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Tappa 6: da Grottaglie a Brindisi

By 09/10/2020 No Comments

“Le tappe più dure sono le più facili”. Così Moreno Moser intimoriva Gaia Sabbatini alla partenza della sesta tappa, da Grottaglie a Brindisi. Eppure, sulla carta, era poco più che un trasferimento: 53 chilometri di pianura. “Ma è proprio in pianura che il motore non ti aiuta, e di sicuro si viaggerà a più di 25 all’ora di media”, diceva il nipote dello Sceriffo.
Naturalmente Moser, ex professionista, vincitore delle Strade Bianche 2013, ha avuto ragione: la media ha sfiorato i 35 chilometri orari, senza alcuna sosta in un’ora e quaranta minuti. È ancora più sorprendente, dunque, la prestazione di Gaia che senza alcuna esperienza ciclistica, senza avere mai portato una bici da corsa, ha percorso l’intera tappa rimanendo con il gruppo. Nel suo piccolo, impresa straordinaria, per questa ragazza di 21 anni che è un gran talento del mezzofondo e ha già vinto 11 titoli nazionali; quest’anno, il primo titolo italiano assoluto indoor. Vive e si allena a Roma, ma è originaria di Teramo.

Com’è andata?
“Esperienza bellissima, anche abbastanza faticosa, ma il gruppo mi ha aiutato tantissimo. Sono riuscita a finire la tappa, anche in scioltezza. Ho scoperto che il ciclismo è uno sport di solitudine mentale ma il lavoro di squadra è fondamentale. Il capitano, Moreno, mi è stato sempre al fianco, è stato bravissimo. Sono felice”.

Adesso diventerai una ciclista?
“Mi hanno detto che sono una ciclista mancata. Forse partirò da qui. Mi piacerebbe coltivarlo di più, ci sta come preparazione al mio sport”.

Il motore l’hai mai usato?
“No, perché abbiamo tenuto una media alta, sempre tra i 35 e 40 all’ora”.

Che rapporto hai con la bici?
“Quando cominciamo la preparazione invernale facciamo sia bici che nuoto, oltre la corsa. Mi piace un sacco la bici. Ho fatto anche dei giri con la bici elettrica, per il Centro Italia, e mi è piaciuto molto, perché vedi paesaggi stupendi”.

Bici da corsa?
“Mai provata prima di oggi”.

Che rapporto hai con la velocità?
“Io faccio atletica leggera, corro gli 800 e i 1500, ma vengo considerata una mezzofondista abbastanza veloce. Ho una velocità di base buona grazie a un fisico molto muscoloso. Con la bici mi trovo bene perché ho delle cosce muscolosi, quindi riesco a prendere velocità e cambiare ritmo”.

È comunque una sfida al tempo.
“Sì, una sfida, un’ossessione. Cerchi sempre di fare meglio, di abbassare il tempo. Ma in gara conta vincere, il tempo non conta più”.

Che cosa unisce il tuo sport con lo sport del ciclismo?
“Sicuramente il fatto che sia nella corsa che nel ciclismo l’atleta è solo, sei tu a pedalare, sei tu a correre. Ti ritrovi da solo con la fatica, con la tentazione di fermarti, con il grande sogno della vittoria di cui non riesci a fare a meno. Quindi direi che li unisce la solitudine. Ma allo stesso tempo li unisce il fatto che, se vinci, ce l’hai fatta da solo. Anche se il gruppo, come ho scoperto oggi, è importantissimo!”.

Se potessi, dove andresti con una bici?
“In giro per l’Italia, a vedere i posti più belli. Non dovrei scegliere, l’Italia è bella tutta. Questa tappa del Giro-E che ho fatto, da Grottaglie a Brindisi, è stata fantastica. Ho visto paesaggi incredibili. bello bello bello”.

Ti piace il Sud Italia?
“È magnifico. Sono profondamente innamorata dei paesaggi del Sud e orgogliosa di venire dal Sud”.

FOTO
Alfredo Falcone/LaPresse