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2020, l’anno della bici elettrica

Ci ricorderemo il 2020 come l’anno della pandemia causata dal Covid-19. Ma anche come l’anno del ritorno degli italiani alla bicicletta.
Da un lato, l’esigenza di una mobilità sostenibile e individuale, necessità soddisfatte pienamente dalla bici; dall’altro, gli incentivi statali, che consentono di acquistare una bici con un forte sconto: ecco i motivi che hanno scatenato una vera e propria corsa agli acquisti di due ruote in negozio e online. Con un’attenzione particolare per l’e-bike, campione d’incassi e di immagine, che sta vivendo un periodo magico e che trova nel Giro-E il proprio ambasciatore.
Nel primo mese dopo il lockdown, grazie agli incentivi statali, si sono registrate 540 mila vendite, 200 mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (5 maggio-5 giugno, fonte: ANCMA). Di esse, 72-75mila sono state di e-bike, per un incremento del 15 per cento sullo stesso intervallo del 2019.
Il grafico delle vendite delle bici tradizionali in Italia ha un andamento opposto rispetto a quello delle e-bike: in discesa il primo, in salita il secondo. Nel 2019, le vendite di e-bike in Italia si sono attestate a 195 mila pezzi, il 12 per cento delle vendite globali bici, con una crescita a doppia cifra su base annua. Nel 2014 erano il 3 per cento: 50 mila pezzi. Ma una bici a pedalata assistita costa mediamente quattro o cinque volte di più di una tradizionale (400 euro di media contro 1.500 di una e-bike) e questo aumenta il valore di un mercato che, solo per quanto riguarda il comparto produttivo bici, in quattro anni (2015-2018) è passato da 500 a 700 milioni di euro.
L’Italia è la prima nazione produttrice di bici in Europa: nel 2018 sono state 2.445.000, un dato in linea con la produzione di dieci anni fa. Ma per quanto riguarda le le-bike, sempre nel 2018 ne sono state fabbricate 102 mila (+290 per cento), di cui 89 mila (+370 per cento) destinate all’export. Quest’ultimo è aiutato da un dazio antidumping europeo quinquennale (in media del 66 per cento) sui prodotti cinesi.
Se l’Italia è il paese europeo con il maggior numero pro capite di bici da corsa, ancora le manca una cultura della bicicletta come mezzo di spostamento. Mancano le ciclabili nelle città, una forma mentis, anche da parte degli automobilisti, che consenta di renderla un’alternativa realmente quotidiana, incentivi economici all’acquisto e all’utilizzo: tutto ciò che, applicato, ha consentito alla Gran Bretagna di guadagnare 500 mila ciclisti in dieci anni.
Il cosiddetto “bonus bici” potrà fare molto, anche se non basterà. Con una dotazione iniziale di 120 milioni di euro, poi saliti a 190 milioni, ipotizzando un utilizzo medio del bonus fino a 500 euro, dovrebbe consentire circa 600.000 acquisti. Si tratta di una misura prevista dal decreto legge Rilancio, cui possono accedere i maggiorenni residenti nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti, nei Comuni delle Città metropolitane, nei capoluoghi di Regione e di Provincia anche al di sotto dei 50.000 abitanti. Il buono copre fino al 60 per cento della spesa ma non è superiore a 500 euro. I veicoli acquistati possono essere nuovi o usati, ma in ogni caso serve una fattura. Da metà luglio attivo il portale per la richiesta dei rimborsi, sul quale si potrà generare un buono spesa digitale che varrà come sconto. Le misure saranno valide fino al 31 dicembre 2020. Per il 2021 è previsto un buono mobilità rottamando un’auto o un motociclo inquinanti.
Ma questi incentivi devono essere solo l’inizio di una serie di investimenti in grado di regalare alla bicicletta un ruolo importante nella mobilità urbana e nel turismo. Secondo una ricerca patrocinata da Shimano, le quattro ragioni per cui scegliere una e-bike per la mobilità urbana e il commuting casa-lavoro sono tenersi in forma (34 per cento), proteggere l’ambiente (30 per cento), risparmiare denaro (30 per cento), guidare una bici più facile (22 per cento). Si potrebbe partire da qui. (ldc)

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