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Bianchi Aria e-road: bici totale

By 26/09/2020 Ottobre 9th, 2020 No Comments

Sfatiamo un luogo comune: con le e-bike si fa meno fatica. Non è vero. Cioè, dipende. Se parli di e-road, di bici da corsa, il motore a batteria è un acceleratore, una pillola afrodisiaca, un jolly. Ti consente quello che non ti puoi permettere ma che vorresti. Ti conduce a un livello di piacere al quale non potresti accedere. Perché hai lavorato troppo e non hai pedalato abbastanza, perché non hai più voglia di corteggiare quel nobile aspetto del ciclismo che si chiama sacrificio, perché ti sei dedicato troppo alla tavola e ai suoi piaceri e sei aumentato di peso, acquisendo chili che sono pietre, in salita. Per tutto questo la bici non è più quel generatore di sensazioni che è stata, per te, quando eri allenato e pesavi il giusto, e le gambe mulinavano, le gambe erano forti e in salita la bici andava su da sola. Sensazioni… che sono tutto, nella vita come nel ciclismo.

Allora mettiamoci in garage una e-road come si deve. Per esempio la Bianchi Aria, la bici ufficiale del Giro-E 2020. Per prima cosa, inevitabile, la metti di fianco alla tua. Anzi, di fronte, testa a testa. Equivalenze poche, a parte che hanno due ruote, un telaio, una forcella eccetera. La Bianchi è un’astronave. La mia, non solo bella ma amata, non regge il confronto. La Bianchi ha freni a dischi, telaio e forcella full carbon, linea aerodinamica, rapporti da cinemascope: guarnitura semi compact, 52-36, pacco pignoni 11-32. In questo è la mia ragazza a essere superdotata: 53-39 davanti, 11-28, roba da professionisti, che però, per quanto sopra detto, non riesco più a permettermi. Anche la bilancia è a suo favore 8.2 chili contro 12, e la mia è una taglia 59, mentre la Bianchi è una 57. Cerco di dimenticarmi che questa bici l’ho fatta io, pezzo per pezzo, voglio essere obiettivo. Dunque devo ammettere che la Bianchi è una favola. E lo è anche senza considerare la cosa più importante, il suo atout, il suo segreto: il cuore elettrico. Che è, va detto, celato al meglio: a una prima occhiata, da qualche metro, non si vede che è una bici a pedalata assistita. Il motore nel mozzo della ruota posteriore, a differenza di quelli posizionati nella zona del movimento centrale, è quasi invisibile, nella vista laterale. Il motore è un Mahle Ebikemotion X35 Plus da 250 W: a piena potenza, è quanto può aggiungere ai watt prodotti dalle mie gambe. Unlimited cycling, è stato definito: spostare i limiti del tuo ciclismo. Addirittura abbatterli?

Per la prova accetto l’invito di due amici super allenati, con i quali, oggi, non potrei mai pedalare assieme. Vanno troppo forte. Così mi perdo, però, una delle cose più belle del ciclismo: la condivisione dell’esperienza. Il piacere dei commenti durante la pedalata, del caffè o della Coca a fine salita. L’amicizia, insomma. Vediamo se una bici a pedalata assistita risolve il problema.

Partiamo tranquilli, come si conviene. Zero assistenza. Non sento il peso maggiore della Bianchi. Siamo in Oltrepò, subito la prima collina. Scaldiamo le gambe. Loro, agili, salgono sui pedali, io accendo il motore, primo step. Alleggerisce lo sforzo, bene. Ho deciso che voglio fare tutti il giro stando sotto i 150 battiti. È casa mia e li porterò su salite toste, da 170 battiti. Vedremo cosa succede. Un po’ di mangia bevi, in discesa e in pianura il motore, anche se inserito, non lavora: a 25 chilometri orari smette di funzionare. Prima salita vera. A seconda della pendenza, che in certi strappi raggiunge il 10 per cento, con il primo livello sto al loro passo, con il secondo vado via. Il secondo lo uso, unque, solo nei punti più duri. Sto sempre sotto i 150 battiti. Bene. Mi regolo io: lavoro quanto voglio, a tratti spegnendo anche il motore, tengo il cuore a bada e salgo con loro.

Facciamo una sosta dopo 15 chilometri e 400 metri di dislivello positivo: il segnale del livello di carica della batteria, da 250 WH, passa da bianco a verde, comunicandomi che ne ho consumata un terzo. Effettivamente Bianchi indica un’autonomia di 1200 metri di dislivello. Però questa cosa è preoccupante: e se la batteria mi molla sul muro?

Ripartiamo. Discesa ripida, poi una salita lunga che ti cuoce. Scelgo il secondo livello. Loro faticano a starmi dietro. Uno dei miei due amici dice: Allenamento dietro motore, perfetto. Scherza ma non troppo. È bello per loro e per me: io sto andando oltre il mio limite attuale, loro stanno spingendo più di quanto, quel giorno, avrebbero fatto. 150 battiti, perfetto. Loro ansimano. Loro sono al limite, io pure. E belli cotti arriviamo allo strappone, la strada si impenna per cinque chilometri la pendenza è sempre a doppia cifra, con punti del 13-14. Questa salita è stata il mio scoglio: mi ha respinto più volte, poi, con l’allenamento, al peso giusto, sono riuscito a farla, ed è stato molto bello. Oggi non potrei mai salirla, mai. Li mando avanti, non voglio fare lo sbruffone. Livello di assistenza massimo, ovviamente. Riesco a tenere il cuore sotto controllo, un po’ sopra i 150 battiti. Magnifico: questa salita mi strappa il cuore, di solito. Uno dei due, molto leggero, va davanti, e io gli sto dietro, senza strafare. Ma questo non è fare meno fatica: è fare qualcosa che va oltre le mie possibilità del momento. Ed è questo il punto.

A metà salita, la luce che indica la batteria diventa rossa: ahia. Se mi molla devo girare la bici. Rallento, anche se il motore rende al meglio superati i 15 chilometri orari, al di sotto richiede maggiore sforzo al ciclista. Arriviamo in cima, 29 chilometri percorsi, 800 metri di dislivello. Sto bene, ci fermiamo al bar poco avanti, beviamo una Coca e scherziamo. Bello.

Ora è tutta discesa. Più pesante, volo. Sempre 150 battiti. Poi la strada spiana, e per tornare al punto di partenza abbiamo una bella manciata di chilometri in pianura. Chiedo il cambio. Moraz dice: Siamo a 42! Non me ne ero reso conto. Guardo il cardiofrequenzimetro: 166. Zona rossa, altro che la batteria. I miei amici mi sfilano via, io rallento. Penso: le bici a pedalata assistita hanno un limite: che devono smettere di funzionare, per legge, a 25 chilometri all’ora. Sarebbe utile, per un utilizzo così sportivo, extra urbano, averle no limit.

Finisco bello masticato: tre ore e una manciata di minuti, 54 chilometri, 940 metri di dislivello positivo. Ho fatto meno fatica? No, ho fatto un bel po’ di fatica. Ma ho fatto qualcosa che non avrei potuto fare, senza una bici come la Bianchi Aria e-road. La quale, dopo avere scaricato la app che dialoga con il motore, ha ancora il 19% di batteria. Non male.

https://www.bianchi.com/it/bikes/e-bike-it/e-road-e-bike-it/

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