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Giro-E incontra Alessandra Schepisi

Giro-E incontra Alessandra Schepisi, conduttrice del più bel programma radiofonico dedicato alla bicicletta: A ruota libera. Va in onda su Radio24 e parla della bici nei suoi tanti aspetti: come alternativa alla routine di traffico e smog, come viaggio, impresa, tendenza. È appena uscito un suo libro, 24 storie di bici, scritto assieme a Pierpaolo Romio ed edito Il Sole 24 Ore.

Perché la bici?

“Raccontiamo la bici a 360 gradi, perché il mondo della bici è molto variegato. Va dallo sport alla mobilità urbana, dal cicloturismo all’innovazione, alla creatività, alla tecnologia. Ci sono tantissime storie che nascono intorno alla bici, me ne sono accorta in questi tre anni di A ruota libera. La bici è una grande fonte di ispirazione e il suo mondo è ricchissimo”.

Non è strano che un mezzo di trasporto così antico riesca a essere così attuale?

“La bici ha più di 200 anni, è rimasta sostanzialmente simile a se stessa ed è un mezzo che, un po’ come la radio, si pensava potesse scomparire e invece è ancora attuale e anzi sembra essere una scommessa vincente per il futuro, perché è qualcosa che può salvare le nostre città dal traffico e dall’inquinamento. L’hanno capito molti paesi, nel nord Europa principalmente, dove anche la logistica all’interno dei grandi centri urbani ormai avviene con le cargo bike, alcune delle quali sono così grosse ed efficienti che riescono quasi a sostituire i furgoni. A Eurobike 2021 è stata premiata una start-up italiana che ha presentato un progetto geniale a partire dal nome, One Less Van, di una cargo bike a quattro ruote che può trasportare merci fino a 250 chilogrammi. In Italia arriviamo però un po’ in ritardo rispetto al resto d’Europa”.

Oggi l’energia elettrica sembra la via per salvare il pianeta, almeno per quanto riguarda la mobilità. Sei d’accordo?

“La bici elettrica è stata una rivoluzione da tanti punti di vista. A partire dal cicloturismo, perché l’e-bike permette a tutti di fare esperienze prima accessibili a pochi. È importantissima anche in città, dove non ci sono più alibi come quello dei Sette Colli a Roma: l’e-bike la può usare chiunque, anche se è poco allenato. Nel ciclismo il futuro è elettrico. Tornando a Eurobike, l’elettrico faceva assolutamente la parte del leone”.

Come portare più persone a pedalare?

“Basterebbe fare conoscere un po’ di dati, fare una comunicazione migliore. Non tutti sanno che la media degli spostamenti in città è entro il raggio dei 5 chilometri: la bici è il mezzo più efficiente, su questa distanza, sia per quanto riguarda la rapidità, quindi il risparmio di tempo, sia per l’economicità d’uso, oltre al fatto che pedalare fa bene alla salute e all’ambiente. Uno studio spagnolo ha dimostrato che il lavoratore che usa la bici per i suoi spostamenti quotidiani casa-lavoro si assenta dal lavoro per malattia in media 5 giorni in meno l’anno. Servirebbero incentivi da parte delle aziende per il bike-to-work”.

Ostacoli?

“La percezione di una scarsa sicurezza sulle strade. Non basta costruire ciclabili, bisogna ripensare le città. Ci sono alcune misure a costo zero, come la moderazione del traffico o la pedonalizzazione di alcune aree che aiuterebbero molto. Bisogna cambiare il paradigma culturale, in Italia, ma si può fare, se pensiamo che Amsterdam negli anni 70 era una città trafficatissima e invasa dalle auto. Ma oltre a fare leva sulla coscienza ambientalista, bisogna fare leva sui dati: usare la bici in città conviene. E soprattutto, come ho detto bisogna ripensare le città: a Copenhagen ci sono zone della città attraversabili solo alle biciclette, per cui le auto, per arrivare in un luogo, devono fare un giro lunghissimo; ecco che magari se tu odi la bici, alla fine la prendi lo stesso, perché ti conviene. L’assessore alla mobilità di Valencia è un italiano: l’ho intervistato e mi ha spiegato che loro hanno rivoluzionato la mobilità della città non attraverso le ciclabili ma diminuendo il numero delle auto in circolazione, perché è questo che cambia il volto delle città”.

Nel tuo libro che storie racconti?

“Di tutti i tipi. Abbiamo scelto le interviste più significative tra quelle andate in onda in trasmissione, con l’obiettivo di dare un senso al racconto di un mondo così variegato come quello della bicicletta. Quindi parliamo dei cicloviaggiatori estremi come dell’e-bike, del telaista Pegoretti come della cargo bike, del prodotto bici e del suo utilizzo. Ci siamo anche inventati un personaggio immaginario, un meccanico mantovano di bici, che introduce e lega le storie tra loro”.

Che bici è quella in copertina?

“Una buddy bike, un tandem frontemarcia che si può usare solo in due: mentre nel tandem convenzionale, in cui i ciclisti sono una dietro l’altro, si può pedalare anche da soli, in questo, in cui i ciclisti sono affiancati, non si può usare da soli, bisogna essere in due, altrimenti manca l’equilibrio. Ci piaceva il messaggio. L’abbiamo fatta costruire apposta. Stiamo pensando di elettrificarla”.

Così poi potreste venire al Giro-E.

“Infatti”.