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Giro-E incontra… Jarno Trulli e Thomas Biagi

Giro-E incontra due artisti del volante che saranno tra i protagonisti dell’edizione 2020: Jarno Trulli e Thomas Biagi. Parteciperanno con il team Durango, una formazione che sarà composta unicamente da piloti, di auto e di moto, alcuni di grande blasone.
Come nel caso di Trulli, 11 anni e 252 GP di Formula 1, tra i quali brilla una vittoria (GP di Monaco, 2004). “Ho sempre avuto una passione per la bici e mi sono sempre divertito”, debutta Jarno, nato a Pescara nel 1974. “Voglio subito ringraziare Ivone Pinton, fondatore del team Durango, e Maurizio Degan per questa bella iniziativa che porterà il nostro team sulle strade del Giro-E, un evento votato al futuro”.

Qual è il suo rapporto con la bici?
“Per noi piloti è stato sempre un rapporto d’amore, perché la bici ti dà la possibilità non solo di allenarti fisicamente ma anche di scoprire territori. Questo è ciò che è capitato a me, che in bici ho girato l’Abruzzo e tante altre parti d’Italia. È una passione che ho coltivato per diversi anni, non solo quando correvo in Formula 1. Anzi, quando mi sono ritirato come pilota, ho cominciato a correre in bici, facevo le granfondo, mi divertivo. Ho fatto il Giro di Sardegna. E stata una bella esperienza. Negli ultimi anni ho mollato: con la bici c’è bisogno di molto tempo, e non ne ho più. Ma adesso mi devo rimettere in forma per partecipare a Giro-E”.

Che genere di ciclista è?
“Io sono un purista della bici, e come tale all’inizio ho provato diffidenza nei confronti della bici a pedalata assistita. Pensavo che non avrei mai usato una e-bike. Ma le cose cambiano, l’età avanza, e la bici elettrica oggi mi consente di fare gli stessi percorsi con una minore fatica. È una sensazione condivisa da molti: nelle località di montagna non si affittano che bici elettriche. È un segnale forte. L’elettrico ha cambiato il modo di fare le cose e di vedere le cose. La bici è sempre stata intesa dai puristi come sofferenza. Con la bici elettrica, la bici non è più solo sofferenza ma un modo di scoprire il territorio e il panorama. È questa la cosa fondamentale, per me. Avvicinare alla bici persone che fino a ieri non la prendevano più in considerazione. Come me, che sono dieci chili in più rispetto a quando correvo e non ci vado più da due anni!”.

Lei è stato uno dei primi a credere nell’elettrico nel mondo dello sport. Nel 2014 ha creato un team di Formula E e ha anche pilotato: 11 partenze, di cui una in pole position.
“Sì, l’idea era giusta, poi le cose non sono andate come volevo per via del fattore economico. L’elettrico farà parte del nostro futuro, anche se non interamente. Cambierà il nostro modo di vivere e di vivere le esperienze. Guardiamo il Giro-E: la bici intesa da un purista è fatica, sudore. È un’impresa, viste le ore che devi trascorrere in sella, le salite, la sofferenza. Invece con la bici elettrica questo non dico che scompare, ma viene percepito in modo diverso. Io abito in Svizzera e vedo che oggi non ci sono più bici normali ma si affittano solo bici elettriche, perché il turista che viene in montagna ha la possibilità di fare una gradevole passeggiata scoprendo il territorio e tornando a casa non distrutto ma appagato dall’esperienza”.

Quando correva era testimonial della tua regione, l’Abruzzo.
“Esatto. penso che la bici elettrica sarà fondamentale per sviluppare ulteriormente il turismo in Italia”.

A quale tappa parteciperà?
“Vorrei fare la tappa di casa, quella abruzzese, visto che sono di Pescara. È la tappa che mi rappresenta di più”.

Perché ha scelto di venire a Giro-E?
“Semplice: sarò al Giro-E perché è l’unico modo per me di partecipare al Giro d’Italia! Più in generale, come ho detto mi aspetto di attirare un po’ di gente curiosa, di capire cosa si può fare con una bici elettrica rispetto a una bici normale”.

Thomas Biagi, bolognese classe 1976, vanta una lunga carriera nell’automobilismo sportivo. La sua perla è il titolo di campione FIA GT del 2007, colto la Maserati MC12. Ma quella per la bici è l’altra grande passione di Thomas. “Una passione grandissima”, precisa. “Sono bolognese e andavo spesso in bici sui colli intorno a Bologna, per allenarmi. Io sono nato con le bici da corsa. Adesso, grazie all’e-bike, mi sono avvicinato alla mountain bike e nel reggiano ho fatto dei percorsi anche molto impegnativi, che senza la pedalata assistita non sarei riuscito ad affrontare. Quando si fanno uscite di tante ore, l’e-bike è un aiuto per chi non ce la fa muscolarmente a sopportare determinati percorsi e salite, ma anche è un passatempo: tieni la mente impegnata oltre che godendoti i percorsi anche gestendo la batteria, l’autonomia. Le bici hanno oggi vari livelli di assistenza, che vanno scelti anche in base all’energia residua nella batteria. È molto divertente. Ci sono delle variabili in più rispetto alla bici muscolare, e questo rende molto affascinante il mondo della e-bike”.

Perché il Giro-E?
“Per me è un’opportunità per risalire in sella dopo qualche anno in cui ho pedalato poco. Essendo un pilota di gare endurance, sulla lunga durata, trovo queste tappe del Giro-E molto simili a corse come la 24 Ore di Le Mans in cui bisogna saper gestire bene le energie del pilota come quelle del mezzo”.

È un uomo della velocità. Qual è la massima che hai toccato?
“340 chilometri orari, a Le Mans durante la 24 ore”.

La bici invece è un elogio alla lentezza. Come si conciliano le due cose?
“Perché io sono un amante della natura, dell’aria aperta, del fitness, del wellness, e la bici aiuta molto. Io l’ho sempre utilizzata anche come mezzo per meditare: durante le mie uscite pensavo al lavoro. Però c’è da dire che quando si fanno dei percorsi molto impegnativi, la discesa, anche se non vai a 300 all’ora, ma a 50-60 all’ora, offre un importante livello di adrenalina e richiede molta attenzione. Per assurdo, vedo molte similitudini con il mestiere del pilota”.

Tra cui la gestione del mezzo?
“Esattamente. Con la e-bike è molto affascinante il discorso della gestione dell’assistenza e della batteria. Questa è una cosa molto interessante per chi come me ha praticato uno sport tecnologico come l’automobilismo. Io sono una persona molto meticolosa. Parto con il minimo livello di assistenza o anche senza, ma ho la serenità di sapere di affrontare un giro molto lungo, anche di cento chilometri, e poter avere un aiuto nel finale se occorre”.

Quale tappa sceglierà?
“Parteciperò sicuramente alla tappa di San Marino, la tappa di casa. Ma ne farò anche altre, non mi limiterò a una tappa sola”.

Un’esperienza che le manca è sicuramente salire sul podio del Giro d’Italia. Al Giro-E potrà viverla.
“Sarebbe veramente bello, mi allenerò per aiutare la mia squadra a conquistare una maglia”. (LDC)

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