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E-bike, Europa caput mundi

Dopo avere raccontato i numeri del fenomeno e-bike in Italia in questo articolo, ecco un approfondimento sulla situazione internazionale e più precisamente europea. Perché l’Europa, per la e-bike, è oggi il centro del mondo, oltre che essere la sede naturale del primo evento a tappe al mondo dedicato alle bici a pedalata assistita, il Giro-E, ambasciatore del mondo elettrico a due ruote.
Era dagli anni Novanta, dal boom della mountain bike, che non si vedeva un tale fermento nel mercato bici. Nel 2019 si sono vendute in Europa 3,5 milioni di e-bike: 500 mila in più dell’anno precedente. Nel 2009 erano 500 mila.
Una crescita vertiginosa del comparto elettrico, di cui la Germania rimane il più grosso mercato in Europa, con 1,36 milioni di pezzi venduti nel 2019 (+39 per cento sul 2018), per una quota di mercato interno pari a un clamoroso 31,5 per cento e una fetta a livello continentale del 40 per cento. L’Olanda, che pure ha un numero di abitanti inferiore, segue con quasi mezzo milione di pezzi venduti (424 mila, per la precisione). Poi Francia (388 mila), Belgio (251 mila) e Italia (195 mila).
In alcuni Paesi, le vendite di bici elettriche hanno pareggiato quelle delle bici tradizionali. Il Belgio è il primo Paese in Europa che ha sostituito le bici tradizionali con le e-bike: nel 2019 si sono vendute 238 mila e-bike contro 232 mila bici muscolari. Un successo tale che l’anno scorso il fatturato europeo dell’industria bici, e-bike e parti di ricambio è stato di circa 14 miliardi di euro, mentre gli investimenti in ricerca e nuove fabbriche hanno raggiunto la cifra di 1 miliardo di euro.
Nel 2017, un rapporto dell’European Cyclists’ Federation (ECF) stimava 50 milioni di e-bike vendute tra il 2018 e il 2030. Alla luce dell’andamento del mercato, questa cifra è stata ritoccata dalla stessa ECF: saranno 150 milioni le bici elettriche vendute nei prossimi 10 anni, con un picco di 30 milioni di pezzi venduti nel 2030.
“I dati 2019 ci dicono che in Europa si sono vendute circa 285 mila auto elettriche, più di 10 volte meno rispetto alle e-bike. In altri termini, l’e-bike è diventata il veicolo elettrico più venduto in Europa”, spiega Manuel Marsilio, direttore generale di CONEBI (Confederazione dell’Industria Europea della Bici). “L’assistenza permette di coprire distanze maggiori rispetto alla bici tradizionale”, continua Marsilio, “diventando a tutti gli effetti un modo assolutamente Green per andare al lavoro o per passare il fine settimana nella natura. Non dimentichiamoci poi delle e-cargo bike, utilizzate sempre di più dalle aziende di spedizioni per le consegne all’interno dei perimetri urbani”.
La previsione CONEBI per i prossimi cinque anni è più moderata rispetto a quella di ECF, ma comunque ritiene possibile uno scenario di 7 milioni di e-bike vendute in Europa nel 2025. “Ma si dovranno realizzare tre macro-condizioni”, ammonisce Marilio: lo sviluppo di piste ciclabili adeguate al numero crescente di ciclisti, una normativa Europea che continui a riconoscere l’e-bike come una bici e non come un ciclomotore, Sistemi di Trasporto Intelligente che permettano una maggiore sicurezza stradale attraverso il riconoscimento dei ciclisti da parte delle auto-bus-camion con sistemi di comunicazione tra veicoli che favoriscano avvisi di vicinanza e frenate in situazioni critiche. È quello che noi chiamiamo ‘Safer Cycling’ e su cui stiamo attualmente lavorando con il mondo dell’automotive e la Commissione Europea. L’e-bike sarà insomma sempre più Smart”.
In Europa, il comparto bici fornisce, direttamente e indirettamente, oltre 120.000 posti di lavoro in 23 dei 27 Paesi dell’UE, attraverso 900 aziende, la maggior parte delle quali piccole e medie imprese. Non è un dettaglio. (ldc)

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