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Tappa 12: da Aosta a Courmayeur

Da Aosta a Courmayeur per la strada più tortuosa. È la tappa 12 di Giro E. 97 chilometri tosti e una cornice di pubblico da brivido. Prima tappa alpina. Tanta salita. Verrogne, Truc D’Arbe, Colle San Carlo. Salite di prima categoria per un tappone a cinque stelle – il primo di questo Giro. Si sono sfiorati i 3mila metri di dislivello positivo. Anche per un ciclista allenato, tanta roba. Così è stato un gran andare di motore e un gran consumare batterie, per risparmiarsi la fatica o semplicemente per raggiungere un traguardo che, con la pura forza dei propri muscoli, non sarebbe stato possibile.

Chi di batterie ne ha consumate poche, nell’occasione, è stato il team Pinarello. Per risparmiarle, per lasciarle agli altri. Ogni mattina al Giro E prendono infatti il via circa 25 Nytro, distribuite tra vari team. E il compito dei ragazzi di Pinarello è assistere i partecipanti in difficoltà. Nonostante qualcuno abbia trascorsi da professionista, sono i gregari del Giro E. Si disinteressano delle volate, che tanto sono un gioco, e si lasciano scivolare in coda al gruppo quando qualcuno si stacca, lo tirano, cercano di riportarlo sotto. Sono Christian Delle Stelle, Nicolas Grazian, Luca Lucini, Lucio Masiero e Loris Vascio, e sono una delle tante storie della carovana elettrica.

Ieri al Giro E si è unito Marco Albarello, classe 1960, team Enit, uno dei pochi italiani con quattro Olimpiadi alle spalle, che gli hanno fruttato cinque medaglie di cui una d’oro. A metà dell’ultima salita, il Colle San Carlo, esaurita la batteria ha esclamato: “Trovatemene una, io a Courmayeur ci devo arrivare”. Non fosse altro perché è casa sua. “Quando correvo stavo 300 giorni l’anno lontano da casa. Ora che ho più tempo sto riscoprendo la mia Valle d’Aosta, e lo faccio con la bici. Lo sport per me è una ragione di vita. Tutti dovrebbero farlo. Per mantenersi in forma, per non farsi assorbire dalla vita frenetica. Bisogna ritrovare il piacere di fare dello sport. Bisogna venire in montagna, chiudere gli occhi e poi aprirli puntandoli verso le vette: fidatevi, vi si aprirà il cuore”.

Simone Bonzanni, classe 1993, invece il motore non l’ha neppure acceso. La tappa alpina di Giro E l’ha affrontata come un allenamento. “La mia specialità è l’Everesting”, spiega. “È una delle sfide più estreme del ciclismo e consiste nel ripetere un certo numero di volte una salita fino a ottenere un dislivello positivo pari all’altezza del monte Everest, 8848 metri. Nella mia vita ne ho fatti già tre. La scommessa del 2019 sarà portare a termine un Everesting sulla salita più dura d’Europa, lo Zoncolan, che dovremo ripetere otto volte. Lo faccio perché mi piacciono le sfide e per dimostrare con il problema che ho si può fare tutto, basta volerlo”. Il suo problema si chiama diabete. Ce l’ha dall’età di dieci anni. “Il ciclismo è lo sport perfetto per curare questo problema: ti fa stare bene e ti aiuta a controllare il livello di glucosio in maniera eccezionale”.

Per le maglie non cambia nulla: la Viola della classifica generale e la Rossa della classifica sprint rimangono a Epowers Factory Team; Kilocal-Selle SMP tiene la Verde per la squadra più giovane e la Arancio, classifica regolarità. Volata tra i capitani a Viktor Filutás, che dopo il traguardo lancia la bici per aria. Ma dalla gioia.

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