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Tappa 2: da Biancavilla a Etna

By 05/10/2020 Ottobre 9th, 2020 No Comments

“Mi chiamo Michaela, faccio l’avvocato ma questo lunedì salgo sull’Etna in bicicletta”. Michaela Li Volti, torinese, è matta per la bici: “Sono una ciclista amatoriale ma di grossa intensità. Per me la bici è passione, ma anche sacrificio e soprattutto libertà. Il mio nickname è velolibre, bicicletta libera. È una sfida perenne nel raggiungimento dell’obiettivo. L’e-bike è una nuova esperienza. Sono favorevole perché consente a tutti di raggiungere le mitiche vette con parsimonia e raziocinio. Non sono mai salita sull’Etna in bici. Io sono siciliana di origini, conosco A Muntagna, come la chiamano qui. L’affronterò con il dovuto rispetto, come lei chiede”.
Michaela è stata una dei 42 ciclisti che oggi hanno scalato la leggenda, l’Etna, grazie alle bici a pedalata assistita protagoniste del Giro-E. All’arrivo, infreddolita, era raggiante. “Ho tagliato il traguardo del Giro d’Italia! Sono emozionatissima. È stato un grande regalo. Sono emozionatissima. Questa lava… Un paesaggio unico, bellissimo, che si distrugge e si ricrea. È veramente uno spettacolo. Ho dosato bene la batteria, sono arrivata per un pelo ma ce l’ho fatta. Io che appartengo alla categoria dei ciclisti duri che guardavano con sospetto le e-bike, mi sono ricreduta. È molto performante, non ti permette di fermarti, se ti fermi ripartire è dura. Sei costretto a pedalare e questo è bello”.
Difficile descrivere la bellezza e la durezza di una salita come l’Etna. Con la sua strada che implacabile sale, con il panorama che si spoglia progressivamente fino a rimanere nudo e lavico. Oggi è stata una giornata dura, ciclisticamente parlando. Ma alla prova dell’Etna, 2200 metri di dislivello complessivo dalla partenza, i ciclisti del Giro-E hanno tenuto, le biciclette anche. Tante batterie esaurite, ma quasi alla fine. Si temevano molte sostituzioni, invece i partecipanti hanno saputo gestire l’energia della batteria. I commenti al traguardo rivelano la durezza della prova, nonostante il motore: “Oggi è stata impegnativa”; “Con la bici fai sempre fatica”; “Sembrava gara vera”; “Che emozione”.
Si fa fatica con la bici elettrica?, abbiamo chiesto a Moreno Moser. “Domanda di riserva?”, ha risposto. “Siamo saliti tra i 18 e i 21. Senza batteria si sale a dieci. Dico solo questo”.
Paolo Alberati, ex pro, ha vinto d’un soffio davanti a uno scatenato Lelli. “Max è un giovanotto scatenato, contando che ha almeno cinque o sei anni più di me. Con la bici a pedalata assistita mi sembra di tornare professionista: alla nostra età non hai più quel gusto di andare in salita che avevi un tempo, e a volte l’età la senti. Queste bici ti tolgono 15 anni d’età: ti rendono la frequenza cardiaca e la velocità che non hai più. E uno che non si allena neanche, può fare quello che non riuscirebbe a fare”.
Luca Morazzoni, imprenditore e ciclista (forse non in quest’ordine), prima di salire sul palco per la premiazione e vedere il suo capitano indossare la maglia Arancio, si è avvolto nel telo termico come Linus nella sua coperta. “Davvero molto bello, una tappa vera”, dice. “Il massimo è stare insieme ai campioni, come ho fatto nel primo pezzo, il meno duro, poi stare con loro in discesa, dietro di loro, pennellare le curve, con la strada libera… una goduria pazzesca. C’è stato un momento che la batteria è arrivata al rosso lampeggiante, ai meno tre dal traguardo. Praticamente non ho mai usato il rosso, usavo il verde, poi l’arancio nei punti più duri per stare con loro, alla fine il rosso per lo sprint sul traguardo, che mi ha consentito di superare quello davanti”.