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Tappa 16: da Valle di Cadore a Santa Maria di Sala

Ci sono atleti che ogni frase è un titolo, e ci sono atleti che con le loro vittorie entrano nella storia. Tra questi ultimi c’è, senza ombra di dubbio, Fabiana Luperini.
Una delle (permettetecelo: tante) cose eccezionali del Giro E è che ti conduce a pedalare accanto a grandi campioni del passato. Per chi vi partecipa, siano manager, imprenditori, liberi professionisti o semplici appassionati, è qualcosa di unico.
Nella tappa di oggi, la numero 16, da Valle di Cadore a Santa Mario di Sala, ben 114 chilometri ma non ispidi, con l’unica asperità della giornata a Pieve di Alpago, una salita di categoria 4 (poca cosa, dopo le grandi montagne affrontate sinora), i ciclisti hanno pedalato molto in gruppo, facendo andare le gambe e tenendo alta la media. Probabilmente non c’era il tempo di fare due chiacchiere con il ciclista accanto. Ma se ne avessero avuto il tempo e il modo, avrebbero potuto parlare con Fabiana Luperini, leggenda del ciclismo, 8 grandi giri vinti: meglio di lei, solo Bernard Hinault (10) e Eddy Merckx (11). Cinque Giri d’Italia e tre Tour de France, tra il 1995 e il 2008. Giro E lo ha fatto per loro, perché “Pantanina”, com’era soprannominata per le sue qualità di scalatrice, oggi ha pedalato al giro elettrico, con il team Kilocal-Selle SMP.

Fabiana, una vita sui pedali.
Sì, ho corso per circa trent’anni. Ho avuto la fortuna di vincere tanto. Ho smesso a quarant’anni, oggi faccio il direttore sportivo. La bici è la mia grande passione. Lo era una volta, è tornato a esserlo. Pedalo due o tre volte la settimana, in compagnia dei vecchi amici.

La bici sta avendo un grande successo.
Vedo sulle strade tante persone, e tante donne. È una grande soddisfazione. Quando ho cominciato io, da piccolina, mi ritrovavo a correre sempre coi maschi. Il fatto che ora ci siano tante donne mi fa piacere e mi fa anche pensare che un po’ di esempio l’ho dato anch’io.

Cosa pensi della bicicletta a pedalata assistita?
È una fantastica innovazione, perché permette a persone che sono meno allenate di arrivare su montagne che altrimenti sarebbero per loro impossibili. Inoltre, consente di pedalare assieme a persone che hanno un livello di preparazione diverso.

Sei il ciclista italiano con il maggior numero di grandi giri vinti: otto. Per tre volte di seguito hai fatto l’accoppiata Giro-Tour, tra il 1995 e il 1997.
È una cosa venuta strada facendo. Mi sembrava normale. A fine carriera è sembrato strano anche a me.

Com’erano quegli anni?
Ho avuto la fortuna-sfortuna di vincere giovane, e a vent’anni non le assapori neanche, le vittorie. Anzi, i giornali e le televisioni ti danno quasi fastidio. Quando ho vinto il Giro a 34 anni me lo sono goduto di più.

Come si dice dei figli.
Sì, ogni Giro un figlio. I miei nipoti mi chiedono: Ma quante rughe hai? E io: Ogni ruga è un Giro fatto.

Quando ripensi a te stessa corridore, come ti vedi?
Ero molto meticolosa sugli allenamenti, stavo parecchio attenta alla vita che facevo. Anche troppo. Quello che mi rimprovero è che non ho mai festeggiato pienamente le vittorie. Ogni volta che vincevo il Giro, il pensiero era già al Tour, dopo il Tour il Mondiale, dopo il Mondiale il Giro dopo. Era una frenesia.

Hai mai odiato la bici?
No.

L’hai amata, però.
Anche troppo.

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