrizione e dallo stemma con l’elefante, la rosa e la scacchiera, simboli dei Malatesta. Da poco si sono conclusi i lavori di recupero del perimetro dell’antico fossato e della cinta muraria e di riqualificazione della piazza che si affaccia sul castello che porta il suo nome.
  • San Fortunato Del 1418: è la chiesa di San Fortunato, sul colle di Covignano, che col nome di Santa Maria in Scolca fu una ricca abbazia dei Benedettini Olivetani, costruita sui ruderi di un castello donato ai monaci di San Paolo eremita da Carlo Malatesta. Rappresenta uno dei luoghi ecclesiali, storico – artistici più importanti per la storia della città. L’età d’oro di Scolca fu il Cinquecento: a partire dagli affreschi, ancora ben visibili, di Benedetto Coda. Nel 1547 salì a Scolca Giorgio Vasari per farsi ridurre in bella copia il manoscritto delle celebri Vite. Qui il Vasari eseguì la splendida tavola con l’Adorazione dei Magi.
  • Piazza Cavour, Palazzo dell’Arengo e del Podestà, Fontana della Pigna: Piazza Cavour sin dal Medioevo assunse un ruolo primario. Sulla piazza si affacciano tre palazzi, il più antico è il palazzo dell’Arengo, costruito nel 1204: sotto l’ampio portico si amministrava la giustizia, nell’immensa sala al primo piano, con finestre a polifora, si riuniva l’Assemblea del Comune. Nel XIV secolo fu eretta al suo fianco la residenza per il Podestà. L’ingresso, sul lato corto, era sottolineato dall’arco con i simboli dei nuovi Signori, i Malatesta. Alla fine del 1500 iniziarono i lavori per l’edificio noto come palazzo Garampi, ora Residenza comunale. Elemento aggregante è la fontana: delle forme medievali rimane l’immagine riprodotta nel bassorilievo di Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano. Al suo passaggio a Rimini, nel 1502, Leonardo da Vinci si incantò all’armonia delle diverse cadute d’acqua. Dalla piazza si entra nella pescheria settecentesca, uno degli angoli più caratteristici della città e punto di ritrovo della “movida” riminese.

Storia

Rimini, anzi Ariminum, è una città d’arte con oltre 22 secoli di storia. Nel 268 a.C., alla foce del fiume Ariminus, un gruppo di coloni romani fondarono una colonia destinata a diventare un florido snodo portuale e commerciale. Caput Viarium della via Flaminia, Emilia e Popilia, era da queste connessa a Roma, al resto d’Italia e di Europa. Le distruzioni barbariche al finire dell’impero Romano, durante il quale la città crebbe come porto commerciale, non inficiarono sul ruolo centrale che Rimini ebbe nell’Italia Medievale e Rinascimentale. Capitale dei possedimenti Malatestiani, Rimini crebbe e si sviluppò sotto il dominio dei suoi illuminati mecenati appassionati delle arti, divenendo, a metà del XV secolo, uno dei centri culturali più floridi d’Italia. Il lascito artistico ed architettonico di epoca medievale e rinascimentale, al pari di quello romano, è ancora ben visibile nella città: Castel Sismondo, il tempio Malatestiano e Piazza Cavour con i suoi palazzi dell’antico potere, ne sono splendido esempio. Ma Rimini nasce dal Mare e su questo ha costruito la sua fortuna, con i primi bagni che a metà del 1800 si svilupparono lungo i 15 km di spiagge che la caratterizzano e che in due secoli hanno accolto milioni di visitatori da tutto il Mondo. Simbolo di questa identità è il Grand Hotel, luogo caro al Maestro Fellini, e superbo esempio di architettura liberty affacciata sul mare di Romagna.