Giro E incontra

Giro E incontra Cristiano De Rosa

By 04/05/2019 Gennaio 15th, 2020 972 Comments

Giro E incontra Cristiano De Rosa, amministratore delegato della Ugo De Rosa & Figli, la firma di Cusano Milanino dove nascono le bici con il Cuore, simbolo dell’azienda. Attiva dal 1953, la De Rosa ha scosso l’ambiente del ciclismo presentando pochi giorni fa, alla Gran Fondo De Rosa Firenze, la sua ultima nata, e la sua prima e-road. Sarà in vendita da giugno, ma sarà on the road già a maggio, protagonista del Giro E. De Rosa ha infatti iscritto un proprio team all’evento di RCS Sport che porterà le bici a pedalata assistita sulle strade del Giro nei giorni del Giro.
La De Rosa E-Bike monta un motore centrale Bafang M 800 da 250 watt, sia di motore sia di batteria. Il peso totale della bici è 12 chilogrammi di cui 2,3 relativi a motore e batteria, mentre il telaio, con tutti i cavi integrati e provvisto di freni a disco, si ferma a 1,7 chili. Autonomia oltre 80 chilometri, tempo di ricarica della batteria 3-4 ore.

Dopo Pinarello, un altro gigante delle bici da corsa italiane più belle ha sposato la filosofia della pedalata assistita. Una bella notizia, ma anche una notizia bomba, per l’ambiente.
Può essere una notizia forte per l’ambiente del ciclismo, ma in realtà De Rosa è da sempre attento ai nuovi sviluppi del movimento ciclistico, indipendentemente dalla sua tradizione. Noi cerchiamo di interpretare il mercato seguendo il nostro modo di essere, il nostro dna. Ecco perché abbiamo fatto una bici a pedalata assistita. Anzi, una De Rosa a pedalata assistita.

Ce la racconta?
Abbiamo sviluppato un’estetica coerente con il nostro family style, quasi una bici da corsa aero. Non ci piaceva neppure immaginare a una bici con una batteria esterna, che si vedesse. Ci sembrava invece doveroso da parte nostra proporre qualcosa che avesse le sembianze delle nostre bici muscolari. L’abbiamo sviluppata con lo stile, il design e direi soprattutto il garbo delle nostre bici muscolari. Ha un’anima De Rosa. È una De Rosa. In tutto e per tutto. Perché comprare una De Rosa significa comprare una bicicletta che ha il suo stile, la sua storia.

Come recita un vostro slogan: esistono le biciclette figlie del cad e le biciclette figlie del cuore.
Il nostro slogan è Retrofuturing. Noi abbiamo 66 anni di storia: sono un valore, che ci serve per sviluppare i prossimi 66 anni della nostra attività. È un ponte su ciò che De Rosa ha fatto finora e su ciò che farà domani. Ecco perché noi abbiamo già cominciato a interpretare la bici a pedalata assistita con il nostro stile. Non è solo una bici. È un progetto, c’è anima, c’è consistenza, c’è davvero l’idea di proporre una bici a pedalata assistita che sia un presente della De Rosa con la volontà di essere protagonisti.

Come è nata l’idea?
L’idea, il progetto, la voglia di sviluppare questa bici è nata in De Rosa. È qualcosa che è uscito dalla nostra pancia, da me. Io mi prendo cura di tutto ciò che può portare, che porta una novità all’interno della De Rosa. Con la nuova e-road ho percorso mille chilometri in poco meno di un mese. Per testarla, per capirla. Ho voluto essere partecipe nel comprendere questo fenomeno. E devo confessare che è un modo talmente bello di pedalare che va comunicato nel modo giusto. Questo è proprio un altro mondo: è questa la cosa straordinaria della bici a pedalata assistita. Ieri ho affrontato una saluta con dei tratti al 18 per cento. L’ultima volta che l’avevo fatta era da ragazzo, quando correvo in bicicletta. Non le dico quanti secoli sono passati. Non mi potevo più permettere di fare sforzi così impegnativi. Uno vive anche di altro, oltre la bici: ha il lavoro, la famiglia. Non può allenarsi come faceva da ragazzo. Nella giornata di ieri ho affrontato tratti del 18-20 per cento e sono tornato a casa felice e contento perché, primo, ho vissuto l’esperienza e le sensazioni da ex corridore e, secondo, perché mi sono permesso di fare una gita in bicicletta senza dover poi stare sul divano tutto il pomeriggio per recuperare. Anzi, sono andato a fare la spesa con la moglie, cosa di cui lei mi è stata grata.

E qualcosa che con una bici muscolare non avrebbe forse, potuto fare.
Esatto. Quello che voglio sottolineare è che l’esperienza che ho vissuto io in questo mese è un’esperienza di ciclismo bello, simpatico, più easy di quello muscolare. Poi la bici a pedalata assistita aggrega: consente al padre di andare in bici con il figlio, a chi è più allenato di andare con chi è meno allenato. Quello che mi dispiace è vedere proporre una contrapposizione tra bici muscolare e bici a pedalata assistita. Non c’è contrapposizione, sono due modi diversi di vivere la bici, di pedalare. Dirò di più: Uno potrebbe averle tutte e due. Anzi, è questo l’obiettivo. Chiaro che se uno ha un super fisico ed è super allenato, è inutile che abbia una bici elettrica, ma altrimenti la bici elettrica è un paradiso, un toccasana. Se uno lavora molto, la bici a pedalata assistita gli consente di pedalare anche con chi è super allenato. Ecco perché è un modo bello di interpretare il ciclismo. È una bici che aggrega ed è molto propositiva.

All’inizio un po’ di stupore è comprensibile.
Certo. Mi ricordo che case automobilistiche molto importanti, quando hanno presentato il loro primo SUV, sembrava che avessero bestemmiato in chiesa. E oggi producono quasi più SUV che altro.

Il più bel complimento che le hanno fatto per la nuova bici?
Quando alla gran fondo De Rosa abbiamo alzato il velo dalla bici, tanti non hanno neanche capito che fosse una bici a pedalata assistita. È questo il complimento più bello: è una bici con il dna De Rosa, una bici che rispetta la continuità di immagine del prodotto De Rosa.

Cosa rappresenta Giro E per voi?
Giro E è un’anteprima per la nostra bici, che sarà sul mercato a giugno. Per quanto riguarda il team, ne creeremo tre: nella prima settimana una squadra mista uomini e donne, nella seconda vorrei ingaggiare i migliori over sessantenni, nella terza offrire un po’ di sorpresa, con ospiti sorprendenti che possano dare un po’ di colore al team. Ma quella che mi eccita più di tutti è la squadra della settimana over: vorrei mandare il messaggio che non c’è più un limite di età per poter pedalare, vorrei dimostrare che oggi la bici va oltre la carta di identità.

Cosa si aspetta da Giro E?
Da Giro E mi aspetto simpatia, perché quando pedalo con la mia bici a pedalata assistita torno a casa soddisfatto ma non stanchissimo; se questo coinvolge tutti i dieci team che partecipano, significa trovare 60 persone che pedaleranno in modo cordiale, gentile e divertente. Poi mi aspetto un bel messaggio di eco sostenibilità. E infine mi aspetto di poter conoscere il nostro territorio pedalando senza agonismo: con la pedalata assistita, facendo meno fatica, puoi goderti maggiormente il territorio e il panorama.

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