Giro E incontra

Giro E incontra Giorgio Brambilla

By 05/05/2019 Gennaio 15th, 2020 4.386 Comments

Giro E incontra Giorgio Brambilla, ex ciclista professionista, oggi preparatore atletico e biomeccanico con la sigla GB4 e nuovo volto di GCN Italia.
Si sente spesso dibattere se le bici a pedalata assistita possano non solo facilitare la marcia in salita, ma anche essere d’ausilio nell’allenamento e dunque proporsi come seconda bici, addirittura per ciclisti evoluti quali gli amatori che corrono. Abbiamo chiesto il parere di Brambilla, tra una sessione in studio con GCN e una di test con la Nazionale italiana, di cui è collaboratore tecnico.

Allora Giorgio, può una bici da corsa a pedalata assistita essere d’ausilio a un ciclista già in forma?
Sì, la bici a pedalata assistita utilizzata come strumento di allenamento ha un senso.

Perché?
Il vantaggio principale è che ti permette di gestire tu ciclista quanta fatica fare e non subire il percorso, come invece capita. Se è un momento dell’allenamento i cui devi recuperare e la strada è in salita, con una e-road puoi diminuire lo sforzo e procedere in salita recuperando, quasi come se fossi in pianura. Ti consente dunque di rispettare le tabelle con maggiore facilità. Diventi quasi indipendente dal percorso, cioè puoi fare una salita al wattaggio che decidi tu. Se devi spingere, spegni il motore, se devi recuperare, accendi il motore. In altre parole quello che vuoi fare non viene più influenzato dal percorso. Questa può rivelarsi una grande comodità per chi si allena seriamente, oltre al fatto di potere aumentare l’ampiezza dei percorsi.

In pratica puoi decidere quanta fatica fare in quel determinato momento dell’allenamento.
Esatto. È una cosa che in bici subisci, di solito. È il percorso che ti dice quanta fatica devi fare. Con una bici a pedalata assistita non più. E poi c’è un altro vantaggio.

Quale?
Quando spegni il motore hai una bici più pesante, minimo cinque chili in più, quindi una resistenza maggiore. Se sul tuo percorso non hai salite abbastanza dure, spegni il motore e crei una condizione di maggiore sforzo. Una salita del 5 per cento la trasformi in una del 7 per cento.

Può sostituire gli allenamenti “dietro moto”?
Lo escludo. In questo genere di allenamenti si procede in scia a una moto o a un’automobile, che diminuiscono la resistenza aerodinamica e permettono di fare girare le gambe più velocemente. Questo migliora il ritmo e la coordinazione muscolare. Non confondiamo però una bici elettrica con una macchina iso-cinetica che permette di contrarre i muscoli a una velocità prestabilita. Sia che si tratti di bici muscolare o elettrica la cadenza la decide il ciclista. Inoltre a 25 all’ora l’e-bike taglia la potenza, mentre il “dietro moto” si fa generalmente a 50-60 chilometri orari.

Un vantaggio sicuro è che può accelerare la ripresa dopo un infortunio, o diminuire il tempo necessario tornare in forma dopo un lungo periodo di inattività.
Se hai appena ricominciato a pedalare, per esempio dopo un incidente, e devi recuperare la forma, con una bici a pedalata assistita puoi evitare la fatica sugli strappetti, quindi puoi pianificare gli allenamenti. Pensa alla Brianza, dove non c’è un metro di pianura. Qui potrebbe essere utile. Se ti sei fatto male potresti usare la bici a pedalata assistita anziché pedalare sui rulli: se trovi una leggera salita aumenti la potenza del motore e non sforzi eccessivamente sull’arto.

La consiglieresti a qualcuno dei tanti amatori a cui prepari le tabelle di allenamento?
Dipende dove vive e che attività deve fare. Se vive in un luogo pianeggiante, no. Se vive in un luogo collinare e deve allenarsi tanto, sì. Provoco: potrebbe servire perfino per un professionista. Quando si va in ritiro in altura, si cercano posti che abbiano dei tratti pianeggianti ad alta quota come Sankt Moritz, Livigno o la Sierra Nevada. Andare su un cucuzzolo tipo Etna, Stelvio o Teide ha lo svantaggio di non potersi allenare in pianura e rende complicati i giorni di recupero in cui generalmente si finisce per allenarsi sui rulli. Con la bici a pedalata assistita potresti risolvere il problema: il giorno che devi recuperare puoi usare il motore per simulare un allenamento più tranquillo, con un wattaggio simile a quello che applicheresti in pianura.

Riesci a immaginare un futuro agonistico per le bici a pedalata assistita?
Si potrebbe creare un movimento a parte. Competizioni di durata molto superiore all’autonomia della batteria, che dovrà essere uguale per tutti. In questo modo le tattiche di gara diventeranno ancora più eccitanti perché si dovrà scegliere in che momento usare i watt in più del motore. Oltre che incentivare le case costruttrici a produrre motori sempre più efficienti e che magari integrino anche un sistema di recupero dell’energia in discesa e in frenata.

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