Senza categoria

Giro-E incontra… Dorothea Wierer

By 19/10/2020 No Comments

Fosse nata mille anni fa, sarebbe stata una skjaldmær, una donna guerriera norrena. Meglio così, perché quando Dorothea Wierer spara, fa centro. Regina del biathlon, vanta tre titoli mondiali, due bronzi olimpici, due coppe del mondo, oltre a essere la terza atleta di sempre ad avere ottenuto un successo in tutti i sette formati di gara del biathlon. Ieri è stata madrina di tappa del Giro d’Italia. Alla sua maniera: sorprendente. «Sono arrivata a Piancavallo con gli skiroll», spiega la campionessa di Brunico, «ho fatto un po’ di chilometri sul percorso del Giro e poi ho tagliato il traguardo. È stata una cosa molto bella».

Non hai fatto solo atto di presenza.
«No, prima ho voluto mostrare come ci alleniamo, con gli skiroll, solo dopo ho fatto le foto».

È stata la tua seconda volta al Giro: l’anno scorso eri madrina di tappa ad Anterselva. Ti piace il ciclismo?
«Molto, anche perché per noi è un allenamento fondamentale nella prima parte della stagione, quando passiamo tantissime ore in sella. Ho una bellissima bici da corsa, me l’ha fatta Pinarello, con dei colori personalizzati. Mi gasa da matti».

Che ciclista sei?
«Una che fa tanti, tanti chilometri. Come allenamento o come defaticamento dopo un lavoro tosto di biathlon».

Salite più dure affrontate?
«Lo Stelvio l’ho fatto quest’anno e una volta sono salita sul Mortirolo. Faccio sempre la Maratona delle Dolomiti. Ne faccio tante, di salite».

Quindi conosci la fatica del ciclismo.
«Molto bene, soprattutto quando vai in crisi. Facendo uscite molto lunghe, anche cinque, sei o sette ore, ogni tanto anche noi andiamo in crisi. Il ciclismo è uno sport che ti porta al limite. Quando senti che girano le gambe, quando hai forza nelle gambe e stacchi gli altri, ti gasi ancora di più e aumenta la tua motivazione. Ma devi stare attento a non andare in crisi».

Con chi pedali?
«Con mio marito. Lui è molto preso dal ciclismo. Mi accompagna nelle uscite lunghe, che da sola possono essere un po’ noiose».

Chi va più forte?
«In salita, se sono in giornata buona, posso staccarlo. In pianura lui ha la gamba più potente».

Cosa ti piace del Giro d’Italia?
«Siamo un paese con dei panorami pazzeschi, dal mare alla montagna, e il Giro li mostra al mondo intero. Poi abbiamo dei grandi campioni».

Per chi fai il tifo?
«Mi piace molto Ganna. Ma mi piacciono tutti gli italiani: Nibali, Trentin».

La tua ultima stagione è stata ad altissimo livello.
«Seconda coppa del mondo di fila, mondiale vinto in casa… sì, la definirei un’ottima stagione. Ma quando hai delle aspettative, da parte tua e dei fan, non è mai banale confermarsi».

Condannata a vincere. Sarà così anche la prossima stagione?
«Vedremo. Cominceremo a fine novembre, in Finlandia. L’obiettivo è il mondiale».

Cosa serve per vincere?
«Talento, grinta, motivazione. Ma la cosa più importante è tenere i piedi per terra. Quando vinci, puoi sentirti troppo sicura di te stessa e andare nella direzione sbagliata. Io non penso mai alla vittoria, ma alla preparazione. È questo il mio segreto».