TAPPA 5 2019

Tappa 5 | 16 Maggio 2019 | 103 km

Campobasso >
S. Giovanni Rotondo

Campobasso

Il Giro E è un’ottima occasione per fare una sosta nel capoluogo molisano. Tappa d’obbligo soprattutto dopo l’articolo apparso qualche tempo fa su The Journal – By Intrepid Travel, che l’ha inserita tra le sei città italiane da visitare. Una bella vetrina per Campobasso che è un po’ fuori dal circuito dei tour operator, ma che pian piano si sta riscattando con un turismo slow, di nicchia.

Cucina

Il consiglio è quello di fermarsi in una pasticceria e gustare uno dei dolci tipici, semplici e genuini o fermarsi in una trattoria per assaggiare uno dei piatti della tradizione contadina: per esempio ‘pizza e minestra’ ossia verdure di campo che si mangiano insieme ad una schiacciata di farina di granturco: dieta mediterranea rispettata e nessun senso di colpa per le calorie. L’accoglienza dei campobassani farà da cornice al breve tour insieme all’aria pura che ancora riusciamo ad avere. Un giro dunque nella vecchia città giardino che non dimentica il suo passato ma che ha tanta voglia di respirare il futuro.

Luoghi di interesse

Storia e tradizioni sono racchiusi nel borgo antico avvitato sulla Collina che culmina con il castello Monforte, simbolo della città, da dove si possono ammirare le montagne che circondano la regione. Dall’antica fortezza si scende verso la chiesa di San Giorgio, patrono di Campobasso, che risale all’XI secolo. Poco più giù si trova la torre in cui si racconta sia stata rinchiusa Delicata Civerra, costretta dal padre a rinunciare al suo amore,  Fonzo, esponente di un’opposta fazione. Versione molisana di Romeo e Giulietta. A pochi passi da lì sorge la chiesa di San Bartolomeo che risale al 1200, piccola ma piena di fascino. Scendendo le gradinate ci si ritrova davanti al Museo Sannitico, vale la pena entrare. Ad attendere i turisti i resti del valoroso popolo che ci portano alla scoperta di una storia millenaria. Il percorso lungo i vicoli del borgo vecchio si conclude con San Leonardo, chiesa del XIV secolo che è ancora oggi il fulcro della comunità che vive nella parte più antica del capoluogo insieme a Santa Maria della Croce, dove sono custodite le statue dell’Addolorata e di Gesù morto portate a spalla nella processione del Venerdì Santo, famosa per il suo coro che conta più di 700 cantori. Usciti dal centro murattiano si passa davanti alla Cattedrale, alle sue spalle l’antico mercato cittadino, Piazzetta Palombo, oggi recuperato e affidato agli artigiani che lì hanno aperto le loro piccole botteghe. Per gli appassionati di architettura interessante il mercato coperto in via Monforte, opera del Mandolesi che ha disegnato anche il quartiere Cep, nella parte a Nord. C’è poi piazza Vittorio Emanuele sulla quale affaccia Palazzo San Giorgio, sede del Comune. Poco distante villa Musenga, da tutti conosciuta come villa dei Cannoni, che accoglie rare specie arboree. Ma se ci si vuole tuffare nel polmone verde della città occorre arrivare a Villa de Capoa, tra secolari sequoie e incantevoli siepi, dove è possibile sostare per mangiare un panino con gli ottimi salumi prodotti dalle famiglie locali e che tanti turisti acquistano come souvenir, come fossero piccoli monumenti… da portare a tavola. Di necessità virtù. All’ora di pranzo, quando il traffico è quasi inesistente, diventa ancor più facile raggiungere i palazzi di San Giovanni dei Gelsi, quartier generale della street art. Talenti di fama internazionale hanno ‘affrescato’ le facciate dei palazzi trasformandole in opere d’arte. E a proposito di arte, irrinunciabile una visita al Museo dei Misteri in via Trento, la casa delle opere più famose del Di Zinno, geniale inventore delle macchine volanti sulle quali salgono angeli e demoni, santi e madonne per rappresentare le virtù e le debolezze umane. Quadri viventi, in odore di promozione a patrimonio dell’Unesco, che sfilano ogni Corpus Domini lungo le strade della città. Sono i Misteri il fulcro della cultura del capoluogo.  Ingegni che bisognerebbe vedere almeno una volta nella vita.

S. Giovanni Rotondo

San Giovanni Rotondo giace alle pendici del Monte Calvo, la vetta più alta del promontorio, in una valle al centro del Gargano a 600 m di altitudine, a 20 km da Monte Sant’Angelo e a 30 da Foggia.<br />
Il piccolo borgo nel cuore del Parco Nazionale del Gargano è un importante polo del turismo religioso internazionale, grazie alla figura di Padre Pio da Pietrelcina, che qui visse e operò. Il fulcro della devozione è la cripta del Convento di Santa Maria delle Grazie, dove sono conservate le sue spoglie, meta di costanti pellegrinaggi, oggi racchiusa nel nuovo complesso progettato da Renzo Piano.